Nécessaire addio

Nécessaire. Immagine di Bruna Biamino.

Partire significa abbandonare le proprie abitudini, rinunciare ai comfort, alle dolcezze del superfluo. Esperienza sicuramente creativa, ma dannatamente faticosa. Come rimediare a tale iattura?

La risposta si chiama nécessaire da viaggio: in pratica una cassettina con dentro tutto ciò che serve, per ogni esigenza, ingegnosamente sistemato e a portata di mano. Soluzione semplice, efficace ed elegante. Certo migliore che riempire a casaccio una valigia, col rischio di non trovare mai nulla. Rassegnamoci: oggi, nell’era del trasporto aereo, il nécessaire è caduto definitivamente in disuso. Praticamente scomparso, con poche speranze di resuscitare. Ma nei secoli scorsi era complemento indispensabile al bagaglio di ogni buon viaggiatore: un feticcio di cui non si poteva fare assolutamente a meno.

Nel Settecento e nell’Ottocento ne furono prodotti di ogni tipo: da toeletta, da cucito, da scrittura, da disegno, per usi militari o scientifici, per cucinare o per fumare, senza contare quelli destinati a contenere utensili adatti ai più svariati usi professionali. I più belli arrivavano a contenere fino a un centinaio di oggetti, di solito confezionati in argento, cristallo, madreperla, tartaruga, avorio e altri materiali pregiati: piccoli capolavori d’arte, che sottolineavano con chiarezza il rango del proprietario. Rispondendo nel contempo a qualunque suo bisogno.

Il nécessaire di Paolina Bonaparte, tanto per fare un esempio, annoverava quarantasei pezzi per servire cibo e bevande, quaranta dedicati all’igiene personale e una decina per scrivere e cucire. Un set che definire multifunzionale sarebbe riduttivo.

Anche Napoleone, tanto per restare in famiglia, condivideva la stessa passione della sorella: sembra che di nécessaire ne avesse addirittura una quindicina, fedeli compagni delle sue scorribande militari in Europa e Russia. Almeno due di questi preziosi cofanetti, con tutto l’occorrente per radersi e fare colazione, lo seguirono persino nell’esilio a Sant’Elena.

Certo, corredi di questo tipo non erano comuni e per lo più riservati ai membri delle famiglie reali e dell’aristocrazia. Gli altri, i comuni mortali, si accontentavano di molto meno. Valigette in cuoio invece di scatole in mogano e palissandro del Brasile, vetro al posto del cristallo e metallo lucidato in luogo di oro e argento. In compenso il viaggiatore poteva contare sulla varietà offerta da un mercato in progressiva espansione: schiere di artigiani, soprattutto francesi e inglesi, producevano nécessaire per ogni occorrenza. Anche la più stramba e inimmaginabile.

Come i kit anti-vampiro del dottor Bloomberg, prodotti a Londra nel tardo XIX secolo. Al suo interno, recitano le istruzioni per l’uso, tutto ciò che ci voleva per “la protezione di coloro che si recano in certe zone poco conosciute dell’Europa Orientale, afflitte da quelle particolari manifestazioni malefiche conosciute come Vampiri”. Ovvero: una balestra con frecce dalla punta in argento, un paletto in legno, una croce e vari flaconi pieni di sostanze taumaturgiche, quali acqua santa, aglio, polvere di zolfo e via andare. E se Dracula riusciva ugualmente a mettervi le unghie addosso? Nessun problema: la dotazione comprendeva anche l’occorrente per l’eventuale amputazione della parte infetta. E poi via verso nuove mete, spensierati come sempre.

Nécessaire da toilette da viaggio. Courtesy Bruna Biamino/Fondazione Torino Musei.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[box] Articolo di Paolo Novaresio, pubblicato su Panorama Travel, luglio 2011[/box]