Cannibali

Immagine stereotipata di cannibale del Congo
Guerriero Niam-Niam - Luomoconlavaligia.it
Guerriero Niam-Niam, incisione tratta da uno schizzo di Carlo Piaggia.

Il problema del mangiare carne umana ha sempre affascinato morbosamente sia gli europei che gli arabi; anche i personaggi dotati normalmente di spirito critico e notevole preparazione scientifica di fronte al problema dell’antropofagia tendono alle descrizioni sensazionali, indulgono alla congettura e all’esagerazione.

Basti pensare al caso dei cosiddetti Niam-Niam (termine di origine incerta, che riproduce in modo onomatopeico il rumore della masticazione), uno dei soprannomi che gli arabi e i nubiani del nord davano agli Azande del Congo nord-orientaleconsiderati antropofagi.
Tutti i viaggiatori europei che raggiunsero quei popoli erano convinti a priori della loro antropofagia.
Ma gli Azande erano realmente cannibali? E tale comportamento era la norma o una devianza che trovava sfogo in situazioni particolari?

L’italiano Carlo Piaggia, che visitò il territorio del Niam-Niam alla metà dell’Ottocento, non portò alcuna prova convincente del fenomeno.
Quando l’esploratore percorreva le regioni del Bahr al Ghazal, a nord del fiume Welle (o Uelle) gli Azande avevano da poco terminato la grande migrazione dal bacino dello Shinko (nell’odierna Repubblica Centrafricana) al territorio dove ancora attualmente risiedono.

Immagine stereotipata di cannibale del Congo
Immagine stereotipata di un cannibale del Congo con in mano un osso presumibilmente umano, mentre sul fuoco arrostiscono brandelli di carne.

Nel 1860 i loro regni erano in fiore e il clan degli Avongara dominava un vasto territorio, assorbendo o sottomettendo le popolazioni indigene.
Gli Azande rappresentavano quindi un complesso amalgama etnico e sociale.
La diversità di tradizioni fra i vari popoli era molto viva e ciò spiega le contraddizioni che si rilevano nei rapporti dei vari viaggiatori.
Nel ventennio 1860-1880 almeno una decina di viaggiatori europei visitarono gli Azande e tutti diedero notizia del loro cannibalismo, anche se nessuno potè fornire dati precisi.

Piaggia, che fu ospite di un re locale azande per circa un anno e mezzo, segnalò solo due casi di presunta antropofagia: anzi, una volta egli sospettò addirittura che il suo ospite gli avesse fatto mangiare carne umana a sua insaputa.
Ma se l’usanza fosse stata comune, c’è da pensare che in un così lungo periodo, Piaggia avrebbe osservato un numero ben maggiore di episodi.
Inoltre l’esploratore conosceva la lingua azande in modo imperfetto, cosa che poteva generare facili equivoci.
Non bisogna poi dimenticare che percorrere regioni abitate da cannibali aumentava il prestigio e l’eroismo del viaggiatore e che tutti si sentivano in dovere di confermare la credenza, una volta tornati alla base.
Senza contare l’identità tra cannibalismo e barbarie, che garantiva senza remore morali agli uomini civilizzati il diritto di soggiogare quei popoli.

Alla luce di più recenti indagini si può affermare che l’antropofagia (ammesso che realmente esistesse) non era certamente la regola per gli Azande, ma veniva praticata solo nei confronti di nemici in caso di guerra, per fame o in determinate occasioni rituali. Forse, e non da tutti, bensì da pochi individui che appartenevano a determinati gruppi sociali e religiosi. È curioso osservare che gli Azande (e non solo loro) consideravano a loro volta gli europei come cannibali.

Paolo Novaresio