Eppur bisogna andare

“Eppur bisogna andare”. L’album del cantautore Alessandro Sipolo è tutto focalizzato sul tema del viaggio: non un disco “on the road”, ma una riflessione sull’identità e sulla sopravvivenza in tempo di crisi economica e culturale. L’andare del disco è più che altro un “proseguire”, un “tirare avanti”, che nei dodici brani viene declinato nei più diversi significati: dalla fuga alla resistenza, dalla migrazione alla scoperta, passando attraverso celebri riferimenti letterari, come Camus, Nietzsche e Kerouac.

Dietro un genere musicale vario e ibrido, impiantato su una base folk, si innestano le influenze più disparate: country, latin, ska. Il brano “Time for leaving” parla ai tanti giovani italiani ed europei, per i quali sembra arrivato il momento di partire. “Abituati ad essere, nei propri paesi, spettatori di sbarchi e arrivi dalle periferie del mondo, oggi questi ragazzi traditi dalla crisi devono rispolverare le valigie che furono dei loro bisnonni per cercare fortuna altrove”.

​​“Malatesta” parla di Errico Malatesta (1853-1932), uno dei più grandi rivoluzionari (e viaggiatori) della storia contemporanea italiana. “Padre dell’anarco-comunismo italiano, il suo pensiero tentava ostinatamente di conciliare il rispetto per l’unicità della persona, tipicamente anarchico, con la visione collettivista e anti-individualista propria della tradizione socialista”. Malatesta spese la sua vita spargendo per mezzo mondo i semi della rivolta e morì agli arresti domiciliari, prigioniero della dittatura fascista. La sua tomba fu piantonata per mesi, per far sì che nessuno potesse rendergli omaggio.

“Kamikaze” è un viaggio interiore verso una morte violenta e distruttrice. Scritta nel 2003, ispirata dalle guerre di Afghanistan e Iraq, la canzone parla di una scelta allo stesso tempo disperata e “logica”, figlia dell’impotenza di fronte al dolore della propria gente. “Il brano contesta la retorica occidentale che descrive il kamikaze come un essere disumano e irrazionale, presentando la sua decisione come sofferto gesto di protesta contro una guerra impari, subita senza possibilità di replica”.

​Segue “Domingo”, una rumba gitana in omaggio alle genti rom, sinte, manouches e calos, che parla del viaggio come fuga dalla routine della vita lavorativa e di coppia. “Migranti” parla delle periferie di Arequipa, stupenda città del Perù meridionale, dove – a pochi minuti dal centro elegante e fastoso – sorgono le baraccopoli dei tanti migranti peruviani venuti dalle regioni del nord per cercare opportunità nella benestante “Ciudad Blanca” e spesso costretti a una vita di stenti.

“MagiaBordeaux” è un brano scritto a partire dal racconto del chitarrista Ghazouli e rappresenta un duplice viaggio: quello mentale, che ci spinge ad assaporare le storie altrui, immaginando i posti dove non siamo stati e le emozioni che non siamo riusciti a vivere; quello fisico, che ci porta, appena possibile, verso terre sconosciute.

​“Per strada” si ispira a “Les passantes” di Brassens e tratta delle donne incontrate e conosciute lungo il cammino, capovolgendo però il senso del brano francese e parlando delle occasioni colte anziché di quelle perdute. “Resistensa” – in dialetto – parla di un uomo semplice, non particolarmente colto né politicizzato, che imbocca la via della Resistenza armata per istintiva insofferenza verso le imposizioni del regime. “Ninna nanna a un amore” fa riferimento alle macerie e avidità che ogni storia d’amore lascia al suo termine. “Tirare avanti, attraversare senza voltarsi questo deserto interiore è un compito duro ma doveroso per dare dignità al presente”.

“Periferica” si ispira alla frase di Cesare Pavese: “Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”. Un inno al ritorno e alle “vie non ancora asfaltate” di ogni periferia. Infine, “Saturday night fever” racconta il male di vivere che emerge a volte inaspettato quanto travolgente. “Routine, imposizioni sociali e vecchie ferite sembrano spesso prendere il sopravvento. Eppure, eppur bisogna andare”.

Per maggiori informazioni: http://www.alessandrosipolo.com/

 

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