Essere e apparire

Maschera kwele (Gabon)
Maschera kwele (Gabon)

Tra i moltissimi libri e studi esistenti sull’arte africana, uno è diverso da tutti gli altri.
Si tratta di Dances d’Afrique, pubblicato nel 1978, con fotografie di Michel Huet e testi di Jean Laude e Jean-Louis Padrat.
In quest’opera, forse per la prima volta, gli autori si interrogano sul significato dell’arte africana nella cultura occidentale.
La tesi fondamentale espressa nel libro si basa sul fatto che l’arte africana non può essere ridotta ad una serie di oggetti scolpiti, siano maschere o statuette, presenti nei musei o nelle collezioni private.

Maschera kwele (Gabon)
Maschera kwele (Gabon)

Ad esempio, una maschera non può essere completamente capita ed apprezzata se privata del costume di cui fa parte.
Né può essere disgiunta dal cerimoniale, dalla musica e dalla danza che ne accompagnano le esibizioni (anzi, senza la musica tali esibizioni non sarebbero semplicemente possibili).
In sostanza, all’opera d’arte africana va restituita a una dimensione più vasta, che dia spazio al contesto umano e rituale che le è proprio.

Se pur con prospettive e ambizioni diverse, una simile idea multidimensionale pervade la mostra  Essere ed apparire. Volti e sculture dell’Africa tribale, ospitata dalla galleria Allegretti Contemporanea a Torino in via San Francesco d’Assisi 14, dal 14 dicembre al 7 gennaio 2013.

Maschera kuba (RDC)
Maschera kuba (RDC)

Promotori e organizzatori dell’iniziativa sono Anna Alberghina e Bruno Albertino (www.africantribalart.it), entrambi accaniti viaggiatori e collezionisti attenti di arte africana. L’esposizione presenta una rassegna di oltre 60 sculture lignee, principalmente maschere facciali e figure umana maschili e femminili, provenienti dall’Africa occidentale e centrale.

A questa sezione, per così dire museale, si affiancano un trentina di fotografie scattate da Anna Albergina nel corso di un ventennio di viaggi, guidati da un inesausto interesse etnografico.
Ritratti soprattutto: volti e corpi di uomini e donne, trasfigurati da pitture, scarificazioni e decorazioni, che esprimono un complesso sistema di segni e simboli enigmatici.
Maschere vive, se vogliamo, o comunque trasformazioni profonde sia dell’essere che dell’apparire, che conferiscono all’individuo nuove identità, consentendogli di assumere ruoli sociali diversi dall’usuale e di agire in un mondo parallelo, in stretto contatto col soprannaturale.
Una sorta di second life all’africana, si potrebbe dire, qualificata però da straordinari valori estetici e culturali.

A coronamento di questo esercizio multidisciplinare si collocano le opere di Plinio Martelli, artista eclettico e acuto interprete di nuovi linguaggi artistici: ancora fotografie, una dozzina, che ci conducono in un universo onirico, in cui l’oggetto d’arte africana restituisce all’osservatore quella carica di mistero e sacra sensualità di cui originariamente è dotato.

Il risultato dell’operazione, ben lungi dall’essere una semplice sommatoria di itinerari culturali e artistici, è una inaspettata sinergia di idee e sensazioni.
Un percorso a mezz’aria, tra realtà concreta e immateriale: luogo dove l’arte africana è di casa.

Paolo Novaresio

 

Essere ed apparire.
Volti e sculture dell’Africa tribale

Dal 14 dicembre al 7 gennaio 2013

Galleria Allegretti Contemporanea
via San Francesco d’Assisi 14 – Torino

 

 

Per saperne di più:

www.africantribalart.it

 

 

 

 

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