Focus on Mali è un viaggio editoriale nato per raccogliere in un’unica pagina tematica e aperta all'aggiornamento continuo, il racconto di popoli e di terre grazie alla condivisione delle esperienze di chi popoli e terre li conosce veramente.
Punto di incontro geografico e culturale tra l’Africa bianca e l’Africa nera, il Mali è da sempre crocevia di popoli e traffici carovanieri. È la porta del deserto dove finiscono le aride savane saheliane e cominciano le maestose dune del Sahara, un Paese immenso dove convivono miriadi di etnie, ognuna con le proprie tradizioni, la propria lingua, i propri commerci, i propri costumi ancestrali.
Volevo partecipare al famoso Festival del Deserto a Timbuktu e ho scoperto un Paese meraviglioso, lontanissimo dai cliché che si hanno quando non si conosce direttamente la realtà. È in Mali che ho capito esattamente cosa volevo fare e dove realizzare il mio progetto di vita.
Una gazzella che corre; una jeep; bandiere di fondamentalismo islamico; mitra; proiettili che spaccano maschere rituali africane. Per capire Timbuktu bastano le sue prime scene, questo sintagma che racchiude l'essenza del film: il contrasto. Perché Timbuktu è anche la dolcezza di un padre, una chitarra suonata piano di notte, un giovane incapace di convertirsi al fondamentalismo.
Usata come moneta in vaste aree dell’Africa, la conchiglia cauri fu la base di un vero e potente sistema monetario, universalmente riconosciuto fino agli inizi del XX secolo. Terminata l’illustre e millenaria epopea africana della cypraea moneta ne iniziò un’altra altrettanto gloriosa e raffinata: l’utilizzo nella decorazione.
Il Mali è tornato a fare musica e cultura, più di prima e con sempre maggior convinzione, ispirazione e motivazione. I festival hanno riaperto le porte, i concerti risuonano in ogni dove. Nelle piazze di tutte le città principali gli amplificatori rimbombano e nei cortili riecheggiano i canti dei griot.
Calò la luce e si alzò il vento. Il cielo di Timbuktu si tinse di sbaffi rosa. Mi alzai dal tappeto e uscii dalla mia tana, una casupola ad Abarajù nel quartiere settentrionale. Andai da Saleh, rispettato membro anziano dell'oasi di Araouane e grande capo di numerose azalai. La mattina dopo lasciai Timbuktu con una carovana del sale.
In Mali, le marionette sono oggetti di divertimento e spettacolo, che si prestano a conciliare contrasti e cambiamenti della società, senza pericoli di rappresaglie divine (o politiche): conflitti tra vecchi e giovani, tra uomini e spiriti, tra modernità e tradizione.
Per i Dogon, popolo che vive nella regione della falesia di Bandiagara, la parola è un valore totalizzante della cultura. Per i loro bambini è quindi fondamentale apprendere il linguaggio parlato e imparare il maggior numero possibile di idiomi, allo scopo di scambiare non solo merci, ma anche "forze vitali".
Dal 1960 il Mali è una Repubblica, ma la memoria popolare è tuttora rivolta ai secoli splendidi in cui era un vasto e potente impero. Una storia viva, tramandata fino ai giorni nostri da canti e racconti in cui si intrecciano elementi magici e leggendari dovuti alla scarsità di documentazione scritta. E tutto questo non fa che aumentare il fascino di questo Paese.
Trovatori, menestrelli errabondi, intrattenitori pubblici. Il nome griot deriva dal francese, ma i Bamana del Mali li chiamano dieli, termine associato alla trasmissione del sangue: come il sangue, i griot pervadono il sistema sociale, tramandando la conoscenza.
Trovare destinazioni alternative a quelle proposte dai viaggi organizzati, non appare facile. A una prima occhiata i posti più belli e interessanti del Mali sono già inseriti nei programmi turistici. Non perdeteveli, ma allo stesso tempo guardatevi attorno. Il Mali è grande e riluttante a rientrare nelle formule di viaggio tutto compreso. Per chi abbia le idee chiare, l’inedito è dietro l’angolo, ovunque.
Fra i Tuareg le donne sono depositarie della scrittura, della musica e della poesia e non si coprono il volto, come invece fanno gli uomini, che non si tolgono mai il tagelmust, un velo di stoffa blu lungo sei metri. L'uso risale forse all'originaria divisione del lavoro: le donne al riparo delle tende e gli uomini a seguire le carovane.