Griot

Mali. Griot

Trovatori, menestrelli errabondi, intrattenitori pubblici: i griot non sono solo dei cantastorie, che girano di villaggio in villaggio ad animare le feste popolari con musica e racconti.
Il nome griot deriva dal francese, ma i Bamana del Mali li chiamano dieli, termine associato alla trasmissione del sangue: come il sangue, i griot pervadono il sistema sociale, tramandando la conoscenza.

Africa. Griot con la kora, strumento musicale a corde
Griot con la kora, strumento musicale a corde tipico dell’Africa occidentale

Il griot ha il potere della parola e in Africa la parola è sacra: forza vitale creatrice che attiva e ordina l’universo, gli uomini e le cose.
Le società africane ascrivono estrema importanza alla comunicazione, sia tra individui che tra comunità ed etnie diverse: i griot, autorizzati ad avere “due lingue in bocca”, sono gli agenti del dialogo.

Il griot può essere un musicista, un ambasciatore e uno storico, veicolo vivente della tradizione.
In Africa non esisteva la parola scritta e le vicende storiche, le geneaologie dei re, l’origine delle leggi, erano tramandate per via orale.
La conoscenza può essere espressa o abbellita poeticamente, ma la sostanza dei fatti non deve essere modificata.
I griot hanno anche un ruolo sociale: trasmettono i messaggi, consigliano gli indecisi e divulgano gli insegnamenti dei saggi; con i loro canti tengono vivo il coraggio dei giovani durante i riti di iniziazione e appianano le liti coniugali.

Oggi, il mutare degli scenari economici e politici, ha in parte modificato la funzione dei griot in molti paesi africani: molti di essi lavorano per la radio o la televisione, alcuni sono diventati celebri musicisti in Europa (come Mory Kanté), altri ancora sono invitati come “esperti” a tenere conferenze nelle università delle maggiori capitali del continente.
Ma nell’Africa rurale, non c’è battesimo, matrimonio o occasione sociale in cui il griot sia assente.
Senza i maestri della parola la vita perde colore.

Paolo Novaresio