Il Veneto a pedali

Immaginate cinque province unite da un progetto “green”: la più lunga ciclovia d’Italia. Gli appassionati delle due ruote potranno presto organizzare lunghi viaggi in mezzo alla natura grazie alla pista ciclopedonale Treviso-Ostiglia (www.treviso-ostiglia.com): 116 chilometri di piste, che attraversano il Po e il Sile, solcando territori e paesaggi per lunghi tratti alberati e incontaminati. Le Province di Padova, Vicenza, Verona, Treviso e Mantova si sono riunite per far fronte comune con Regione Veneto e Ferrovie dello Stato e portare a compimento il percorso ricavato sul sedime dell’omonima linea ferroviaria realizzata per fini bellici e strategici tra il 1920 e il 1940, che fu bombardata dagli alleati nel corso della Seconda Guerra mondiale e che attualmente rappresenta il tratto di ferrovia dismessa più esteso d’Italia.

Per il suo fascino naturalistico, la pista viene già paragonata dagli esperti alla famosa San Candido-Lienz, un tracciato molto conosciuto percorso da migliaia di persone tutte le estati. Da Treviso a Ostiglia, in provincia di Mantova, è possibile ammirare in bici, immersi nel verde della campagna veneta, le antiche testimonianze della Serenissima: borghi, parchi, caselli ferroviari,  magazzini di pregio, le Ville Venete, le città murate medievali, le “Ostarie”.

Con la promessa di diventare la più lunga ciclovia d’Italia, la via verde Treviso-Ostiglia valorizzerà il patrimonio paesaggistico, architettonico ed enogastronomico dell’intero tragitto, racconterà una pagina di storia d’Italia e del Veneto, sarà in grado di qualificare l’offerta turistica verso i temi della mobilità dolce e della filosofia “green”.

LA STORIA
La ferrovia Treviso-Ostiglia è stata una linea ferroviaria italiana di proprietà statale che collegava Ostiglia a Treviso, attraversando tutto il Veneto per 116,20 chilometri. La sua costruzione fu ideata, a fini strategici, dall’esercito italiano per dislocare velocemente le truppe in caso di guerra contro l’Austria-Ungheria. Il progetto fu sospeso dallo scoppio della prima guerra mondiale e, negli anni Venti, si intrapresero i lavori per la costruzione che terminarono solo agli inizi degli anni Quaranta. La linea fu aperta per tratte ma, nella sua completa estensione, ebbe poca vita, perché fu pesantemente bombardata dagli Alleati nel 1944.

NUMERI DA CAPOGIRO
Pur essendo considerato un settore di nicchia, il cicloturismo muove in Europa circa 6 milioni di persone e ha registrato in Veneto, nel 2012, un incremento del 7%. Se poi si analizzano i dati dei “dilettanti” delle due ruote, si scopre che i potenziali utenti in Italia sono circa 25 milioni. Per il completamento dell’opera, in gran parte già realizzata e inaugurata, è necessario reperire ulteriori risorse, possibilmente fondi europei, e siglare un accordo con le Ferrovie dello Stato per la concessione o l’acquisto dei sedimi ancora mancanti.

“Il percorso ciclopedonale del padovano – ha dichiarato la presidente della Provincia di Padova, Barbara Degani – è quello più avanzato. L’ultimo tratto sarà inaugurato a settembre. Abbiamo sempre creduto nel progetto sin dall’inizio perché ci permette di sviluppare un turismo ecosostenibile e di recuperare la nostra storia, la nostra cultura e la nostra enogastronomia”.

 

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