Il fascino della conchiglia cauri

Foto Massimo Bocale
Etnia Karo, Etiopia - foto Massimo Bocale
Donna di etnia Karo, Etiopia

La conchiglia cauri, o cypraea moneta, è una conchiglia lunga circa tre-quattro centimetri appartenente alla classe dei Gasteropodi. Stimata sin dall’antichità per la sua lucentezza e colorazione che varia dal bianco al giallo pallido, è ancora oggi molto apprezzata dalle donne africane che la utilizzano per adornare abiti, borse, porta enfant o per formare i famosi gris-gris, i potenti amuleti che servono a proteggere l’individuo dalle malattie, dall’infertilità e soprattutto per contrastare i disastri causati dall’ingerenza degli spiriti maligni noti con il nome di jinn.

Furono gli uomini primitivi a paragonare la particolare forma anatomica della cyprea all’organo genitale femminile e ne rimasero talmente incantati che la utilizzarono sia come moneta di scambio sia come amuleto protettivo ed elemento decorativo nella gioielleria femminile.
Era talmente importante anche nell’antico Egitto che svariate anfore piene di cauri venivano sepolte insieme al defunto per garantirgli un certo benessere anche nella vita ultraterrena.

Etnia Amhara, Etiopia - foto Massimo Bocale
Ragazza di etnia Amhara, Etiopia

Le conchiglie cauri si riproducevano velocemente nelle calde e tranquille acque delle isole Maldive e portate nell’Africa Orientale dei mitici regni del Mali e del Ghana, con viaggi di trasferimento a dir poco avventurosi.
I sacchi colmi di conchiglie arrivavano in Africa Orientale con i naviganti arabi che li utilizzavano come zavorra per bilanciare il carico situato nella stiva dei propri dhow (le barche a vela arabe) e una volta acquistati dai mercanti locali, attraversavano a dorso di cammello o d’asino le immense distese sabbiose del Sahara per raggiungere, dopo circa un anno, i prosperi mercati lungo il fiume Niger.

Etnia Ghidole, Etiopia del Sud - foto Massimo Bocale
Ragazza di etnia Ghidole, Etiopia del Sud
Etnia Amhara, Etiopia - foto Massimo Bocale
Donna di etnia Amhara, Etiopia

Questa minuscola conchiglia, raffinata, liscia e luminosa è stata forse la più antica moneta del mondo: in recenti ritrovamenti archeologici avvenuti in Cina, si è potuto stabilire che il loro uso nel commercio risale addirittura al secondo millennio prima di Cristo.
Usata come moneta in vaste aree dell’Africa, la cauri per circa mille anni fu la base di un vero e potente sistema monetario, universalmente riconosciuto.
In alcuni casi era addirittura soggetta a una “quotazione borsistica” nella quale si stabiliva la quantità di cauri necessaria per acquistare un bovino, animale preso a paragone per stimare poi i valori commerciali degli altri animali domestici quali asini, capre, galline ecc.
In alcune contrattazioni la cauri era addirittura preferita all’oro per il semplice motivo che non si poteva ne falsificare ne alterarne il peso specifico ed era facile conservarla, usarla e trasportarla.

Etnia Wodaabe - Guérewol, Niger - foto Massimo Bocale
Ragazzo di etnia Wodaabe durante il Guérewol, Niger

Nei fatidici secoli XVII e XVIII fu persino usata nella contrattazione commerciale degli schiavi e in cauri venivano pagati anche i trasporti, le pelli, l’avorio, il legno pregiato e in molti casi anche i tributi al proprio re.
Alla fine del XIX secolo questa particolare forma di pagamento raggiunse il massimo della propria diffusione e rimase tale fino a quando non si scontrò con i nuovi e potenti imperi coloniali che ovviamente non accettarono il suo arcaico impiego.
All’inizio del XX secolo l’uso della conchiglia cauri resistette solo nelle transazioni commerciali locali ma in seguito fu definitivamente abbandonato.

Termina così l’illustre e millenaria epopea africana della cypraea moneta per iniziarne un’altra altrettanto gloriosa e raffinata: l’utilizzo nella decorazione.
Grazie a questo nuovo impiego, ancora attuale e largamente diffuso, la conchiglia cauri continua a far vivere remote consuetudini e antiche superstizioni.

Testo e immagini di Massimo Bocale

Conchiglie cauri
Conchiglie cauri