Il leone, predatore delle pianure

Leone del Kalahari con cucciolo - foto Charlesjsharp/WikiMedia
Leone del Kalahari con cucciolo di un anno. Deserto del Kalahari - foto Charlesjsharp/WikiMedia

Lo scenario è la savana africana, una terra dal fascino tutto particolare per l’uomo: quattro milioni di anni fa è stata la palestra evolutiva degli ominidi, gli antenati della nostra specie.
Senza la savana e i suoi stress, il nostro cervello e la nostra anatomia sarebbero diversi.
Nella savana, da pacifiche scimmie che vivevano cibandosi di frutta, siamo diventati i più efficienti cacciatori-raccoglitori.
Il lento passaggio da prede a predatori ha lasciato tracce profonde nel nostro immaginarlo collettivo.
Predatori e prede sono gli eroi di un mondo primordiale che ci ha visto in entrambi i ruoli.
Due milioni di anni fa abbiamo inventato i ciottoli scheggiati, ma il nostro sogno nascosto sono ancora l’unghia e la zanna.
I grandi predatori vivono un delirio di onnipotenza: nel Serengeti, iene e leoni possono trovare prede per trecento volte il proprio peso, e dare loro impersonalmente la morte. Sentimentalmente, invece, l’uomo è ancora in bilico: ha il pragmatismo del predatore ma la sensibilità della preda.

leone001

La carne è carne. Nella savana africana, per gli animali come per gli uomini, questo semplice assioma economico può segnare il limite tra la vita e la morte. Vale anche per il leone, il predatore top delle pianure.

Il gioco dei cuccioli (primo e quarto disegno) è parte integrante dell'educazione alla caccia. Lottando, i leoncini sperimentano le posizioni di attacco alla preda (secondo e terzo disegno) come l'assalto di spalle e il rovesciamento dell'avversario. Il gioco con la madre invece (nel disegno in basso) affina i comportamenti sociali, come la dominanza adulta e la sottomissione.
Il gioco dei cuccioli (primo e quarto disegno) è parte integrante dell’educazione alla caccia. Lottando, i leoncini sperimentano le posizioni di attacco alla preda (secondo e terzo disegno) come l’assalto di spalle e il rovesciamento dell’avversario. Il gioco con la madre invece (nel disegno in basso) affina i comportamenti sociali, come la dominanza adulta e la sottomissione. (© A. Salza)

Il deserto del Kalahari, con la sua monotonia di cespugli e alte erbe, è fatto per creare delle sorprese, soprattutto se vi avventurate a piedi.
Non sempre le sorprese sono piacevoli, ma quando ho incontrato tra l’erba tre cuccioli di leone, mi sono lasciato sedurre dalla dolcezza della scena.
I leoncini sono inetti (è il brutto termine che usano gli etologi) fino a tre settimane dalla nascita, quando cominciano a camminare e a vederci bene.
Durante questo periodo se ne stanno tra l’erba.
La loro attività principale, a quanto sembra, è suscitare tenerezza, in modo da convincere la madre a tornare a nutrirli.

Dopo un po’ vidi arrivare due leoni maschi.
L’olfatto dei leoni è poco sviluppato, per essere dei predatori così famosi, per cui il loro incontro con i cuccioli fu del tutto casuale, come il mio.
I leoni hanno un repertorio di espressioni facciali molto ricco e che vale come un vero e proprio vocabolario.
Quei due leoni maschi avevano, alla vista dei cuccioli, la tipica “faccia d’attenzione” con le orecchie dritte, le labbra socchiuse, i muscoli tesi.
Poi gli occhi diventarono grandi, vacui, con le pupille tonde.
I due leoni stavano assumendo la “faccia a bocca aperta”.
A me ha sempre fatto venire voglia di andare vicino all’animale per vedere se non si sente bene.
È l’espressione che il leone ha quando vuole uccidere.

Il comportamento dei maschi deriva, invece, proprio dall’ordinamento sociale dei leoni.
I leoni delle pianure vivono in branchi (da quattro a una quarantina d’individui, cuccioli compresi), con due o tre maschi che difendono un territorio (una media di 150 km quadrati) in cui vivono con un gruppo di leonesse imparentate tra loro.
Difatti al terzo anno di vita, i subadulti maschi sono cacciati dal branco e avviati a vita nomade.
Le femmine possono invece restare o andarsene, a piacimento.

I nomadi vanno spesso a coppie e instaurano amicizie che possono durare tutta la vita: in due c’è maggior possibilità di combattere e sconfiggere i maschi di un branco, per arrivare al possesso delle femmine.
Quando questo avviene, i maschi uccidono tutti i cuccioli presenti nel branco.
Non è malvagità o vendetta: le femmine dovrebbero svezzare i cuccioli dei rivali prima di tornare in calore e un’attesa di una ventina di mesi prima di godere i frutti della conquista è geneticamente inammissibile.
Anche per i leoni, che sono dei noti maniaci sessuali: 157 accoppiamenti registrati in 55 ore di osservazione di un leone con due leonesse.
Attenzione, però, a considerarlo uno spreco di copula: la vita dei leoni, privi di nemici naturali, è tutt’altro che agevole.
Supponendo che i leoni si accoppino ogni 15 minuti per tre giorni, che solo uno ogni 5 periodi di accoppiamento di tre giorni porti alla nascita di cuccioli (sono numerosi gli aborti), che la media delle figliate comprenda 2,5 cuccioli e che la mortalità dei leoncini sia dell’80%, dato tutto ciò, un leone deve accoppiarsi in media circa 3000 volte per permettere a ciascuno dei suoi discendenti di raggiungere l’età adulta.
I leoni non litigano per le femmine, sono troppo occupati.

Cinque leonesse danno la caccia a un branco di zebre. Quattro si appostano tra i cespugli mentre la quinta esce allo scoperto, disperdendo il branco. Come spesso accade, tutti gli attacchi singoli falliscono: una sola preda è bloccata da due leonesse.
Cinque leonesse danno la caccia a un branco di zebre. Quattro si appostano tra i cespugli mentre la quinta esce allo scoperto, disperdendo il branco. Come spesso accade, tutti gli attacchi singoli falliscono: una sola preda è bloccata da due leonesse. (© A. Salza)

Un leone maschio può arrivare a pesare 230 kg; le femmine pesano i due terzi dei maschi della stessa età.
Un leone medio ha bisogno di 10.300 calorie il giorno, quattro volte quelle di un uomo che lavora.
Un leone dorme o riposa per 19 ore il giorno, si muove a zonzo per la savana per due ore e mezzo e mangia per meno di un’oretta.
Il resto è caccia, per procurarsi i 7 kg giornalieri di carne necessari alla sopravvivenza.
Per vivere una leonessa dovrebbe uccidere 10 grosse zebre l’anno, o 170 gazzelle.
In un anno medio, un branco di 10 leoni ha ucciso 70 gnu, 50 zebre, 160 gazzelle, 8 bufali, 18 antilopi, 7 facoceri, 15 animali vari (lepri, uccelli, ecc.).
Un bel bottino, soprattutto se si considera che i leoni, come cacciatori, sono molto potenti ma piuttosto inefficienti.
Contiamo solo le volte in cui i tentativi arrivano al punto dello scatto vero e proprio per uccidere.
Se i leoni cacciano di giorno risolvono il problema: dell’appetito nel 21% dei casi; di notte si arriva al 33%.
Se non usano copertura nell’avvicinamento, riescono nel 12% dei casi contro un 41% se si acquattano nell’erba.
Molti leoni che cacciano sottovento uccidono la preda solo nel 15% dei tentativi; molto meglio sopravvento: 48%.
Una leonessa da sola mangia nel 15% dei casi; se sono almeno in due, si arriva al 30%.
Se i leoni si mettono contro un branco di antilopi, come lo gnu, che è il loro cibo preferito, hanno meno probabilità (11%) di riuscire nella caccia che con animali isolati (47%).
Lo scenario ideale, dunque, vede un gruppo di leoni che cercano di catturare un grosso animale isolato, da una posizione di sopravvento tra l’erba o in un boschetto.
Data la difficoltà di avere sottomano tutte queste variabili nella savana, il leone si accontenta anche delle carogne.

Un consiglio.
Se vi capita di sentire il ruggito di un leone, non preoccupatevi.
È solo una questione di territorio o di branco e gli uomini non sono in grado di costituire una minaccia galante alle leonesse.
Siete autorizzati a spaventarvi se sentite una sorte di tosse asmatica: la leonessa è vicina e ha fame.
Ma non accendete il solito falò gigantesco, come nei fumetti: i leoni sono curiosi e verrebbero a vedere cosa succede.

Alberto Salza

 

Una leonessa avvista una preda mentre cammina in relax (primo disegno): dalla posizione di allerta a orecchie tese (secondo) passa all'avvicinamento abbassandosi tra l'erba e si acquatta per la carica.
Una leonessa avvista una preda mentre cammina in relax (primo disegno): dalla posizione di allerta a orecchie tese (secondo) passa all’avvicinamento abbassandosi tra l’erba e si acquatta per la carica. (© A. Salza)
SHARE
Articolo precedenteNasce Jokkey.com
Articolo successivoHo in testa il mondo