Il mondo è mio

Non chiamatelo “bugia nen”. Il piemontese Carlo Ronco demolisce a colpi di pedali il soprannome che, storicamente, viene attribuito ai suoi corregionali per indicare la loro scarsa propensione a uscire di casa. Appena rientrato da un pellegrinaggio in mountain bike verso Santiago de Compostela, è già ripartito in scooter alla volta di Istanbul. Sin da ragazzino, Carlo “viaggiava” sui libri di geografia, ma – come succede a tutti – la famiglia e il lavoro non gli hanno mai permesso di mettere in pratica le sue peripezie. Da quando è in pensione, si è preso la rivincita, mettendo le bandierine sul mappamondo e cercando di conoscere il pianeta a bici, in scooter, a piedi o in aereo. Sul blog http://www.sempreinbici.com/camminodisantiago/, è disponibile il racconto della sua ultima impresa lungo il cammino di Santiago: lo scorso 30 giugno, abbandonata l’afa di casa nostra, si è ritrovato a Lourdes sotto una pioggerellina autunnale e ha iniziato a pedalare.

Non era la prima volta che affrontavi il cammino di Santiago…
Esattamente. Questa è stata la quinta nell’arco di nove anni: per tre volte sono partito da Saint Jean Pied de Port, percorrendo l’itinerario francese, e una quarta volta ho imboccato la Via de la Plata da Siviglia. Quest’anno, ho sommato il cammino francese, quello aragonese e un tratto della Via Toulosana, partendo da Lourdes. Le variazioni servono per vivacizzare il percorso, che ormai la mia bici conosce a memoria.

Meglio viaggiare da soli o in compagnia?
Per quanto mi riguarda, ho sempre affrontato questo cammino con amici storici piuttosto che nuovi. Tra i miei compagni di viaggio, ricordo Sandro, Armando, Matteo, Daniela, Paola, Robi, Gianantonio e Giusi. In ogni caso, non si tratta di un gruppo che ogni anno si allarga grazie ai nuovi ingressi, ma di persone che variano di volta in volta: la “squadra” ideale non deve mai superare i tre o quattro componenti, perché un numero maggiore implica notevoli complicazioni logistiche e pratiche. Rispetto ad altri viaggi, Santiago potrebbe essere scelta anche come avventura solitaria all’inizio, perché lungo il tragitto si fanno continuamente nuove conoscenze.

Nel tuo blog, il cammino verso Santiago viene descritto come una bolla: perché?
Lungo questo percorso si ha la sensazione di essere racchiusi in un mondo a parte, fatto dai pellegrini e da tutto ciò che ruota intorno a loro. Tra le persone che si incontrano non esiste più alcuna distinzione di genere, provenienza, professione o ceto sociale. Mi è capitato di conoscere pellegrini provenienti da Brasile, Australia, Giappone o Corea del Sud, alcuni bizzarri, altri assolutamente “classici”. Se non esistesse la barriera linguistica, sarebbe un’esperienza ancora più straordinaria, ma in ogni caso si improvvisa e ci si arrangia.

Come si torna da questo viaggio?
Si torna arricchiti da un’esperienza di comunicazione e contatto con il mondo che difficilmente si può trovare altrove. Non si tratta di un viaggio tradizionale, in cui si parte da una località per raggiungerne un’altra e poi visitarne luoghi caratteristici. Nel caso di Santiago, ogni giorno viene vissuto come una piccola conquista assolutamente alla portata di tutti. L’elemento importante non è il raggiungimento della meta, quanto il percorso che la precede: chi va a piedi cammina mediamente per trenta chilometri al giorno, mentre in bici si arriva fino a novanta. La sera, si ha la sensazione di aver fatto un passo avanti per la conquista “slow”, cioè dolce, lenta, non brutale, di un traguardo finale.

La tua è una scelta spirituale?
No, la mia motivazione non è quella religiosa, ma turistico-sportiva. Su proposta di un amico, mi sono avvicinato a questo percorso per il piacere di andare in bici e sono rimasto affascinato dai luoghi che il cammino di Santiago permette di attraversare. Non va sottovalutato anche l’aspetto logistico di questa esperienza: in ogni paese c’è la possibilità di soggiornare in strutture ricettive che offrono alloggio a cifre molto basse e abbordabili per tutte le tasche. Facendo una media, ho speso circa 35 euro al giorno per vitto e alloggio. Trattandosi di esperienze che solitamente durano per settimane, i costi sono importanti.

Con quale equipaggiamento partire?
Quattro paia di calzini, tre magliette, ricambi per la bici, macchina fotografica, un sacco-lenzuolo. Lo zaino va preparato pensando che dovremo trasportarlo con noi, per cui va alleggerito da qualsiasi peso inutile. Non si sta partendo per un safari in qualche terra sperduta: la Spagna è un Paese esattamente come il nostro, dove è possibile trovare tutto ciò che occorre strada facendo. Con un minimo di organizzazione, è possibile fare il bucato ogni sera per rinfrescare gli indumenti usati durante il giorno. Inutile caricarsi di zaini che, soprattutto nelle salite, si trasformano in una zavorra inopportuna.

Appena rientrato, già si riparte…
Sì, dopo Santiago riparto per l’Est, questa volta in scooter. Sempre dalla provincia di Torino, affronto un viaggio di circa 5 mila chilometri verso Istanbul, passando dalla Grecia per poi rientrare in Italia – intorno alla metà di agosto – attraverso Ancona.

Se dovessi scegliere tra tutti i tuoi viaggi, c’è un’immagine che porterai sempre nel cuore?
I bambini del Madagascar, ma anche gli adulti, che spaccano la terra con la zappa e si fermano quando passi per sorriderti. Nonostante le condizioni di vita che per noi sarebbero ai limiti della sopravvivenza, i loro occhi trasmettono serenità o qualcosa di molto simile alla gioia di vivere. L’immagine della dignità con cui accettano la sofferenza è quella che porterò per sempre con me. In tanti Paesi, la povertà viene vissuta in maniera completamente differente rispetto a come la concepiamo noi. Viaggiare insegna, più di qualunque libro.

 

Paola Rinaldi

Clicca qui per leggere altri articoli della sezione Personaggi

SHARE
Articolo precedenteDottore posso volare?
Articolo successivoViaggi di carta