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Cristiano Fabris - LiberaMente in camper

Amore, lavoro, casa, denaro, amici. Aveva tutto Cristiano Fabris, torinese, 46 anni. O almeno pensava di averlo. Fino a una sera di quattro anni fa, quando il suo castello dorato è crollato all’improvviso, pezzo dopo pezzo. Improvvisamente, si è ritrovato a bordo strada e travolto dagli eventi, devastato e quasi incredulo di quanto gli era accaduto. Così è diventato fulltimer, cioè ha scelto di vivere in continuo movimento a bordo di un camper, che è diventato la sua dimora, il suo ufficio, la sua risorsa, il suo compagno di viaggio.

Cristiano, quando è cambiata la tua vita?
Il 9 settembre 2014. Erano le 22.15, lo ricordo bene. La mia storia sentimentale è andata in pezzi all’improvviso e mi.

Cristiano Fabris - LiberaMente in camper
Cristiano Fabris

Com’è possibile?
Avevo un compagno da cinque anni. Nel mondo omosessuale non è facile trovare costanza, perseveranza e continuità, ma io pensavo di esserci riuscito. Ero sicuro della nostra unione. Talmente sicuro che cinque giorni prima avevo rassegnato le mie dimissioni dal lavoro a Torino, dove ero dirigente e assunto a tempo indeterminato, per accettare un contratto precario di sei mesi a Milano, proprio davanti a casa sua. Peccato che quel famoso 9 settembre lui sia salito su un camper, mi abbia detto che non avevamo più nulla in comune, che non condividevamo la stessa vita e se ne sia andato. Inutile dire che il mondo mi è crollato addosso: non c’erano stati segnali, discussioni, nulla che potesse far presagire una decisione del genere.

Un’enorme delusione…
Sì, anche perché avevamo condiviso quella scelta: perché lasciarmi compiere quel grande salto se non vedeva più un futuro con me? Me lo sono domandato tante volte, così come mi sono chiesto se e dove ho sbagliato. Ma spesso la vita lascia irrisolti alcuni quesiti.

A quel punto, cosa è successo?
Mi sono ritrovato senza nulla. Avevo affittato la mia casa di Torino, dove non potevo tornare, e ovviamente non potevo più permettermi lo stile di vita che conducevo quando ero dirigente. Avevo solo il mio camper, acquistato per le vacanze. Così l’ho parcheggiato vicino all’ufficio e ho lavorato per i sei mesi che avevo accettato. Finito quel periodo, avevo solo due cose: un mutuo di 30 anni, che dovevo continuare a pagare, e un enorme debito di felicità nei miei confronti.

Cristiano Fabris - LiberaMente in camper

E ovviamente il tuo camper…
Sì, per fortuna c’era “lui”, il mio camper dalla scocca anteriore blu, che proprio per il suo colore si è guadagnato il nome di Blu Bubris. Bubris è il soprannome con cui sono conosciuto da tutti, nato per via delle innumerevoli volte che il mio cognome è stato storpiato. In ogni caso, al di là di quei sei mesi, ero abituato alla vita da campeggio. Sarà perché l’ho praticata sin da bambino, ma amo quella sensazione di libertà, la quotidianità dove ti infili la carta igienica sotto il braccio e sorridi mentre raggiungi i servizi condivisi. Mi piace considerare una piazzola come la sala da pranzo, vestire comodo, svegliarmi con i rumori che mi circondano e non avere troppi fronzoli. In più, la mia mente aveva bisogno di vacanza, di staccare da tutto e tutti.

Così, hai iniziato a macinare chilometri.
E più ne percorrevo, più mi arricchivo grazie all’incontro e al confronto con persone, abitudini, luoghi, sapori e profumi diversi da quelli a cui ero abituato. Con il primo viaggio ho raggiunto Capo Nord: quattro mesi, in pieno inverno, dove ho sperimentato sulla mia pelle i 36 gradi sotto zero. In quel periodo, ho scritto il mio primo libro, Ci Aggiorniamo. Manuale per imparare a conoscere e a difendersi dal “Milaneseadottato”, dove ho raccolto la mia esperienza di vita a Milano in maniera irriverente e ironica e l’ho messa al servizio di chi vuole capire come funzionano le logiche comportamentali del capoluogo meneghino, fra ricerca della casa, palestra, aperitivi, serate con gli amici o presunti tali.

Cristiano Fabris - LiberaMente in camperE quando sei rientrato da Capo Nord, cos’hai fatto?
Mi sono reso conto che in viaggio ero più felice. Così sono ripartito, questa volta verso l’est europeo, ma alla fine sono arrivato fino in Tibet. Nel frattempo, le persone hanno iniziato a seguirmi sui social, a leggere i miei racconti, a chiedermi cosa mangiavo, come trascorrevo le giornate, chi incontravo. Parallelamente non avevo più un lavoro, ma potevo solamente contare su una disoccupazione di 24 mesi, che dovevo sfruttare per ricostruire la mia vita. Siccome amavo viaggiare, ho pensato a come poterlo trasformare in una forma di rendita, nel mio stile di vita.

Immagino non sia stato semplice…
No, affatto, ma vivere in camper costa molto meno di una casa. Tutto è ridimensionato, anche la spesa. Non avendo molto spazio a disposizione non si cede all’offerta del giorno o alla formula del 3×2, ma si acquista solo l’essenziale. Lo stesso vale per l’abbigliamento e qualsiasi altra cosa che tu debba portare a bordo. E poi si viaggia con BlaBlaCar, offrendo passaggi in camper in cambio di un contributo, oppure si mangia con Gnammo, una community che permette di incontrare altre persone e condividere con loro un pasto: esistono tantissime formule per viaggiare risparmiando.

Ma hai qualche entrata di denaro?
Il mutuo della casa di Torino è coperto dall’affitto che percepisco. Per il resto, mi è capitato di occuparmi di un ufficio stampa da remoto e poi curo un blog, LiberaMente…in camper, dove offro suggerimenti su viaggi, aree di sosta e campeggi, luoghi da vivere da soli, con gli amici o con la famiglia: alcuni sono pubbliredazionali, un’altra mia forma di guadagno; altri invece rappresentano semplici esperienze di vita.

Cristiano Fabris - LiberaMente in camperOggi, per te che significato ha la parola “libertà”?
È la mia essenza. Vivere in camper mi offre l’opportunità di scegliere ogni giorno dove andare, quanto rimanere, chi incontrare, cosa fare. La mia unica regola è quella di non dormire mai per più di due notti nello stesso luogo, eccetto ovviamente in caso di impedimenti reali, come una forte nevicata o un evento a cui desidero partecipare. Per il resto, riesco a ritagliarmi spazi di libertà che nella mia vita precedente non avrei mai potuto assaporare. Per esempio, se una cara amica mi chiama e la sento in crisi per qualche problema, non mi limito a tranquillizzarla al telefono, ma il giorno successivo posso trovarmi sotto casa sua per proporle una merenda e due chiacchiere. E la stessa libertà ce l’ho nei confronti di me stesso: vado dove mi porta il cuore, l’istinto o la volontà.

È in questo modo che decidi il tuo itinerario?
Ci sono molte variabili che possono delinearlo. Può essere un evento a cui mi interessa assistere, il desiderio di riabbracciare la famiglia oppure l’invito dei miei clienti, come campeggi, villaggi turistici, hotel, B&B o centri termali, dove vado sempre di persona per raccontarli nel mio blog, insieme al territorio circostante. D’inverno, ad esempio, mi piace sciare e allora cerco posti lontani dalla confusione e magari con una bella vista mare.

Abbiamo luoghi così particolari in Italia?
Ce ne sono ben cinque, tra l’altro low-cost, dove si scia con 20-25 euro al giorno e si vede il mare. A nord c’è Viola Saint Gréé, in provincia di Cuneo; al centro ci sono Cerreto Laghi, nella provincia di Reggio Emilia, e il comprensorio dell’Eremo di Monte Carpegna, al confine fra le Marche e la Romagna; spostandosi a sud, invece, ci sono le piste della Majella, in Abruzzo, e Gambarie d’Aspromonte, in provincia di Reggio Calabria. Tutti luoghi suggestivi, adatti a chi si sposta in camper. Nel mio blog, dedico ampio spazio ai cosiddetti angoli nascosti del nostro paese, poco conosciuti, eppure meravigliosi.

Cristiano Fabris - LiberaMente in camper
Torre a Cenaia – Sosta libera in mezzo agli ulivi

Un altro esempio?
I parchi ecologici, dove i giochi non necessitano di energia elettrica per funzionare e perciò hanno un basso impatto sull’ambiente. Ce n’è uno sui monti della Sila calabrese, un altro in località Garavicchio, nelle immediate vicinanze di Capalbio, in Toscana, ma la lista ne comprende altri nella Maremma o nel Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano. Una gioia per grandi e bambini.

Insomma, Cristiano, quel 9 settembre 2014 è stato tragico per molti aspetti, ma ti ha anche regalato una “vita nuova”, che forse non avresti mai abbracciato se le cose fossero andate diversamente…
Certo, sicuramente. Sin dalla scuola impari tante nozioni, ma nessuno ti dà gli strumenti per affrontare gli imprevisti della vita, come una delusione sentimentale, la perdita del lavoro, la morte di un proprio caro. L’unico mezzo a nostra disposizione per apprendere da soli quegli strumenti è ricercare la felicità, puntando sempre a realizzare ciò che desideriamo nel profondo del cuore. Ciò non significa che tutti debbano partire come me, ma semplicemente cercare uno spazio fra i mille impegni per ciò che ci realizza e ci rende ciò che siamo davvero.

Paola Rinaldi

Cristiano Fabris - LiberaMente in camper

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