Kuba, tessuti in rafia

Kuba, tessuti in rafia - Velluto Shoowa
Velluto Shoowa

Gli oggetti raccontano storie. Di più: spiegano il mondo di chi li ha costruiti e usati, sono il tramite tra cultura materiale e spirituale.
Gli oggetti parlano, attraverso i simboli e le voci degli antenati. Così la Parola ricrea ogni giorno l’ordine supremo dell’Universo, sconfigge il caos primordiale, permettendo all’uomo di vivere e conoscere.

In Africa, la tessitura rappresenta una delle forme più alte di questo linguaggio visuale: nell’intercalarsi e sovrapporsi di forme, linee e colori, si esprime l’identità di un popolo, emergono i tratti che lo differenziano da tutti gli altri.
I tessuti in rafia dei Kuba sono un compendio della cultura che li ha prodotti: ogni segno ha un preciso significato, un nome che riporta a un concetto, a un episodio storico o a un mito.

Kuba, tessuti in rafia - Velluto Shoowa
Velluto Shoowa

L’origine dei tessuti in rafia, nell’Africa centrale, risale al XVII secolo. Di varie dimensioni e differenti stili, i tessuti erano usati come paramenti cerimoniali e funerari, ma anche come stuoie e rivestimenti per adornare sedie e troni di personaggi notabili. Considerati oggetti di grande valore, in passato facevano parte della dote nuziale ed erano usati come moneta.

L’arte della tessitura è specialmente importante nel territorio Kuba, una vasta regione della Repubblica Democratica del Congo compresa tra i fiumi Kasai e Sankuru. I Kuba, piuttosto che una singola etnia, sono in realtà una confederazione composta da una dozzina di popoli diversi, uniti da una comune discendenza.

Il lavoro di tessitura vero e proprio è riservato agli uomini (come generalmente in tutta l’Africa), mentre il ricamo è prerogativa femminile.
Al di là della valenza estetica, i disegni, siano applicati, ricamati o dipinti, illustrano relazioni totemiche ancestrali, appartenenza a una confraternita, proverbi, dettami etici, stato sociale o religioso.

Kuba, tessuti in rafia - Abito cerimoniale
Abito cerimoniale

La produzione tessile kuba può essere divisa in due branche principali: i cosiddetti “velluti” e gli abiti cerimoniali, usati per la danza.
Le foglie di rafia (Rafia vinifera e altre specie dello stesso genere) sono tagliate in strisce sottili e lasciate seccare al sole. Il filo, prima di essere tinto, viene sfregato a lungo tra le dita per ammorbidirlo. I coloranti sono estratti da sostanze vegetali e minerali. Infine le stoffe di base vengono macerate in acqua e sfibrate con pestelli in vasche di legno.

I “velluti” Shoowa 

Il gruppo degli Shoowa è noto per la produzione di un particolare tipo di tessuti, conosciuti come velluti del Kasai.
Nei tessuti Shoowa l’alternarsi dei disegni geometrici è estremamente complesso e spesso non segue una traccia predefinita, bensì prende forma durante il lavoro.

Kuba, tessuti in rafia - Abito cerimoniale
Abito cerimoniale

Per ottenere l’effetto a velluto, una o più fibre di rafia vengono inserite tra i fili dell’ordito (sollevati con un ago di ferro), in modo che entrambe le estremità fuoriescano dalla superficie; poi, con uno speciale coltello a lama piatta, i fili vengono recisi a raso, creando uno strato in rilevo che emerge dalla base per qualche millimetro.
L’operazione viene ripetuta infinite volte, fino a quando tutto il tessuto appare ricoperto di differenti macchie di colore.

I disegni sono completamente astratti, fondati su una complessa serie di simmetrie, il cui ripetersi viene inevitabilmente disaggregato in una moltitudine di segni di valore simbolico. Questa dinamica rende i “velluti” Shoowa veri capolavori dell’arte ottica. La varietà della decorazione, oltre a rivelare la mentalità classificatoria e analitica degli Shoowa, è strettamente legata a elementi simbolici della cultura tradizionale.

Gli abiti cerimoniali

Kuba, tessuti in rafia - Abito cerimoniale
Abito cerimoniale

Sono solitamente di grande formato e costituiti da diversi pannelli in rafia cuciti fra loro a formare strisce alte circa settanta centimetri e lunghe fino a sette-otto metri.
Questi assemblaggi, sono portati come vestiti (ntshak) durante le feste, sia dagli uomini che dalle donne.

La struttura del disegno non è gravata da regole fisse ed è di solito eseguita secondo l’estro del momento. Gli ntshak possono essere decorati con applicazioni più o meno grandi di tessuto di colore diverso, da semplici toppe o da elaborati ricami, che a volte coprono fittamente tutta la superficie del tessuto. Alcuni sono ornati di conchiglie o altri materiali.

Osando generalizzare, si può dire che ognuno dei diversi popoli che formano la Nazione Kuba abbia sviluppato uno stile proprio, variamente contaminato e arricchito da influenze esterne. Il contatto con i primi esploratori e commercianti portoghesi dal XVI secolo, ha arricchito e vivificato il disegno dei tessuti kuba con motivi in uso durante il medioevo europeo, dando vita ad un insolito sincretismo artistico bidirezionale. Per contro, dal XVI al XVII secolo, i missionari cattolici portoghesi utilizzarono i tessuti del Congo come paramenti sacerdotali.

Paolo Novaresio

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Abito cerimoniale
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