La valigia in barca

Conoscete uno sceicco proprietario di una barca? Ce n’è uno che se la sta facendo costruire. Lunghezza, 180 metri. Se vi invita per una crociera, nessun problema di bagaglio: a bordo potete portare anche qualche baule, difficile che non si trovi il posto per sistemarli. Niente bauli, ma un bagaglio ingombrante è tollerato, anche se vi invitano su un motoryacht, uno di quei cabinati a motore tutti cromature e vetri fumé, dai 18 – 20 metri di lunghezza in su, che i puristi della vela chiamano, con dichiarato disprezzo e una buona dose di snobismo, “ferri da stiro”.

La borsa per la barca
La borsa per la barca

Ma se è giustappunto un “purista” a invitarvi, il proprietario di una barca a vela? Allora, quali che siano le dimensioni dello scafo, dimenticate le parole “valigia” e “trolley”. In primo luogo rischiereste minimo minimo un’occhiataccia per traverso da parte dello skipper, con l’implicita accusa di essere irrimediabilmente un “montanaro”. Ma soprattutto, una volta svuotato dal suo contenuto, dove lo mettereste quel bagaglio rigido, impiegabile, testardamente restio a farsi ridurre a dimensioni accettabili? Perché anche se grande, in una barca a vela la superficie sottocoperta dedicata alle cabine – fatta eccezione per quella dell’armatore – è di norma piuttosto ridotta: due cuccette sovrapposte, un armadietto, qualche cassettino ricavato sotto la cuccetta inferiore, lo spazio fra cuccette e paratia sufficiente a muoversi (meglio se uno alla volta) senza dare troppe botte. Fine. Ovvio che un trolley non potrebbe che stare lì a pagliolo, sempre fra i piedi, suscitando la continua tentazione di buttarlo a mare. Dimostrazione: le foto sono state scattate a bordo di uno Swan di 24 metri, armato a sloop. Grande barca sotto tutti i punti di vista, non soltanto quello delle dimensioni. Quattro cabine in totale, una piccola a proravia per l’equipaggio; due piccole (ma con toilette privata) a centro barca per gli ospiti; una grande a poppa per l’armatore, con bagno, angolo studio, armadi vari e quant’altro. Poi una dinette con tavolo da pranzo, divano, tavolo da carteggio; e ancora cucina, locale motori, cala per il tender a poppa con apertura a mare, gavoni vari, un grande pozzetto separato dalla timoneria e via dicendo. Ma spazio per bagagli rigidi nessuno.

Una volta ripiegata, la borsa può essere riposta in uno spazio sotto la cuccetta inferiore
Una volta ripiegata, la borsa può essere riposta in uno spazio sotto la cuccetta inferiore

La soluzione sta allora in una borsa morbida, di quelle più o meno cilindriche, che si usano anche per fare sport o per andare in palestra; meglio se impermeabile e dotabile di tracolla. Certo, se per raggiungere il porto d’imbarco si deve prendere un aereo, il vestiario che vi è contenuto difficilmente arriverà perfettamente stirato, ma in compenso una volta svuotata la borsa potrà sparire in un cassetto, in fondo all’armadio o perfino sotto il materassino ai piedi della cuccetta. In più se la borsa rientra nelle misure imposte dalle compagnie aeree (a volte molto restrittive), potrà essere portata come bagaglio a mano con l’innegabile vantaggio di evitare le lunghe attese della riconsegna una volta arrivati.

E il contenuto della borsa? Ovviamente dipende dalla durata della crociera, comunque sempre quanto di più leggero e di meno possibile, lasciando serenamente a casa giacca e cravatta: anche se capitasse di essere invitati ad una cena elegante, nessuno si aspetta che un velista in crociera si presenti come ad un ricevimento a corte. E se fossero obbligatorie? Bè, pazienza, si può sempre rinunciare…

Prima o poi la battagliola si trasforma in uno stenditoio
Prima o poi la battagliola si trasforma in uno stenditoio

Dunque il contenuto. Per lui: 1 paio di pantaloni lunghi. Da usare nel viaggio per e dal porto d’imbarco o a terra in qualche serata più fresca. Una pseudo stiratura si può ottenere mettendoli, con la piega ben in ordine, sotto il materassino della cuccetta e dormendoci sopra – 2 paia di bermuda. Sono gli indumenti ognitempo, buoni per stare a bordo come per scendere a terra – 2 o 3 fra magliette tipo polo e camicie a maniche corte, da riservare al viaggio, agli sbarchi, alle cene a bordo – 2 T-shirt , meglio se bianche che accumulano meno calore. Anche queste indumenti ognitempo: si possono usare in navigazione, se c’è troppo sole o troppo vento; come pigiama, se la notte è fresca; anche per farci il bagno, se si è rimediata una bella scottatura sulla schiena e via dicendo – 2 o 3 costumi da bagno, per avere un ricambio quando uno non è asciutto – 1 cappelletto, indispensabile – biancheria intima  sufficiente, ma senza esagerare: si può sempre lavare – 1 pullover (o un pile) per le serate più umide e fredde – 1 giacca a vento leggera (o un gilet senza maniche impermeabile) per la navigazione con maltempo e spruzzi.

Di bolina la barca sbanda, la coperta si bagna: d'obbligo indossare scarpe con suole antisdrucciolo
Di bolina la barca sbanda, la coperta si bagna: d’obbligo indossare scarpe con suole antisdrucciolo

Per lei il discorso è analogo, salvo il fatto che difficilmente rinuncerà ad un abito un po’ elegante per le discese a terra. Fare buon viso.

Sembra poco? Non lo è e comunque, come si diceva, si può sempre ricorrere al lavaggio. Se si ormeggia in un marina è facile che ci sia una lavanderia, spesso cara ma di solito veloce. Altrimenti si lava a bordo e si mette ad asciugare sulla battagliola, che inevitabilmente prima o poi si trasforma in stenditoio.

Capitolo a parte meritano le scarpe. Prima regola: vietate, vietatissime suole e tacchi di cuoio e ancor più i tacchi a spillo. Seconda regola: a bordo si sta scalzi, quindi le scarpe si tolgono prima di imbarcarsi. Sulle barche più grandi spesso è in uso una cesta (che in navigazione scomparirà in un gavone) nella quale riporle. Altrimenti si portano in cabina, ma a mano. Terza regola: in navigazione sotto vela le scarpe si indossano, soprattutto se si partecipa alle manovre. Nella concitazione si può calpestare o urtare un’attrezzatura di coperta e farsi parecchio male; inoltre spesso la coperta è bagnata – in particolare nelle andature di bolina stretta – e con la barca sbandata i piedi nudi fanno poca presa. Quindi scarpe con suola antisdrucciolo. Quarta regola: queste scarpe non devono mai essere usate a terra. Se le suole raccogliessero pietruzze o altro, addio uso a bordo. In conclusione, un paio di scarpe per scendere a terra e viaggiare, un paio per navigare e forse un paio di sandali sempre con suola di gomma, di quelli tipici da turista, in genere piuttosto brutti ma sicuramente comodi e dall’uso universale.

Prima di salire in barca si devono togliere le scarpe che possono essere lasciate in una cesta che in navigazione verrà riposta in un gavone
Prima di salire in barca si devono togliere le scarpe che possono essere lasciate in una cesta che in navigazione verrà riposta in un gavone

Nella borsa si possono poi mettere alcuni sacchetti, impermeabili anch’essi, destinati ognuno ad un uso specifico. Uno per il necessaire: sapone, rasoio, lamette e sapone da barba (o rasoio elettrico), spazzolino e dentifricio, forbicine, limetta e spazzolino per le unghie, pettine, deodorante e acqua di colonia da non usare prima di esporsi al sole, sembra che possa provocare macchie sulla pelle. E per le signore il necessario per il trucco. Uno per i medicinali: soltanto i propri se la barca è grande e quindi dotata per legge di una farmacia ben fornita, altrimenti anche disinfettante, cerotti e quanto altro si pensa possa servire. Uno per i documenti: passaporti, biglietti aerei, portafoglio, carte di credito, eccetera. Uno infine per la tecnologia: cellulare, macchina fotografica (per le foto ricordo una compatta è più che sufficiente, occupa poco spazio, è leggera e oggi se ne trovano in commercio di ottime), eventuale iPad, eBook reader (i momenti dedicabili alla lettura sono numerosi, caricarsi di libri cartacei significherebbe peso e ingombro) e tutto quel groviglio di cavetti e caricabatterie che questo armamentario comporta.

Malgrado tutti gli sforzi fatti per contenere al massimo il proprio bagaglio, alla fine si scoprirà che tanto contenuto non è. Ma non si può rinunciare proprio a tutto! Allora grande pignoleria e ordine nel sistemare tutte le cose a bordo. Poi non resta che issare le vele e salpare. E che i venti siano propizi.

 

Fabrizio M. Ricci

Nato a Roma nel 1943, è giornalista professionista dal 1964. Lavora al mensile “Tuttomotori”, come responsabile del settore nautico, e a “il Quadrante”, rivista delle Forze armate. Nel 1968 partecipa alla fondazione di “Forza 7”, mensile di nautica, nel quale rimane fino al 1976 quale vice direttore. Nel frattempo collabora, anche sotto pseudonimo, con testate del gruppo Rizzoli, con “Mondo sommerso”, “Sesto Continente”, “Gente viaggi”, la rivista dei Giovani imprenditori di Confindustria, l’Enciclopedia Treccani e l’Enciclopedia dell’Automobile ed è coautore de “La storia dell’offshore” pubblicato da Mursia. Per la Rai realizza trasmissioni radiofoniche e servizi televisivi in Italia, negli Stati Uniti e in America Latina. Nel 1978 entra al quotidiano “il Messaggero” dove ricopre via via diversi ruoli: capo servizio Interni, inviato speciale, capo redattore, vice direttore. Nel 1998 lascia “il Messaggero” e il giornalismo. Per lavoro o per proprio interesse ha viaggiato in più di cinquanta paesi di tutto il mondo. E continua a viaggiare.

 

MINIGLOSSARIO NAUTICO AD USO DEI NON ADDETTI

Armare – Attrezzare una barca

Armatore – Proprietario dell’imbarcazione

Battagliola – Ringhiera che circonda la coperta, composta da aste verticali (candelieri) e da cavetti di acciaio orizzontali (draglie)

Bolina – Andatura con un angolo inferiore ai 60° rispetto alla direzione del vento. Si definisce “bolina stretta” quanto più la prua si avvicina a tale direzione. La barca procede sbandata sul lato opposto

Cala – Ampio “ripostiglio” accessibile dalla coperta. Ma anche piccola insenatura

Coperta – Pavimentazione esterna della barca

Dinette – Saloncino sottocoperta dell’imbarcazione

Gavone – Altro “ripostiglio” accessibile in verticale dalla coperta, genericamente più piccolo della cala

Marina – Porto turistico con ormeggi a pagamento numerati e dotati di attacchi di luce e acqua, organizzato con ristorante, docce, lavanderia, officina, eccetera

Pagliolo – Pavimentazione delle parti interne e del pozzetto della barca

Paratia – Parete di separazione dei diversi locali

Pozzetto – Spazio più profondo della coperta dove è possibile sedere all’aperto. Può essere poppiero o centrale. Nelle barche più piccole nel p. trova posto la timoneria e sono rinviate le manovre; in quelle più grandi timoneria e manovre sono separate, quindi il p. diviene luogo riservato ai nullafacenti, mentre l’equipaggio attivo si sfianca in timoneria e in coperta

Proravia – Verso la prua, in direzione della prua

Sbandare – L’inclinarsi della barca su un lato per effetto del vento o per altre cause

Skipper – Il capitano della barca, a volte lo stesso armatore

Sloop – Barca a vela dotata di un solo albero (di maestra)

Sottocoperta – Spazio interno della barca

Tavolo da carteggio – Tavolo studiato per ospitare le carte nautiche, tracciare le rotte ecc.

Tender – Battellino di servizio (in genere un gommone) a remi o con un motore fuoribordo

 

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