Le vie delle perle

Un viaggiatore in questo paese non porta provviste, … e nemmeno ducati o dracme.
Deve portare con sé pezzi di sale e ornamenti o bigiotteria di vetro, che la gente chiama nazhms (
fili di perle di vetro) e qualche sostanza aromatica”.
Ibn Battuta, viaggiatore marocchino, sulla via per Timbuctù (1352)

Fin dai tempi più remoti l’uomo ha sentito il desiderio di adornare il proprio corpo.
L’ornamento afferma la nostra umanità, distinguendoci dagli animali.
I primi ornamenti durevoli realizzati dai nostri antenati storici furono proprio le perline: fabbricati in pietra, corno, conchiglia, terracotta, metallo e vetro, i piccoli grani luminosi e colorati erano indossati come decorazione e amuleti, in un binomio inscindibile e mutevole tra estetica e misticismo.
In Africa questa tradizione ha avuto particolare significato, svolgendo un ruolo centrale nella pratiche sociali e religiose, oltre che permeare i diversi aspetti della vita quotidiana.
Non a caso il continente divenne uno dei più importanti crocevia del commercio internazionale di perline che a partire soprattutto dal Medio Evo si sviluppò principalmente tra Europa, Medio Oriente e India.
Alla già esistente produzione locale si affiancarono così gradatamente, e in quantità sempre più preponderanti, le perline di importazione.
Il vetro, un tempo materiale raro e semi-sconosciuto in Africa, lavorato con le tecniche più svariate e sofisticate, divenne ben presto l’oggetto principale di questi traffici.
Le perle di vetro prodotte in Boemia, in Olanda, in Egitto e soprattutto a Venezia raggiungevano i mercati dell’Africa occidentale lungo le vie carovaniere sahariane e le rotte dell’Oceano indiano.
A partire dal XV secolo l’Africa importò milioni di tonnellate di perline, di infinite fogge e qualità.
Alcune vetrerie europee, basti pensare a Murano, si specializzarono in particolari produzioni, ognuna destinata a soddisfare i gusti e la cultura dei vari popoli africani.
In certe regioni dell’Africa le perline assunsero anche il ruolo di valuta franca, la sola universalmente accettata anche nelle zone più remote dell’interno.
I grandi esploratori del continente africano dell’800 si avvalsero egregiamente delle perle di vetro come moneta per acquistare servizi e scorte di cibo durante le spedizioni.
Richard F. Burton, nel resoconto della sua spedizione alla ricerca delle sorgenti del Nilo, nel 1860, annotava che al tempo, in Africa Orientale, circolavano circa 400 varietà di perle, ognuna con il suo peculiare nome, valore di scambio e collocazione geografica di mercato.
L’avventura delle perle di vetro, tra splendori e misteri ancora da scoprire, percorre come un filo rosso almeno dieci secoli di storia africana: gli oggetti esposti in questa mostra sono quindi la testimonianza inequivocabile di rapporti culturali, religiosi e commerciali stabili che hanno foggiato indelebilmente il volto del continente.
Il colore, la forma, la tecnica di lavorazione di ogni singola perla sono peculiarità uniche, che permettono l’attribuzione ad un luogo ben preciso di produzione in una determinata epoca, consentendo di tracciare una mappa interculturale del vecchio mondo.
Restituendo all’Africa la sua storica vocazione di crocevia di culture.

Paolo Novaresio 

Foto Bruno Zanzottera