Egonomia

    di Gabriele e Vittorio Magrì
    Youcanprint
    pp. 125
    € 10

    EGOnomia - Gabriele e Vittorio Magrì

    È un viaggio immateriale, simbolico e irriverente quello che la politica e l’economia hanno compiuto negli ultimi anni.
    Un viaggio che le ha allontanate dalla natura e, di riflesso, ha convinto l’uomo a prendere le distanze dal suo “bambino interiore”, e di conseguenza dai figli.

    A raccontare questo percorso contro corrente sono i gemelli Gabriele e Vittorio Magrì, da anni impegnati nel campo degli effetti speciali cinematografici, con diverse collaborazioni con Sergio Stivaletti, Dario Argento, Roberto Benigni e Sergio Rubini.
    Nel loro “Egonomia. La crisi economica ha origine nel cuore”, gli autori invitano a liberarsi dalle catene invisibili, fatte da false convinzioni e valori errati, per ricostruire l’unione e creare un mondo migliore.

    Introdotto da una prefazione dell’oncologo Claudio Pagliara, il libro nasce da lunghe passeggiate in campagna, che i gemelli Magrì hanno iniziato a fare ai primi sentori della crisi, già sul finire del 2005.
    Facendo un calcolo, approssimato probabilmente per difetto, in otto anni avremo percorso a piedi circa 12.000 chilometri, vale a dire la distanza tra l’Italia e l’Australia.
    Durante questo nostro profondo e speciale contatto con la Madre-Terra, i nostri amici più cari diventarono i cani randagi, le lucertole, i topi, i falchi, le cicale, le formiche, gli alberi di ulivo, i cespugli di more, le spighe di grano. Sole, vento, pioggia e neve non ci fermavano”.

    Peripatetici come i membri della scuola aristotelica, Gabriele e Vittorio iniziano a riflettere camminando sul senso della vita, del progresso, del mondo del lavoro, del denaro, della felicità.
    “Non potevamo fare a meno di notare, con continuo stupore, l’infinita perfezione della natura in cui vigevano sempre i principi dell’organizzazione, della responsabilità, della meritocrazia, dell’unità, della condivisione e della giustizia”.
    Da qui, l’idea che l’attuale crisi economica rappresenti solamente l’ultimo stadio di una malattia cronica che affligge l’umanità, da sempre.
    Per inquadrarla, e ovviamente proporre soluzioni, gli autori parlano delle banche, dei prestiti-truffa, del capitalismo, del comunismo, delle discriminazioni sociali.

    “Purtroppo gli esseri umani, essendosi allontanati dalla natura, hanno sviluppato un ego-centrismo ed un ego-ismo smisurato. Questo ormai tristemente noto senso di separazione, ha fatto sì che nella ripartizione del denaro (o porzione di pasta) contasse di più il tipo di mestiere, il titolo di studio, il quoziente di notorietà, il sesso del nascituro, l’orientamento politico e nondimeno l’arbitrario concetto di responsabilità”.
    Questi dettagli permettono a un’attrice di guadagnare 20 milioni di dollari per ogni film, mentre a un carrozziere ne toccano solo 1.300 al mese.
    Da un triste dato italiano emerge che il 50% della ricchezza totale è in mano solo al 10% dei cittadini”.

    Per spiegare l’atto del condividere, Gabriele e Vittorio ricordano un esperimento molto significativo, condotto dalla ONG Acción Contra el Hambre, un’organizzazione umanitaria spagnola che combatte la denutrizione sul pianeta.
    A una coppia di bambini seduta a un tavolo sono stati presentati due piatti coperti, che loro – una volta lasciati soli – avevano il compito di scoprire, dopo aver contato fino a tre.
    La particolarità dell’esperimento prevedeva che solo in uno dei due piatti ci fosse un sandwich.
    “Come reagivano i bambini? Dopo qualche attimo di legittima sorpresa, il bambino fortunato spezzava in due il suo sandwich e serenamente ne donava una metà all’altro. Questo comportamento si verificava sistematicamente con tutte le coppie di bambini sottoposte all’esperimento, che avevano un’età compresa fra i 2 e gli 8 anni e non si erano mai incontrati prima”.
    È a questo senso di famiglia universale che bisogna puntare per superare la crisi.

    In maniera insolita e a tratti sognante, l’economia viene trattata per la prima volta in un libro con lo sguardo fisso sulla natura, attraverso esempi semplici ma illuminanti.
    “Se ad un gatto alle prime armi sfugge un topo durante la caccia, non perde tempo a biasimarsi.
    Non cerca colpevoli intorno a lui né dentro di lui. Sua madre lo sostiene, non certo lo punisce. Nessuno lo deride o lo umilia.
    Per il gattino, il solo fatto di aver rimandato il pasto chissà per quanto tempo, costituisce già la sua punizione e questa lo sprona a riflettere e a perfezionare la sua tecnica di caccia”.

    Accettare e perdonare gli errori propri e quelli altrui non è debolezza, anzi richiede una forza e un coraggio non comuni.
    Questo non significa condividere, giustificare o incentivare i comportamenti malsani, ma semplicemente riconoscere o far riconoscere all’altro che un comportamento è svantaggioso, nocivo e che non conviene ripeterlo.
    Il risultato di questa originale analisi è che, in definitiva, siamo un po’ tutti innocentemente responsabili di questa crisi. E allora? Il cambiamento deve partire da ciascuno di noi, nella ricoperta dell’altro e di noi stessi.

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