Fotografia senza confini

    di Barbara Dall’Angelo
    Editrice Reflex
    pp. 128
    € 18

    Dal romanticissimo Mont Saint-Michel alla fioritura della lavanda in Provenza, dai cavalli selvatici della Camargue al tappeto di giacinti che ogni anno, a fine aprile, tappezza la foresta di Hallerbos, in Belgio: sono solamente alcune delle idee per un viaggio fotografico suggerite da Barbara Dall’Angelo nel suo libro “Fotografia senza confini”, che contiene una ricca selezione delle immagini realizzate dall’autrice durante trenta viaggi in tutto il mondo.

    Il volume è una raccolta di esperienze, segreti e tecniche per fotografare a tutte le latitudini e per trasformare in poco tempo i “clic” amatoriali in qualcosa di più consapevole e personale.
    “Amo viaggiare da sempre”, spiega la fotografa nell’introduzione. “Provengo da una famiglia di grandi viaggiatori: mio nonno all’inizio del Novecento si spinse fino in India e poi nelle Americhe. Uno dei pochi italiani dell’epoca emigrati nel Klondike alla ricerca dell’oro. In un certo modo, mi sento anch’io alla ricerca di qualcosa di prezioso”.

    L’amore per la fotografia è arrivato nel tempo, come una naturale conseguenza del suo desiderio di viaggiare.
    “Avevo già una particolare attenzione alla composizione, potevo deviare un percorso per fare una fotografia, svegliarmi presto e ricercare atmosfere nebbiose, ma scattavo comunque in funzione automatica, senza alcun tipo di reale ricerca. Mi bastava portare a casa qualcosa che tra le mura domestiche mi permettesse di ritornare in quei luoghi”.

    Poi un giorno, al rientro da un’esperienza “on the road” nel sud-est degli Stati Uniti, Barbara ha sentito il desiderio di ritrovare il sentimento provato davanti alle immensità dei boschi dei monti Appalachi, alle atmosfere paludose delle Outer Banks, alle nebbie delle Smoky Mountains, mentre quello che aveva portato a casa erano solo discrete cartoline.
    “Da quel giorno mi sono ripromessa che avrei ricercato le suggestioni provate davanti a quello che la natura ci regala. Non volevo più che nei miei scatti ci fosse solo una riproduzione del paesaggio bensì una relazione tra il paesaggio e la mia interiorità”.

    Raccogliendo tutta l’esperienza acquisita in anni di studio, sperimentazione, corsi di fotografia serale, workshop sul campo e lettura di manuali, Barbara Dall’Angelo ha scritto un testo che spiega a tutti, esperti e principianti, come guardare il mondo attraverso un obiettivo.
    Non mancano i consigli per trasformare un viaggio qualunque in un’occasione per raccogliere buoni scatti, i suggerimenti per non scordare a casa l’attrezzatura indispensabile, ma anche per scegliere (o lasciare a casa) il compagno di avventura perfetto.

    L’insegnamento maestro è quello di sfruttare i luoghi vicini come una palestra fotografica per allenare lo sguardo, imparando a isolare il particolare dal contesto, trovare linee e geometrie nei paesaggi, cercare l’equilibrio nel caos e trovare il centro di interesse all’interno di un paesaggio.
    “A parte lo scontato vantaggio economico implicito in un viaggio nei paraggi, la breve distanza permette di tornare agevolmente nel medesimo posto in diversi momenti di luce, in condizioni meteorologiche diverse o anche in stagioni diverse”, spiega la fotografa.

    Poi, dopo aver imparato a incantarsi davanti alla propria finestra, si può partire per i primi viaggi con l’obiettivo.
    Largo spazio viene allora dedicato alle varie tipologie di avventura, da quelle più agevoli (magari nella stessa Italia) fino a quelle nelle terre esotiche e ai confini del mondo.
    Si scopre così come esporre sulla neve, nel deserto, all’alba e al tramonto; si apprende come fotografare il fuoco (magari dei vulcani), l’acqua (di cascate, torrenti e laghi), gli animali nel loro habitat e la luce della notte, fra stelle, fulmini e luna.

    Poi, alla fine, non mancano neppure i suggerimenti su come comportarsi una volta rientrati a casa, con gli occhi ancora pieni delle immagini dei luoghi esplorati fino a ieri.
    Qui inizia un lavoro impegnativo, che richiede tempo e pazienza: si tratta infatti di catalogare le immagini e imparare le tecniche della post-produzione e le tecniche di esportazione per consentire la condivisione con altri media.

    In definitiva, perché viaggiare con la macchina fotografica a tracolla? Per scoprire bellezza e interesse in ciò che normalmente ci lascia indifferenti e che addirittura non notiamo.
    “In questi anni di assidui viaggi fotografici fatti in terre vicine e lontane, le innumerevoli volte in cui ho sfiorato il peggio non mi ha fatto desistere dal continuare e dall’andare ancora e ancora alla scoperta del nuovo”, precisa l’autrice.
    “Per me viaggio e fotografia sono linfa vitale e fino ad ora nessun luogo è stato da dimenticare ma tutto da conservare nel cuore e negli scatti. Ho capito di aver intrapreso la strada giusta quando, andando in viaggio con la mia più cara amica, Eloisa, lei riguardando le mie fotografie ha detto: io ero lì con te ma tutto questo non l’ho visto…”.