India. Complice il silenzio

    di Luca Buonaguidi
    Italic Pequod
    pp. 68
    € 10

    India. Complice il silenzio di Luca Buonaguidi

    “L’India che cambia e sorride morbida, accanto all’India che mendica ignominia” è la protagonista di un libro che potremmo definire vibrazionale, perché fra le sue pagine è possibile avvertire suoni, profumi e vibrazioni di una terra dove le anime appaiono più leggere, forse per avvicinarsi al cielo o a un’armonia cosmica.

    India. Complice il silenzio è il libro scritto da Luca Buonaguidi, classe 1987, che ha voluto raccontare in versi il viaggio di sei mesi compiuto da solo e via terra nel 2013 attraverso Sri Lanka, India, Bhutan, Nepal, Tibet e Kashmir: durante quell’esperienza, ha scritto un diario di viaggio che alla prosa ha preferito la poesia, delicata e capace di scavare fra i sentimenti, ispirandosi a quei pochi ma grandissimi viaggiatori-poeti come Herman Hesse, Blaise Cendrars e Nicolas Bouvier.

    Il libro contiene molte citazioni che hanno come tema il viaggiare in India e i testi sacri induisti e buddisti, oltre a nove fotografie di viaggio in bianco e nero dell’autore e una post-fazione di Giulia Niccolai, scrittrice, fotografa, grande viaggiatrice e oggi monaca buddista che ha collaborato con Pasolini, Moravia, Calvino, Eco, Porta, Sanguineti e tanti altri.

    A breve, nascerà anche un cd con la lettura di brani estratti dal libro, sonorizzati dal musicista elettronico Chris Yan, con cui Buonaguidi intende portare in tour il libro.
    L’intento – su carta e poi dal vivo – è dunque quello di coinvolgere il pubblico in una testimonianza spirituale dove i versi si offrono al servizio della geografia dell’India e dell’anima, viaggiando con l’autore.

    Sembra quasi di sentire scorrere quei giorni come “sequenze senza nome che un guardiano lascia entrare da una porta del sentire” di cui Luca scrive a Varanasi oppure di vedere le “distanti cime” che “sovrastano l’orizzonte, mentre la piena del Gange mi cinge” descritte a Rishikesh.
    A volte, le poesie si riducono a pochi versi, come a quel “Sono felice. Potrei aggiungere altri dettagli ma la felicità sta nel toglierli”, ricordo di Punakha; altre volte, invece, si dilatano a un’intera pagina, come a Ellora, dove “le ombre gettate dalle pareti erette” si confondono con “un uscio restante che cigola ospite della casa che prima apre, ora chiude e si fa alone di tutto ciò che è distante”.

    L’opera di Luca Buonaguidi scorre leggera, fra ricercatezza e spontaneità, rivelando un viaggio che lo ha rinnovato sia nella personalità che nella poetica: il sottotitolo, “Complice il silenzio”, allude quasi “a una voce poetica fievole, dimessa e impermanente come l’India che osserva, immersa nel fascino eterno di culture abitate dal primordiale”, scrive l’autore nell’introduzione, “cui ho posto il mio verso a cassa di consonanza di senso e, appunto, silenzio”.

    Mentre l’autore “raccoglie nel palmo della mano quello che la strada gli ha dato”, il libro si chiude quasi con l’impressione che ogni avventura in giro per il mondo – un po’ come la poesia – cambi qualcosa nel profondo di chi la vive, o la legge; un meccanismo, anche minuscolo o insignificante, che impedisce però di essere come prima, ma rende ogni giardino interiore come “un prodigio di fiori”.