L’Italia con gli occhi di Dante. Guida del viaggiatore

    di Raffaella Cavalieri
    Minerva Edizioni
    pp. 184
    € 16,90

    Si intitola “L’Italia con gli occhi di Dante. Guida del viaggiatore” il manuale in cui Raffaella Cavalieri ha ricostruito con sorprendente minuzia la storia dei luoghi che hanno visto protagonista il Sommo Poeta e nei quali, ancora oggi, è possibile ritrovare le sue orme o il suo spirito del luogo.

    A distanza di oltre settecento anni, l’autrice ha compilato un’opera che propone un itinerario tra Toscana, Marche, Lazio, Veneto ed Emilia Romagna, delineato dopo aver consultato una molteplicità di fonti storiche, ma sempre pensando al viaggiatore e al turista colto di oggi che voglia aprire gli occhi su un paesaggio che si presenta ancora disseminato di un glorioso passato.

    Dante a Verona. Antonio Maria Cotti (1840 – 1929)
    Dante a Verona. Antonio Maria Cotti (1840 – 1929)

    Nel libro percorri l’Italia, mostrando differenze e similitudini fra i luoghi di oggi e quelli dei tempi di Dante. In linea generale, quanto è cambiata la geografia, ma anche il modo di percepirla e viverla dai viaggiatori?

    La geografia, senza dubbio, è cambiata molto.
    Abituati alle grandi città, è difficile immaginarsi oggi come dovevano essere ai tempi di Dante i piccoli agglomerati che si sviluppavano entro mura o intorno a castelli e fortezze, su colline o lungo le coste.
    Le stesse vie di comunicazione sono cambiate, e con esse i mezzi di trasporto: si pensi a Ravenna ad esempio, una delle tappe dell’itinerario dantesco nella guida, che nell’antichità si raggiungeva solo via mare.
    La difficoltà oggi sta nel ritrovare elementi di quel passato nella geografia di oggi, nelle città che si sono sviluppate ed evolute e che al loro interno hanno “assorbito” ciò che resta del secolo di Dante e che si svela all’attento osservatore.

    E qui entra in gioco la percezione…

    Lo sguardo del viaggiatore, per non parlare del turista, è cambiato molto, non solo dai tempi di Dante, ma anche da quello dei grandi viaggiatori di un passato più prossimo.
    È grazie al loro sguardo e alla loro curiosità che ho potuto, in molti casi, ricostruire la storia di un luogo o di un monumento.
    Questa è una Guida per il viaggiatore, per colui che sa procedere lentamente, che sa fermare lo sguardo sui dettagli e cogliere cose che il turista frettoloso – con tanto di smartphone pronto allo scatto – non riesce a vedere.

    Quale luogo, monumento o altro (rimasto inalterato nel tempo) deve assolutamente essere raggiunto da chi desidera vedere l’Italia con gli occhi di Dante?

    Dal tempo di Dante sono trascorsi ben sette secoli ed è inevitabile che i luoghi siano cambiati. Oltre al degrado dovuto al tempo, ci sono state anche le guerre e i danni dei bombardamenti.
    Per molto tempo poi non ci si preoccupò – perché non era nella mentalità, non c’era lo studio e l’attenzione alla vita ed ai luoghi biografici degli autori – nemmeno di sapere quale casa o quale castello fossero stati abitati dall’Alighieri.
    Sono frutto di ricerche che riportano almeno la data dell’Ottocento: in casi come l’abitazione di Firenze, ci si trova di fronte ad edifici piuttosto moderni perché, una volta identificato il luogo, sono stati poi ricostruiti.
    Come sempre, sono i luoghi immersi nella natura che rimangono maggiormente inalterati nel tempo.

    Cosa consigli per provare a immaginare Dante intento a scrivere versi o a pensare alla sua Beatrice?

    Sicuramente l’escursione in Casentino, tra la fonte dell’Arno, le antiche rocche e castelli ed i secolari monasteri di Camaldoli e La Verna.
    Tutti i grandi viaggiatori del passato sono rimasti incantati dagli spiriti del luogo che aleggiano nella valle, tra santi, poeti, signori e cavalieri, tra preghiere e miracoli, poemi e battaglie, tutti racchiusi e conservati nel silenzio delle montagne che circondano e chiudono il Clusentinum, dal latino appunto Valle Chiusa.
    Come affermava Paul Sabatier, la valle e i suoi abitanti sembrano aver condotto nei secoli un’esistenza propria, simile a un’isola in mezzo all’oceano.
    Questo, insieme alle scarse vie di comunicazione, hanno permesso al Casentino di preservare la propria immagine originale.

    Un’altra visita che emoziona sicuramente il pellegrino?

    La tomba a Ravenna: personalmente quando sono arrivata davanti alla cappella ho avuto quasi timore di entrare, come se avessi dovuto aspettare il momento giusto per la solennità di accedere a quel piccolo tempio e con la consapevolezza che lì sarebbe terminato il viaggio, dove era terminato il suo.
    Per i più forti di spirito Pisa, tra la meravigliosa Piazza dei Cavalieri e la Chiesa di San Francesco che conserva le ossa del Conte Ugolino, dei figli e nipoti…
    Nella semi oscurità della chiesa è impossibile non sentire riecheggiare nella propria mente i versi danteschi … la bocca sollevò dal fiero pasto… e non sentire i brividi lungo la schiena.
    Gradara, infine, benché si narri che la tragedia di Paolo e Francesca si sia consumata a Rimini in uno dei palazzi che oggi non esistono più, offre al viaggiatore una sorta di scenario medievale: il castello fu ristrutturato nel 1920 ricreando le ambientazioni della tragedia come da copione della Francesca da Rimini dannunziana.
    Il paese che si sviluppa entro le mura, il percorso attraverso le grotte medievali del castello, il museo delle torture ricostruiscono tutto quello scenario come in una sorta di museo a cielo aperto, pieno di rievocazioni storiche e letterarie.

    Su quale documentazione ti sei basata per costruire questa guida?

    Dietro, c’è un lavoro di diversi anni, fatto di una meticolosa raccolta di ogni piccolo indizio che potesse tornarmi utile.
    Pensavo alla guida già dai tempi del mio primo libro ‘Il viaggio dantesco. Viaggiatori dell’Ottocento sulle orme di Dante’: quello era uno studio di questo fenomeno del tutto nuovo nel viaggio, quello di compiere un itinerario non più per motivazioni scientifiche, religiose, politiche o di istruzione, ma per comprendere meglio la poesia di un poeta nel luogo stesso in cui aveva avuto origine.
    Parliamo quindi di dieci anni fa: volevo ricreare l’itinerario nel paesaggio contemporaneo.
    Dunque quei viaggiatori ottocenteschi mi sono stati sicuramente di aiuto, non solo per l’idea, ma per avere un’ulteriore occhio nel passaggio dei secoli: loro mi davano la testimonianza di ciò che trovarono nell’Italia di Dante due secoli fa.
    Alle loro voci si sono affiancati altri viaggiatori tra Settecento e primi del Novecento, e poi inevitabilmente molte fonti storiche, tra documenti d’archivio, statuti, testi storici, studi danteschi, testi letterari, corrispondenze, oltre ovviamente alla Divina Commedia.

    Hai compiuto anche un “viaggio di verifica” sul posto?

    Certamente, e ho intrattenuto anche un curioso e piacevole scambio di mail (a dimostrazione di come i tempi son cambiati da quelli di Dante) con uno dei discendenti della famiglia Serego-Alighieri di Verona, di cui avevo trovato citata tra i viaggiatori una gentilissima contessa vissuta nell’Ottocento che, scrivono, avrebbe collezionato edizioni di pregio del celebre antenato, collezione però non rinvenuta nelle proprietà.
    A tutto questo si è affiancata la ricerca iconografica che arricchisce il volume.
    Anche questa si rifà a materiale prodotto da artisti stranieri in viaggio in Italia o da materiale d’archivio rinvenuto nel corso delle ricerche, a cui ho affiancato fotografie degli stessi luoghi visti oggi.

    Quanta Italia è racchiusa nella Divina Commedia?

    Moltissima. E per Italia non intendo solo aspetti o indicazioni geografiche.
    Dante fu per i suoi tempi, come lo furono poi anche Petrarca e Boccaccio, dei precursori nel campo della geografia storica e troviamo in loro molte descrizioni e particolari che per la loro epoca erano davvero inusuali.
    Pensiamo alla precisa descrizione del percorso dell’Arno in Casentino, da un paese all’altro, e quando poi torce il muso ad Arezzo, esattamente pochi chilometri prima di raggiungere la città è di un’estrema precisione che veramente sorprende per l’epoca.
    Ma, come dicevo, non ci sono solo riferimenti geografici.
    La Divina Commedia fu definita come una grande enciclopedia del Medioevo: Dante racconta una storia a noi lontana, lo fa con aneddoti, metafore, rapidi accenni, ma sono tutto ciò che ci ha consentito nei secoli di ricostruire la storia della nostra nazione, di ricrearne l’identità nazionale, tra monumenti, edifici, eventi storici e politici, ma anche attraverso la vita di tutti i giorni, attraverso le tradizioni e le credenze popolari.
    Con poche parole Dante ci parla del Palio del Drappo Verde di Verona, ci descrive il flusso dei pellegrini diretti a San Pietro per il primo Giubileo della storia, accenna alla Pina di bronzo che si trovava nel quadriportico dell’antica basilica di San Pietro, parla del carrarese e dei bianchi marmi, ci racconta in maniera così dettagliata della prigionia del Conte Ugolino, che quasi sembra di sentire il rumore del chiavistello che sigillò la porta dell’orribil torre.
    Insomma, un po’ di tutto: arte, monumenti, chiese, usanze, società, storia; tutti gli elementi che fanno la storia di una nazione.

    Cosa colpiva lo sguardo di Dante e come possiamo vivere con la stessa intensità la nostra “passeggiata letteraria” lungo l’Italia?

    Dante era un acuto osservatore, sia della storia, degli eventi politici e religiosi ma anche della società del suo tempo, per questo la Divina Commedia si conferma sempre più un’enorme enciclopedia del medioevo.
    Ripercorrere oggi l’itinerario che ho pensato significa adottare lo sguardo dantesco e di tutti coloro che ci hanno preceduti in questo viaggio letterario, storico, artistico e le cui voci riecheggiano nelle nostre menti ad ogni passo.
    È un modo diverso di viaggiare, è un modo inedito di guardare l’Italia che spesso lasciamo per altri lidi, dimenticando il suo inesauribile patrimonio di memorie, bellezze, storia e civiltà.

    Paola Rinaldi