La stanza di Anton

    di Clarissa De Rossi
    Edison Publishing
    pp. 168
    € 14,99 - in versione ebook € 4,99

    La stanza di Anton - Clarissa De Rossi

    Un viaggio visionario dentro il cuore dell’Africa. La stanza desiderata è quella di Anton, un  colonello inglese ritratto nel forzato riposo nella sua casa di Richmond, a Londra, dopo aver partecipato alla più sanguinosa guerra civile della storia africana: quella del generale Amin Dada in Uganda. Un’esperienza che segnerà la sua vita e quella delle sue donne, Margherita, la premurosa moglie e di sua cugina Marta.
    Sarà Marta a svelare i segreti che questa stanza cela, in una prospettiva tutta femminile della “Storia e del viaggio”. Valicherà i suoi confini, cedendo il passo alla sua inquieta ricerca di esperienza, intraprendendo il percorso inverso dei grandi flussi migratori, in un viaggio visionario dentro il cuore dell’Africa, voce ai canti e all’esperienza “invisibile” delle donne, di ogni tempo e di ogni luogo.
    Il significato del suo viaggiare rende giustizia al significato delle migrazioni femminili che sono state per lungo tempo ignorate dalle statistiche e dai numeri.

    Invito alla lettura


    Clarissa De Rossi per Luomoconlavaligia.it

    Tutto sembrava pronto per la partenza. Marta aveva riservato lo spazio solo per l’indispensabile. Pur non essendo una grande viaggiatrice aveva sorpreso se stessa. La sua capacità di economizzare lo spazio perché infine tutto quello di cui aveva bisogno fosse lì, a portata di mano, l’aveva commossa. L’ultima volta che aveva fatto le valigie per un lungo viaggio aveva lasciato la sua isola, la terra di agrumi e zagara, di cui conservava ancora intatto l’odore sotto i lobi delle orecchie. Non c’era modo di liberarsi di quel profumo. Era come un’anima che aveva cosparso con il suo alone tutti gli angoli del suo corpo. Di quel profumo, agre e dolce insieme, di questa sua natura amara e dolcissima che, nella dicotomia altalenante dei suoi sbalzi di umore, la tormentava quotidianamente. E non c’era attimo che avesse perduto il senso delle sue origini. C’è nella precaria condizione dell’isolano, un senso di attaccamento all’effimero, a qualcosa che rimane sospeso fra cielo e mare, che ha dello schizofrenico. È come se si vivesse perennemente in una condizione credendo di viverne, al di là dei confini della mente, una più importante e grave, che si nutre della sua dimensione illusoria. Forse è il non avere confini, intorno a sé nessun limite terrestre ma solo un immenso continente cangiante e liquido, a rendere il senso del ritorno, o dell’andare, così penoso. Come se il dolore del ritorno, come Itaca per Ulisse, fosse solo una condanna a emigrare con la nostalgia verso qualcosa, che in realtà non esiste, se non nella mente. Tutto ciò che siamo, tutto ciò che viaggiamo, le nostre valige perfino, sono solo la proiezione di noi stessi, o meglio dello stato d’animo che in quel momento si interpone fra noi ed il nostro coupon di viaggio. In realtà, non siamo mai partiti. È il mondo che ha girato sotto di noi, beffandosi del nostro faticoso peregrinare in cerca di qualcosa che si trovava proprio sotto i nostri tacchi. Tutto quello che abbiamo finto di lasciare dietro di noi, non si è mai staccato dalla nostra ombra, anzi. Ne ha disegnato il profilo sui selciati, direzionando i nostri passi. Stupido chi crede di non avere Storia, né memoria. Questa si nutre di ogni nostro gesto, del tono che vogliamo dare alla nostra voce, delle nostre scelte lessicali perfino.

    La stanza di AntonLeggi qui l’anteprima in pdf


     

    Clarissa De Rossi da anni lavora nel campo della cooperazione internazionale, collaborando con diverse ONG italiane nell’ambito di progetti di sviluppo in Africa.
    Il suo blog è maildafrica.com

    La stanza di Anton è disponibile in formato ebook su Feltrinelli