Un altro bicchiere di arak

    di Angelo Zinna
    Villaggio Maori Edizioni
    pp. 280
    € 14

    Un altro bicchiere di arak - Angelo Zinna

    Il racconto di un viaggio appassionato attraverso l’antica Via della Seta e, in particolare, l’Iran. “Un altro bicchiere di arak” è l’ultima fatica letteraria di Angelo Zinna, un giovane come tanti, partito per un’esperienza all’estero, ma ritornato solo cinque anni dopo.

    Il volume si concentra in particolare sugli ultimi quattro mesi trascorsi on the road, tra Asia e Oceania, e tratteggia un’immagine nuova dell’Iran, nel tentativo di rompere i pregiudizi e mostrare come sia ancora possibile viaggiare senza limiti di confini, senza preconcetti nei confronti del diverso.

    Con la leggerezza di un romanzo e la minuzia di un documentario, il libro segue il percorso di Angelo, rigorosamente via terra, condividendo i mezzi e gli spazi con le persone del luogo. Sono stati proprio i passaggi, gli autobus, i traghetti e i treni locali a consentire all’autore di muoversi in modo più spontaneo, seguendo l’istinto, senza essere legato alla prenotazione successiva.

    Non ci volevo credere. Facevo veramente molta difficoltà, ad ammettere ciò che avevo trovato. Non è possibile, mi dicevo, non è possibile aver viaggiato per anni, aver percorso strade larghe e strade strette, vie asfaltate e vie sterrate, tratte lunghe e tratte brevi, ed esser dovuto arrivare fino in Iran per trovarne uno. Allora esistono, esistono davvero. È valsa la pena, arrivare fin qui. Prima di separarci mi ha teso la mano, ma no, non bastava, dovevo abbracciarlo. L’ho abbracciato forte e stretto e a voce bassa, nel suo orecchio, ho sussurrato «Grazie». Grazie, grazie dei tuoi servizi. Grazie di esserci, di essere. Grazie di avermi fatto recuperare fiducia nell’umanità. Ero appena arrivato a Teheran e, per la prima volta nella mia vita, avevo incontrato un tassista onesto.

    Fra i primi incontri in terra iraniana c’è quello con Medhi, un geografo che faceva il tassista perché laggiù la sua vera professione non era un lavoro possibile, nonostante le due lauree. Poi inizia il tour sugli autobus fra deserti polverosi e colline bruciate dal sole, all’interno di un Paese pieno di sorprese e meravigliosi incontri.

    Come quello con Hadi, un uomo di mezza età, vestito in modo distinto, con una camicia scura a righe blu abbottonata fino al collo e dei pantaloni grigi di cotone, che lo accompagna fra mercati e moschee dopo un incontro casuale, senza aver voluto niente per essere ripagato, neanche un pranzo.

    Per me, che vagavo senza guida, senza mappa e senza meta, era stato di grande aiuto. Mi aveva introdotto a sfumature difficili da percepire e mi aveva dato accesso ad aree altrimenti a me chiuse. Il suo silenzio iniziale era stato nient’altro che un modo di coprire i suoi modi impacciati, un tentativo di evitare domande inopportune che avrebbero potuto offendermi.

    Fra bicchieri di arak, calle-pace e hijab, ma anche numerosi passaggi in autostop, doni ricevuti e inviti inaspettati, Angelo Zinna scopre un Iran autentico, genuino, umano. Ma non c’è solo quel Paese e il contrasto tra la sua immagine ad Occidente e il carattere della gente. C’è anche tutta la strada percorsa per arrivarci in Iran. Ci sono le dittature dell’ex-Unione Sovietica, le montagne del Kirghizistan, una Cina non Cina e, da qualche parte, anche un pezzetto d’India.

    E c’è tutto un percorso, un viaggio, che nasce come nient’altro che una forma di resistenza all’abitudine. Tanti posti e tanti episodi, spesso coperti di uno strato di comicità che è l’unico antidoto per gli incidenti che si può portare con sé lungo la strada.

    Tanti vorrebbero tornare a casa arricchiti, magari cambiati o toccati emotivamente da ciò che hanno incrociato, ma che questo accada è estremamente raro. Raccontarlo però è appagante, che si tratti di realtà o meno e, agli occhi degli altri, la differenza non esiste. È così che piccoli gesti di educazione diventano simboli di grande umanità, è così che un’intera nazione diventa la “Terra dei sorrisi” ed è così che la povertà diviene una virtù quasi invidiata.

    Un altro bicchiere di arak - Angelo Zinna

    SHARE
    Articolo precedenteThe Sushi Game
    Articolo successivoDove nasce l’arcobaleno