Seicento giorni alla ricerca della libertà perduta

Luca Cavallari - Il mio giro del mondo

“Nessuno è più schiavo di colui che si ritiene libero senza esserlo”. Lo aveva scritto Johann Wolfgang von Goethe nel romanzo “Le affinità elettive” e adesso ama ripeterlo Luca Cavallari, 36 anni, di Zola Predosa (Bologna), che ha deciso di rivoluzionare la propria vita e partire per un giro del mondo in 600 giorni, proprio alla ricerca di quella libertà che da tempo non sente più di possedere.
Per farlo ha lasciato il lavoro, un’occupazione fissa e redditizia nel settore della moda, e ha iniziato a progettare un itinerario verso est, che sfrutterà la Transiberiana per raggiungere la Mongolia e affrontare di seguito Cina, Nepal, India e poi Australia, prima di raggiungere il Nord America, scendere verso sud e ritornare in Europa.

Luca, da cosa scappi? Dalla noia, dalla monotonia, dalla routine?
In realtà, il mio progetto non nasce da un’idea di fuga, ma di libertà. Io non sto mollando tutto per prendere le distanze da qualcosa o qualcuno, ma piuttosto sto cercando uno stile di vita che rispecchi il mio carattere.

Quando hai preso questa decisione?
Circa un anno fa, dopo il Cammino di Santiago, che avevo deciso di affrontare per staccare la spina dalla mia infelicità. In quel periodo, sentivo un profondo vuoto interiore. Ricordo ancora una sera al semaforo: ero fermo con la mia automobile, una Audi A3 nuova di zecca, quando accanto a me si è fermata un’auto di grossa cilindrata e ho iniziato a ragionare sulla possibilità di comprarla e di cambiare la mia, fresca di concessionario. Mi è bastato un attimo per capire che qualcosa non andava nella mia testa, perché ero sempre alla rincorsa di ciò che non avevo. E quando lo ottenevo, volevo altro per accumulare sempre di più.

Luca Cavallari - Il mio giro del mondo
Luca Cavallari

E allora cos’hai fatto?
Ho iniziato a togliere, anziché aggiungere. Nel senso che ho venduto auto, moto e via via tutto il superfluo. Man mano che eliminavo qualcosa, mi sentivo più leggero e alla fine ci ho preso gusto: mi conquistava l’idea di capire cosa mi servisse realmente e cosa invece fosse inutile. Finché, un giorno, mi sono detto: “Voglio cambiare stile di vita e lasciare il lavoro. Allora, perché non ricominciare dal mio sogno nel cassetto, dalla cosa più grande a cui posso aspirare, ovvero fare un giro del mondo?”. Ovviamente, non potevo farlo dalla sera alla mattina, però ho iniziato a progettarlo.

In che modo?
Ho chiuso la partita IVA, mi sono informato sulle vaccinazioni necessarie e ho abbozzato un itinerario da seguire. A dire il vero, il tragitto che ho immaginato è solamente un’idea di massima, perché sono aperto a qualsiasi deviazione: più che i luoghi in quanto tali, infatti, mi interessa l’incontro con le persone e la cultura locale. Quello che cerco è un cambio di mentalità, voglio riuscire a vedere le cose in maniera diversa e conoscere quanto più possibile del mondo.

Come ti manterrai nel corso del viaggio?
Con i risparmi che ho messo da parte negli ultimi anni, soprattutto da quando ho dato un taglio alle spese. Ho ipotizzato un budget di 30 euro al giorno, pur sapendo che ci saranno zone del mondo in cui questa somma sarà più che sufficiente e altre invece dove mi capiterà di sforare. Ho messo in conto di utilizzare quanto più possibile soluzioni di accoglienza come il couchsurfing e di spostarmi soprattutto via terra, a piedi oppure utilizzando mezzi pubblici e facendo l’autostop. Vorrei evitare l’aereo, perché mi farebbe perdere una parte di viaggio, ma anche su questo non sono intransigente: se dovesse rappresentare l’unico modo per raggiungere l’Australia o un’altra area del mondo, volerò senza problemi. Come ho detto, voglio essere libero. Anche di scegliere e di cambiare programma.

Luca Cavallari - Il mio giro del mondo

È vero che hai preso contatto con l’amministrazione comunale di Zola Predosa?
Sì, ho avuto modo di confrontarmi con il sindaco e con l’assessore al turismo ed è nata un’idea. Siccome farò volontariato, probabilmente a Katmandu, mi piacerebbe avviare una corrispondenza fra gli studenti locali e quelli del mio comune. In questo momento di estrema chiusura in Italia, credo sia importante creare ponti fra culture diverse e dare la possibilità ai bambini di avere una finestra sul mondo, insegnando loro ad accettare chi pensa e vive in maniera differente rispetto alla propria.

Perché pensi che il viaggio possa darti la libertà che cerchi?
Stare soli, camminare ed entrare in contatto con la natura rigenerano, ma soprattutto regalano il tempo necessario per pensare, immaginare, capire, riflettere su di sé e sulla propria vita. E poi un viaggio come il mio offre l’opportunità di ricevere lezioni uniche dal contatto con le persone. Se partissi in gruppo, insieme ad altri turisti, non sarebbe la stessa cosa: preferisco essere ospite di una famiglia nomade in Mongolia e confrontarmi con un altro modo di vivere piuttosto che vedere il solito monumento…

Ricordi ancora il tuo ultimo giorno di lavoro?
Sì, era venerdì 14 settembre, non molto tempo fa. La sera, ho chiuso la porta e sono tornato a casa, come un giorno qualunque. Me ne sono reso conto la domenica, quando normalmente si inizia a pianificare la settimana: in quel momento, ho realizzato di aver concluso un percorso che non amavo più e di avere finalmente fra le mani il mio tempo, da gestire come desideravo e riempire con le cose che mi rendevano felice. È stato il primo assaggio di libertà.

Luca Cavallari - Il mio giro del mondo

Non ti spaventa nulla?
Sono consapevole che fra 600 giorni tornerò, non avrò un lavoro e tanto meno una sicurezza economica, ma allo stesso tempo non voglio permettere a un pensiero che si concretizzerà fra due anni di prendere il sopravvento e fermarmi. Chi ha timore di ciò che accadrà rischia di non vivere il presente e, alla fine, rinuncia ai suoi progetti. Io invece voglio vivere oggi, questo preciso giorno, in cui sono felice di poter fare quello che desidero. E poi chissà… in 600 giorni può succedere di tutto e possono aprirsi mille possibilità davanti a me.

Per il resto, ti senti preparato?
L’unica incognita potrebbe essere l’asma, di cui soffro. Pensa che cercando un aerosol da viaggio su Internet, mi sono imbattuto nel sito di un’azienda leader nella fornitura di apparecchi medicali e da uno scambio di mail è nata l’idea di una collaborazione. A breve incontrerò un referente e insieme valuteremo come svilupparla: per esempio, una volta al mese, potrei raccontare gli eventuali problemi che ho riscontrato in determinate parti del mondo, fornendo i consigli su come affrontarli. In questo modo, gli asmatici che desiderano viaggiare avranno una sorta di vademecum a cui ispirarsi, perché il nostro problema dipende da molte variabili: stress, pollini, clima, alimentazione; tutte condizioni che cambiano in giro per il pianeta. Insomma, voglio essere un contributo per gli altri.

Cosa porterai con te?
L’essenziale. Ho imparato a fare lo zaino in occasione del Cammino di Santiago e ora adotterò la stessa filosofia: dentro, entrerà solamente ciò che è veramente utile. Ma non esistono regole valide per tutti. Ognuno deve avere con sé ciò che lo rende sereno, tranquillo, a suo agio. C’è un documentario su Netflix, intitolato “Minimalism”, che spiega come sia possibile condurre una vita semplice, minimalista, in opposizione all’ideale di consumismo e arricchimento che domina la società, soprattutto in America.

Un grande insegnamento…
Sì, è impressionante scoprire come la maggior parte delle cose che abbiamo in casa sia completamente inutile, eppure tendiamo al continuo acquisto e accumulo di beni nella convinzione di poter raggiungere in questo modo la felicità. Io spero di dimostrare che si può esserlo con poco, perché la felicità è dentro il cuore. Invisibile, a differenza degli oggetti, ma incredibilmente bella.

Paola Rinaldi

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