Una mostra che mi è rimasta nel cuore

Di questa mostra parlerò in modo forse un po’ intimistico, ma “L’uomo con la valigia” ha davvero rappresentato molto per me: è stato un “parto” faticoso e complesso, ma certo entusiasmante e indimenticabile.
Comincio dall’inizio: nella tarda estate del 2009, dopo i contatti istituzionali di prammatica con i miei superiori, mi viene presentato tale Paolo Novaresio per lavorare insieme a una mostra di cui lui era l’ideatore: una mostra… sul bagaglio!
Va detto che mi assale subito il timore: al Borgo Medievale mi sono occupata, e mi occupo, di promozione, affitto spazi, segreteria di direzione… ma di mostre e allestimenti ne sapevo poco o nulla. Inoltre, Novaresio mi è parso sulle prime abbastanza ruvido e intimidito dal lavorare in un contesto istituzionale assai distante dal suo mondo.
Per contro: sono viaggiatrice quasi bulimica, amo da sempre le sfide, perciò la proposta mi ha decisamente appassionata.
L’autunno del 2009 è stato frenetico, giornate trascorse per imparare, capire, mettersi in sintonia. Da complicazione nasceva complicazione: della sicurezza degli oggetti non ancora in mostra chi se ne occupava? Come gestire le visite in Rocca, che per la prima volta ospitava un’esposizione? Da un problema ne nasceva un altro: gli sponsor da cercare e contattare, la pubblicazione del catalogo da impostare, la promozione da produrre… sempre, ovviamente, tenendo sott’occhio le date.
Ovvio che non mi sia occupata di tutto, anche perché per il museo esiste pur sempre l’ordinaria amministrazione: Novaresio, col quale era sorta nel frattempo una profonda intesa lavorativa, aveva in precedenza gestito attentamente una lista di prestatori che si sono poi rivelati molto disponibili al prestito degli oggetti; Filippo Ghisi, il responsabile direttivo del Borgo, si occupava dei rapporti con i vertici di Fondazione Torino Musei, oltre che di sicurezza e dell’allestimento nei tre spazi espositivi.
I giorni trascorrevano in un battibaleno febbrile, tra la preoccupazione di una sella tuareg che non giungeva, vecchi bauli da recuperare e Paolo Novaresio che, da buon viaggiatore professionista, doveva partire per nuovi impegni.
14 febbraio 2010: inaugurazione. Un San Valentino nevoso battezza la mostra. Tanta gente, buona attenzione, anzi ottima, dei mass media, e io, come inebedita, che non sapevo bene se essere contenta o meno…. ma era andata! Durante i mesi di lavoro agli allestimenti della mostra mi sono anche divertita ad accompagnare qualche volta i gruppi in visita: è stato molto interessante, oltre che istruttivo, osservare come la dimensione del viaggio, dell’“uscire fuori da sé”, desti tanto interesse a tutte le età e come il bagaglio, corollario essenziale di ogni partenza e di ogni arrivo, rappresenti un’inscindibile proiezione di tutto quello che siamo, o pensiamo di essere, in questo “altrove”. Per tutte le altre spiegazioni, psicologiche e non, cedo la parola a Novaresio…
27 giugno 2010: fine della mostra. Dopo una proroga di 2 mesi rispetto alla data prestabilita “L’uomo con la valigia” chiude i battenti, portandosi via anche un pezzo del mio cuore, perdonate il sentimentalismo.
Eppure…

Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: “Non c’è altro da vedere“, sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito.
J. Saramago

Allora, se dobbiamo prestare fede alla citazione, perché non sperare in una riedizione o in una riproposizione di questa mostra?
Dove, quando, perchè non so. Ma è un augurio di cuore: del resto, se il viaggio non finisce mai… neanche fare i bagagli avrà mai fine!
E dunque… ci sarò, puntualmente. Pronta a prepararli per una nuova partenza!

Barbara Corradino
Nata a Torino nel 1963, laureata in Scienze Politiche. Lavora al Museo del Borgo Medievale dal 2002 occupandosi di pubbliche relazioni, attività promozionali e organizzazione di eventi. È un’appassionata viaggiatrice.

 

Immagine di copertina e fotogallery Courtesy Fondazione Torino Musei

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