Mal d’Africa: delirio o sentimento?

Delirio di onnipotenza? Una versione sentimentale del gusto dell’orrido? Una malattia letteraria dell’animo? Forse. Il Mal d’Africa può essere questo e tante altre cose, coincidenti od opposte: ognuno ne cura una versione strettamente personale.

Namibia, Sossusvlei (foto Anna Alberghina)

Certo è che la realtà africana non è sequenziale. L’Africa è fuzzy. Se assorbita lentamente, la vita africana induce nel viaggiatore una sorta di Stupore, inteso nel senso classico del termine (dal latino stupere = sbalordire, o provare “sensazione di grande meraviglia o di sorpresa nel vedere o udire cose strane”).
L’Africa è surreale, soprattutto nei particolari. I rapporti tra spazio e tempo, le azioni e i luoghi, le interrelazioni tra i fatti, sono alterati.
Nella mente del viaggiatore si crea una sorta di endo-ambiente ostile alle leggi fondamentali della logica, che governano la vita quotidiana nel mondo occidentale.
Il soggetto affetto da Mal d’Africa è un anti-aristotelico viscerale. Non a caso chi risiede nel continente a lungo si “africanizza”, diventa fatalista e di solito non è più in grado di adattarsi alla vita in Occidente: in questo caso il processo è irreversibile, la malattia si cronicizza, diventa incurabile. È la scoperta che la vita ci vive, che nulla possiamo contro il fluire inesorabile degli eventi, l’accettazione di un’attesa passiva delle cose (quelle importanti almeno, morte compresa).

Kenya, Masai Mara (foto Anna Alberghina)
Kenya, Masai Mara (foto Anna Alberghina)

In fondo il Mal d’Africa è la variante minimalista di uno Stato di Grazia, però di natura estremamente terrena, addirittura fisica. Non a caso per l’Asia si parla di misticismo, mai di malattia: l’orientalismo presume un processo di immedesimazione culturale, non si subisce ma si costruisce, anche a tavolino. Il misticismo è esangue, volontario, si prefigge di essere avulso dalla vita quotidiana. Al contrario, chi soffre il Mal d’Africa è immerso nel quotidiano fino al collo, impantanato nella vita carognosa e impura. L’incomprensione tra viaggiatori d’Africa e d’Oriente è profonda anche per questo motivo.

L’estasi africana si riduce all’ebbrezza della sopravvivenza. I veri malati di Africa sono ignoranti incalliti, o appunto Stupiti: ovviamente negano di esserlo, si rifiutano di spiegare le proprie azioni, le domande li infastidiscono. Come tutte le patologie mentali, il Mal d’Africa è una strada a senso unico ed è totalizzante. Il problema è qualitativo: non si può avere un po’ di morbillo. Si ha il morbillo oppure no. Se in forma più o meno grave, questa è un’altra storia.

Kenya, Loyangalani (foto Anna Alberghina)
Kenya, Loyangalani (foto Anna Alberghina)

Ugualmente, per la legge degli opposti, in ogni più blando sintomo del Mal d’Africa c’è tutta l’Africa.
Si potrebbero porre altre domande: il Mal d’Africa riguarda solo gli occidentali? Gli Africani hanno e sanno di avere il Mal d’Africa? Oppure ne sono portatori sani? A voi la risposta: potrebbe essere l’inizio di un saggio infinito, che si costruisce incessantemente pezzo dopo pezzo, viaggio dopo viaggio. Questo sito, che propone sia itinerari virtuali che concretissime visioni di viaggio, può esserne il mezzo interattivo.

 

Paolo Novaresio

 

 

 

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