Backpacker in viaggio fra i popoli

Non c’è uomo più completo di colui che ha viaggiato, cambiando forma al suo pensiero e vita. È questa frase di Alphonse de Lamartine a fare capolino per prima sul sito di Marco Cuomo, napoletano, classe 1975, che di quell’aforisma ha fatto una vera missione, scegliendo di vivere di avventura e scoperta: ad oggi, infatti, il suo curriculum di backpacker parla di almeno 80 Paesi visitati, spesso in condizioni ostili per colpa di fattori socio-politici e ambientali.

“Sin da bambino amavo la geografia, ricordavo facilmente le capitali del mondo ed ero affascinato dalle altre culture”, ricorda Marco. “Poi, però, a 18 anni mi sono iscritto alla facoltà di economia e ho accantonato il mio animo vagabondo, organizzando piccoli viaggi in Europa ma nulla di più”.
Dopo la laurea, confrontandosi con il mondo del lavoro, ha capito che le vesti del commercialista o dell’impiegato di banca gli andavano strette, fino a quando una vocina interiore gli ha suggerito di prendere la vita in mano, prima che fosse troppo tardi.

Marco Cuomo Backpacker Adventure

Così, ha iniziato a girare il mondo in maniera sempre più sistematica e, sovente, anche estrema: nel 2009, ad esempio, ha partecipato alla sua prima spedizione antropologica nella foresta amazzonica e, al ritorno da quell’esperienza, ha deciso di lasciare il vecchio lavoro, perfettamente consapevole delle conseguenze economiche. “L’Amazzonia mi aveva fatto capire che i soldi non potevano in alcun modo sopperire una felicità incompleta e parziale, che volevo trovare”.

Poco per volta, Marco ha rivoluzionato la sua esistenza fino a quando nel 2014 ha fondato Backpacker Adventure, un sito seguito ogni giorno da una nutrita comunità di viaggiatori: sin dall’inizio, l’obiettivo era condividere e far conoscere le sue esplorazioni insieme alle altre passioni, come la scrittura, la fotografia, il giornalismo.

Da lì sono nate tante collaborazioni che, attualmente, gli consentono di vagabondare liberamente: adesso, in vista, c’è una spedizione in programma per il prossimo ottobre – organizzata da Marco, in collaborazione con il regista documentarista Alessandro Omassi – che ha l’obiettivo di esplorare una zona remota di West Papua, la regione indonesiana della Nuova Guinea, nel tentativo di contattare gli ultimi clan di Koroway ancora isolati dal mondo moderno.

Marco Cuomo Backpacker Adventure

“Si tratta di una tribù indigena contattata per la prima volta dall’uomo bianco nel 1974 e che, fino ad allora, ignorava l’esistenza di altri popoli sulla terra. Ancora oggi vive sugli alberi, fino a un’altezza di 45 metri ed è portatrice di importanti conoscenze ancestrali, che vorremmo raccogliere in un film documentario”. Marco ama il viaggio proprio per la possibilità che offre di conoscere i popoli del mondo, soprattutto quelli antichi e custodi di una sapienza che rischia di essere dispersa a causa della globalizzazione che uniforma, omologa e in qualche modo snatura.

In più, ogni esperienza ti cambia dentro, nell’interiorità più intima e profonda, nel modo di approcciare le persone, nell’entusiasmo che metti ogni giorno nelle cose che fai, nell’apprezzare ciò che hai senza darlo per scontato, nella capacità di distinguere l’importante dal futile.
Viaggiando, ho ricevuto grandi lezioni di vita: in Amazzonia, ad esempio, ho chiesto a un anziano capo tribù se non temeva la morte e lui, con gli occhi sorridenti, mi ha risposto: ‘Aspetto che il grande boa venga a prendermi per riportarmi nella terra madre’. L’accettazione della morte come parte della vita, una poesia, una saggezza superiore, che a noi manca, come tante altre emozioni”.

I ragazzini di una tribù della Siberia masticano la carne per poi darla agli anziani che hanno perso i loro denti; in Mongolia, vivono alcuni cavalieri che addestrano le aquile (utili per proteggere i greggi di pecore dai lupi che infestano le montagne) e poi le liberano dopo cinque anni. “In giro per il pianeta, si respirano valori che noi occidentali abbiamo dimenticato o, forse, abbiamo smesso di tramandare di padre in figlio: è meraviglioso scoprire il buono che ancora resiste”.

Marco Cuomo Backpacker Adventure

Poi, invece, ci sono le grandi contraddizioni. “In Africa, mi è capitato di vedere i referenti di grandi organizzazioni internazionali recarsi nei villaggi poveri per portare qualche contributo, scattare una foto di rito da diffondere sui media e poi alloggiare negli hotel più belli e costosi della zona, pagando il soggiorno con le donazioni ricevute con fine di solidarietà”. Così come ha scoperto la storia di tante popolazioni in Amazzonia, cacciate dalle loro terre su “suggerimento” dei missionari religiosi pagati dalle grandi compagnie petrolifere per trovare nuovi luoghi di sfruttamento.

“Ci sono troppe storie sconosciute, troppe verità da scoprire”, conclude Marco.
Sono stato segnato dalla frase di Tiziano Terzani che dice: ‘Finirai per trovarla la strada se prima hai coraggio di perderti’. E io voglio continuare a perdermi, cadere, farmi male, sbagliare, tutte cose che devi mettere in cantiere se vuoi trovare davvero la tua strada nella vita”.

Paola Rinaldi

Marco Cuomo Backpacker Adventure