La Dama Bianca della Namibia

Dama Bianca

Msssiccio di Brandberg

Nel 1918, il cartografo Reinhard Maack, durante l’esplorazione del massiccio di Brandberg, nel Damaraland, si imbattè in una delle più belle e interessanti pitture rupestri della Namibia: una figura slanciata, dipinta di bianco, il cui profilo aggraziato suggerisce l’idea di movimento.

Dama BiancaA quei tempi l’archeologia era una scienza europea, l’Africa era considerata un continente selvaggio e i suoi abitanti esseri primitivi, incapaci di concepire visioni astratte. Meno che mai artistiche.
Maak si convinse di aver scoperto una traccia d’Europa nel cuore dei deserti della Namibia: vide nelle pitture ascendenze mediterranee, forse cretesi.

Ignorò il fatto che la figura di Brandberg portasse l’arco, fosse priva di seni e stranamente avesse il pene, ma puntò la sua attenzione sul colore: così la notizia della Dama Bianca ritratta sulle rocce di Brandberg iniziò a farsi strada nel mondo accademico.
L’abate Henri Breuil, allora la massima autorità in materia di arte rupestre, confermò la validità dell’ipotesi.

Rilevamento della Dama Bianca di Brandberg
Rilevamento della Dama Bianca.
Da notare il pene trafitto trasversalmente, che esprime una delle sensazioni fisiche provate durante il trance, e lo scacciamosche, utensile dello sciamano.

La Dama Bianca poteva essere cretese, babilonese, magari fenicia, ma non certo africana.
Il pregiudizio è duro a morire e l’origine mediterranea delle pitture di Brandberg, se pur criticata da molti archeologi, sopravvisse per decenni.
Solo negli ultimi decenni, la Dama Bianca è stata riconosciuta per quello che è: né donna, né bianca, ma opera degli artisti-sciamani San (o boscimani, se vi piace).

La figura dipinta sulle rocce di Brandberg non è un ritratto reale ma una visione di trance: il bianco è il colore con cui gli sciamani si dipingevano il corpo prima dei loro “viaggi” nel soprannaturale e lo strano oggetto a forma di coppa nella mano destra della figura è probabilmente uno scacciamosche, oggetto rituale e utensile magico dello sciamano (Maack e Breuil ci videro addirittura una torcia olimpica!).

I pochi San che vivono ancora nei deserti del Botswana e della Namibia non sanno spiegare l’origine delle pitture, né le riconoscono come opera dei propri antenati, ma ancor oggi tra i San chiunque può diventare uno sciamano, sperimentare il trance e tornare tra i mortali a riferire la sua esperienza.
Il trance è ottenuto tramite iperventilazione, danze e canti ritmati o con l’aiuto di sostanze allucinogene: le pitture non sono altro che l’espressione artistica, il racconto per immagini di un’esperienza mistica vissuta dallo sciamano.

La Dama Bianca è l’immagine di un’esperienza spirituale.
E un’opera d’arte.

Paolo Novaresio

 

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Il sito naturale della Dama Bianca. L’antilope in alto, con le gambe posteriori di foggia umana, rafforza l’ipotesi che il complesso di pitture raffiguri una visione sciamanica. (Foto Wikimedia)