L’altra faccia del cotone

A Firenze, nell’ambito della mostra-convegno Terra Futura (http://terrafutura.it), si è svolta l’anteprima italiana di “Behind the label”, il documentario che alza il velo sui danni alle persone, all’ambiente e agli animali causati dalla coltivazione di cotone Ogm. Un viaggio in India fra pieghe e piaghe del cotone, il tessuto più indossato al mondo. Ma anche il pretesto per raccontare il processo di globalizzazione dal punto di vista di chi non ha accesso a informazioni e privilegi.

Un team di lavoro, italiano e indipendente, è volato in India per indagare su cosa si nasconde dietro la decisione, presa nel 2002, di sostituire il cotone nativo con piante geneticamente modificate. L’obiettivo è quello di indurre le persone che, d’ora in poi, andranno a comprarsi una camicia, una maglietta o un qualsiasi indumento di cotone a chiedersi se per caso anche loro non contribuiscano ad arricchire un mercato che trae le sue basi da un uso indiscriminato delle risorse naturali a nostra disposizione, impoverendole inesorabilmente.

La pellicola, prodotta da Barbara Ceschi a Santacroce e Overcom (http://www.overcom.tv/), è un’inchiesta-racconto che apre uno squarcio di verità sulla diffusione incontrollata delle biotecnologie in agricoltura. L’uso di colture ogm in India colpisce i già precari equilibri ambientali, che sono la base della sopravvivenza di milioni di persone: i suoli agricoli si impoveriscono fino alla sterilità, si moltiplicano nuovi parassiti, non contrastati dalle sementi Ogm e animali domestici muoiono inspiegabilmente dopo aver pascolato tra i residui del cotone geneticamente modificato. Oltre alle interviste ad agricoltori e grandi esperti come Vandana Shiva, il biologo molecolare Pushba Bhargava o l’ex direttore operativo di Monsanto India Jagadisan Tiruvadi, il documentario racconta anche un’altra storia: quella di quanti hanno scommesso in un’alternativa radicale, imboccando il difficile percorso verso la coltivazione biologica del cotone.

“Abbiamo voluto far luce su un problema sconosciuto al mondo occidentale, ma che ci coinvolge completamente, in quanto i prodotti di quelle terre sono addosso a noi ogni giorno”, ha dichiarato Barbara Ceschi a Santacroce. “La coltivazione di cotone Ogm sta provocando in India una vera e propria emergenza ambientale e sociale: i terreni sono sempre più deboli e poveri, l’uso massiccio di pesticidi ha provocato la resistenza di nuovi parassiti che minacciano l’ecosistema e provocano la morte di numerosi capi di bestiame, mentre l’eccessivo costo delle sementi e l’obbligo dell’utilizzo di quelli geneticamente modificati ha contribuito a portare, in meno di dieci anni, 216.000 contadini a togliersi la vita. Ma Behind the label vuole raccontare anche la storia di chi è riuscito a dar vita ad un’alternativa rispettosa dell’ambiente e delle persone. Il documentario è soprattutto questo, un segnale di speranza”.

L’ ex-direttore commerciale di Monsanto India, Tiruvadi Jagadisan, racconta come l’azienda, per affermarsi sul mercato indiano, negli anni Novanta abbia introdotto illegalmente semi con un gene in grado di rendere sterili le varietà locali, per poi acquistare con i semi Ogm un monopolio quasi totale del mercato. Oggi questi semi sono distribuiti a carissimo prezzo da aziende indiane, che versano le royalties alla Monsanto: ciò che all’inizio costava 9 rupie al chilo, oggi viene comprato a 4000 rupie da contadini poveri o poverissimi. La conseguenza più devastante riguarda proprio i contadini indiani, sempre più indebitati: il Paese, come molti altri produttori agricoli del terzo mondo, è alle soglie di una vera e propria crisi agraria, che colpisce soprattutto gli Stati centrali del Paese. Foto e trailer del film sono disponibili sul sito www.behindthelabel.it.