L’Ape… Maya

Parte il 4 agosto da Bogotà, in Colombia, la nuova spedizione del Taurinorum Travel Team, la squadra formata da Carlo Alberto Biscaretti, Ludovico de Maistre e Paolo Rignon, tre giovani torinesi che, con i loro viaggi avventurosi, sostengono il Progetto Humanitas Onlus. Quest’anno, la destinazione è Cichen Itzà, in Messico, che verrà raggiunta a bordo di un’Ape Piaggio dopo un viaggio di oltre 5 mila chilometri attraverso Colombia, Panama, Costa Rica, Nicaragua, Honduras, Guatemala e Belize. Al termine del tragitto, l’Ape verrà regalata alle donne Ixhiles di Nebaj per avviare una cooperativa di trasporto pubblico “femminile”, che assicuri loro sicurezza e indipendenza.

In viaggio sulla Cordillera Huayhuash

Il motto del gruppo è una frase pronunciata da Yvon Chouinard: “Non è un’avventura finché qualcosa non va storto”.
Il Taurinorum Travel Team (http://www.taurinorumtravelteam.com/) esplora il mondo con l’obiettivo di unire grandi progetti avventurosi a scopi umanitari, giornalistici e pubblicitari. Le spedizioni servono a raccogliere fondi per il Progetto Humanitas Onlus, l’associazione fondata dal Tucano Viaggi Ricerca che si propone di individuare e seguire – direttamente o in accordo con altre organizzazioni umanitarie – iniziative di sostegno e tutela di piccole comunità, minoranze etniche o gruppi tribali le cui necessità non sono inserite nei grandi piani di aiuto internazionali.

Sperduti nel deserto della Penisola di Paracas

«Abbiamo iniziato nel 2009 con il classico viaggio di laurea, senza nessun’altra ambizione rispetto a una normale vacanza al termine dei nostri studi», ricorda Ludovico de Maistre. Ma a fare la differenza rispetto alle ferie di tanti neo-laureati c’è il fatto che quel rally lungo l’Africa, vissuto a bordo di una vecchia Panda 4×4, ha permesso di sostenere i progetti che l’associazione “Send a Cow” sviluppa in Camerun e portare 15 chili di medicinali (paracetamolo, garze e bende, amuchina e zanzariere) in un villaggio sperduto a sud di Bamako, in Mali. «Le foto del viaggio sono uscite su diversi giornali, creando molto interesse, per cui ci siamo seduti a tavolino cercando di trasformare la nostra passione in qualcosa di più grande».

Nel 2011, grazie a una spedizione in Sud America organizzata in occasione del centenario dalla scoperta della cittadella di Machu Picchu da parte del grande Hiram Bingham, il team ha aiutato i popoli indigeni emarginati dello Stato di Roraima, in Brasile, ad avviare un importante progetto di piscicoltura per riuscire a renderli indipendenti dagli aiuti delle organizzazioni umanitarie. L’Ape Piaggio City Passenger usata per quel viaggio è stata donata alla Fondazione Otonga, protettrice della biodiversità delle foreste dell’Ecuador.

In cerca di benzinai prima della frontiera con il Perù

«Quello del prossimo agosto è il nostro terzo viaggio», annuncia con entusiasmo Ludovico, che è anche il fotografo del gruppo. In Africa, ha avuto modo di documentare alcune situazioni di grande attualità, tra cui il danno ecologico causato dall’invasione della plastica nel Continente Nero e l’impatto della presidenza americana di Barack Obama sulla popolazione africana. «In base alla situazione in cui ci troviamo, cerchiamo storie collaterali che possano risultare interessanti da raccontare».

Accanto a lui, ci saranno anche questa volta i “fedelissimi” Carlo Alberto Biscaretti, che ha scoperto la passione per i viaggi grazie a un’esperienza lavorativa in Turchia in cui ha scoperto itinerari non turistici, e Paolo Rignon, che sognava sin da piccolo di diventare un esploratore. «Quest’anno, la nostra attenzione sarà rivolta alla cultura Maya, che avremo modo di conoscere nelle zone più remote del Guatemala».

Oltre all’aspetto conoscitivo di quelle terre, l’aiuto benefico del team andrà alle donne del Municipio di Nebaj. La maggior parte degli abitanti utilizzano il servizio di moto taxi, che sono Api Piaggio adattate: tutti gli autisti sono uomini e, talvolta, si sono verificati episodi di molestia e abusi verso le passeggere. Per questo motivo, le donne non si sentono sicure, soprattutto quando devono recarsi in zone più isolate della cittadina, e questo limita fortemente la loro libertà di locomozione. «L’Ape che useremo per il nostro viaggio verrà regalata alle donne affinché possano avviare una loro cooperativa di trasporti, rendendosi indipendenti». Un viaggio con lieto fine.

Machu Picchu dopo 4300 km e 30 giorni di viaggio

 

Clicca qui per leggere altri articoli della sezione News