Unlearning

Immagine di Unlearning - La vita comincia alla fine della tua zona comfortUn invito gentile alla disobbedienza, rivolto soprattutto alle famiglie stanche della solita routine, che da sempre si domandano: “Un’altra vita è possibile?”.
Sta girando l’Italia (qui il calendario ufficiale) il documentario “Unlearning – La vita comincia alla fine della tua zona comfort”, la storia di un viaggio, ma soprattutto di una fuga: quella di una bella famiglia – formata da Lucio, Anna e Gaia – che ha attraversato ecovillaggi, comunità e famiglie itineranti per conoscere da vicino chi ha avuto il coraggio di cambiare.

Un’ansiosa insegnante in aspettativa, un regista tv stanco di format ripetitivi e una bambina di cinque anni in balia degli eventi affrontano sei mesi di viaggio al costo di poche centinaia di euro, usando il baratto, scambiando competenze, casa, oggetti e tempo.
Senza un’autovettura a disposizione, ma arraggiandosi con il carpooling, la famiglia percorre oltre 5000 chilometri in compagnia di sconosciuti, vivendo ogni nuovo incontro come una possibilità, ma anche imparando a lasciare a casa paranoie, pregiudizi a paure.

Li vediamo così zappare la terra, vendere zucchero filato, crescere come famiglia e capire giorno dopo giorno cosa conta in una squadra per definirsi tale.
Uscire dalla propria zona di comfort, fatta di abitudini e certezze, non è cosa semplice, ma è anche l’unico modo per sfuggire all’omologazione e aprirsi al cambiamento.

Eppure, tutto sembra nato da un semplice disegno, quello di Gaia, che aveva rappresentato un pollo con quattro zampe. Immagine di Unlearning - La vita comincia alla fine della tua zona comfort
Vederlo ha acceso una lampadina nei suoi genitori, che si sono chiesti perché la figlia ricordasse i polli del supermercato nelle loro confezioni famiglia con quattro coscette e non avesse mai visto quelli veri.
Così, parte un viaggio intorno al mondo alla ricerca della realtà, della verità e forse di una vita più felice.

Perché un’altra vita è sempre possibile quando rompiamo le catene in cui ci sentiamo imprigionati, perché la cena non deve essere l’unico momento importante in cui ritrovarsi tutti insieme, perché bisogna disimparare la propria esistenza per abbracciarne una nuova.
Il documentario family-driven offre un punto di vista forse estremo, forse per pochi, ma che sicuramente fa riflettere.