Gli Yoruba della Nigeria e il culto dei gemelli

Coppia di gemelli maschi Yoruba (ibeji) - Particolare

Tomas D. W. Friedmann partì per l’Africa nel 1961. Il suo scopo era realizzare in tre mesi un reportage fotografico sugli usi e costumi delle popolazioni africane ma ne rimase talmente incantato che protrasse per tre anni il suo soggiorno. Fu coinvolto in modo particolare dall’arte tradizionale e ne diventò in seguito un appassionato collezionista.

Durante il suo viaggio Friedmann documentò con i suoi scatti la realtà del tempo, i conflitti in Congo e Angola e la vita quotidiana della gente con sguardo poetico e artistico. Tra l’altro visitò la Nigeria, attraversandola a tappe in treno, da Enugu nell’est a Kano nel nord e fu allora che, come scrisse nel suo diario, acquisì le due statuette in oggetto: una coppia di gemelli maschi Yoruba detti ibeji, di cui indagò funzioni e significato.

Presso gli Yoruba della Nigeria vi è il più alto tasso di nascite gemellari mondiale, un fenomeno che pare dovuto al particolare tipo di alimentazione.
I gemelli rappresentano per gli Yoruba un segno di prosperità e ricchezza, tanto da essere oggetto di un culto specifico.

In caso di decesso di uno o più gemelli, era uso che la madre facesse scolpire una statuetta a immagine del piccolo scomparso.
La scultura riportava fedelmente i segni del lignaggio, le scarificazioni, l’acconciatura tradizionale.
Le statuette erano sottoposte a riti magici ed erano cosparse periodicamente con olio di palma e polvere rossa estratta dagli alberi di Baphia nitida (in inglese conosciuta come camwood).
La madre trattava la piccola scultura come un figlio, lavandola, nutrendola, accarezzandola e portandola con sé in grembo.

Gli ibeji rappresentano i gemelli come persone adulte, possono essere sculture singole oppure presentarsi in coppie, mentre i gruppi di tre o più figure sono estremamente rari e ricercati.
Al collezionista attento e sensibile non deve però sfuggire che le sculture sono in realtà rappresentazione di un lutto e che, al di là della rarità e della bellezza formale, sono testimoni di gravi tragedie familiari.

Oggi il culto dei gemelli persiste anche se in forma sporadica e le sculture in legno sono state sostituite da coloratissime statuette di plastica.

Gli ibeji in oggetto provengono dal villaggio e dal sottogruppo Osmogbo Oyo, come si può evincere dalle caratteristiche formali.
Presentano segni d’uso intenso, con tracce di tintura, le tipiche scarificazioni del viso (per gli Yoruba, il cosiddetto “graffio del leopardo”) e sono adornati con perline di vetro.

Bruno Albertino

Nigeria, Coppia di gemelli maschi Yoruba (ibeji)

Scheda tecnica
Coppia di gemelli maschi Yoruba (ibeji)
Scultore del sottogruppo Yoruba Osmogbo Oyo (Nigeria)
Materiali: legno, tracce di tintura vegetale, materiali di culto, perline di vetro
Altezza: 27 cm

Collezione privata Albertino-Alberghina (ex collezione Tomas D. W. Friedmann)

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Bruno Albertino

Medico e instancabile viaggiatore. Nato a Carmagnola nel 1960 si laurea a Torino in Medicina e Chirurgia nel 1985. Viaggia dall’età di diciassette anni, prima in Italia ed Europa, quindi nel resto del mondo. Durante i suoi viaggi ha maturato un vivo interesse per le arti primitive, con particolare riguardo all’arte africana di cui è collezionista e ottimo conoscitore. Nel dicembre 2012 è stato curatore della Mostra “Essere ed apparire – Volti e sculture dell’Africa tribale” presso la Galleria Allegretti Contemporanea di Torino. Nel settembre 2013 ha curato la Mostra “Africa: alle origini della vita e dell’arte” ospitata nel Palazzo Lomellini, a Carmagnola (TO). Mantiene relazioni con alcuni grandi protagonisti dello studio e del collezionismo dell’arte africana come Ezio Bassani, Claude Everlé e Tomas D. W. Friedmann.
La sua collezione è visibile sul sito www.africantribalart.it.

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