I mangiatori di termiti e formiche

Oritteropo
Oritteropo. Photo by Valery91 Thunder (WikiFur)

Al centro di un famosissimo parco naturale della Tanzania, nella savana, c’è un campeggio. Com’è ovvio, ci arrivate seguendo la freccia che indica camping. Dopo alcuni chilometri di pista in mezzo alle pianure brulle, appare la meta: un palo con un bidone alla base e, naturalmente, un cartello appeso con scritto “camping”. Più in piccolo si può leggere: “Gettate qui i vostri rifiuti”. Ancora più in piccolo: “Tenete acceso un fuoco tutta la notte per tenere lontani gli animali selvaggi. I trasgressori saranno divorati”. E per forza! Avete girato tutto il giorno in mezzo a branchi di leoni, coppie di ghepardi, avete intravisto un leopardo su un’acacia; a momenti i licaoni vi mangiavano un pneumatico e, essendo quasi al tramonto, le iene si stanno organizzando in clan per iniziare la caccia. Per non parlare di tutto il resto, dagli elefanti ai cobra sputanti, con quel che c’è in mezzo nel regno animale.
Mentre scende l’oscurità nella desolazione delle pianure (non avete neppure mangiato per non attirare i predatori, subdolamente dotati di olfatto sopraffino) vi rendete conto di essere assolutamente soli contro la notte. Io non uso la tenda: attira straordinariamente i leoni. E odio dormire in macchina. Così, quando mi trovai in quel campeggio, mi avvoltolai nella coperta (provate a scappare da un sacco a pelo!), dopo aver inutilmente cercato di accendere un fuoco: in quella zona la legna è scarsissima e quella che c’è non brucia. Cercai di dormire. Ma, per un osservatore di professione, l’essere osservato è oltremodo fastidioso. Così, quando non ne potei più degli occhietti luminosi e dei sinistri scricchiolii che sono in dotazione al campeggio, me ne andai a passeggio. Il moto da coraggio.

Non siate imprudenti: se vi aggirate per la savana, è buona politica tenere un profilo basso. Procedete da un riparo all’altro: dove mancano gli alberi usate quella grazia di Dio che i termitai sono per questo ecosistema. Sono alti come voi e vi garantiscono un buon nascondiglio. Naturalmente non siete gli unici a pensarla così, accanto a un termitaio potete incontrare di tutto: da una mangusta che alleva la prole, a un combattivo facocero che vi farà correre a gambe levate con un grugnito troppo simile a un ringhio.
Sono anni che mi aggiro da queste parti e ho acquistato una certa confidenza.
Ma dovete credermi se vi dico che, quella notte, rimasi sbalordito dall’incontro col più strano mammifero che avessi mai visto. Dietro un enorme termitaio, tutto sfasciato e semidistrutto, mi apparve una creatura grigiastra, con peli sparsi e ispidi, una gran gobba. Aveva una coda da canguro, sfruttata per darsi forti spinte propulsive di supporto al lavoro di penetrazione che, con l’uso di enormi unghioni simili a zoccoli, trasformava il termitaio in uno sfacelo. Ma fu il muso a colpirmi: estremamente allungato, terminava con una sorta di grugno da cui usciva una lingua appiccicosa (ho scoperto poi che può arrivare al mezzo metro di lunghezza) coperta di termiti. Il tutto era coronato da due belle orecchie d’asino. Fu il mio primo incontro con un oritteropo.

Oritteropo, protele, pangolino
Un oritteropo nel suo ambiente, la savana. A destra, due termiti impastano argilla e saliva per costruire il nido, del quale si nota (in secondo piano nel disegno) un “boccaporto” di ventilazione; sullo sfondo, un protele (a destra) e un esemplare di pangolino (a sinistra), mentre scava un termitaio. ©Alberto Salza
Oritteropo

I sudafricani, sempre impietosi, lo chiamano “porco di terra” e devo dire che il termine rende l’idea. È una creatura esclusivamente notturna, un vicolo cieco imboccato dall’evoluzione. In effetti, è l’ultimo superstite di un’intera famiglia di mammiferi insettivori, i tubulidentati, così definiti per il fatto che i loro denti sono a forma di tubo, senza radici, né smalto. Nei denti laterali (noi diremmo i molari) la dentina è sistemata in zone esagonali intorno a cavità di polpa a forma di tubo. Quando cresce, un oritteropo (può arrivare al metro e ottanta, coda compresa, e pesare 70 kg) perde gli incisivi e i canini; i molari (che crescono per tutta la durata della vita), posti nel retro della mascella, gli bastano: è un mangiatore di termiti. Tutte le sue estreme specializzazioni sono funzionali al divoramento di questi minuscoli insetti sociali, che costituiscono la quasi totalità della sua dieta. L’oritteropo ha due eccezionali strumenti per la scoperta e la cattura della preda: il naso e le unghie. Il muso è allungato non tanto per infilarsi nelle cavità dei termitai (a questo pensa la lunga lingua, coperta da una speciale patina viscosa di saliva) ma, piuttosto, per aumentare la superficie interna del cranio. Le ossa endocraniche su cui si impianta il tessuto (epitelio olfattivo), che contiene cellule particolarmente ricettive degli odori, sono più estese nell’oritteropo che in qualsiasi altro mammifero. Le narici sono protette dal morso delle termiti da numerose setole e, per di più, si possono contrarre fino a tappare completamente il naso. L’oritteropo si aggira solitario, di notte, nella savana e scova con l’odorato il termitaio. A questo punto, anche se la tecnica talvolta cambia, si accoccola sulle zampe posteriori e sulla coda, che è molto potente; le zampe anteriori sono così libere per attaccare le robustissime pareti del nido con i poderosi artigli, così grossi da sembrare zoccoli. L’abilità nello scavo è anche vitale per prepararsi rapidamente dei rifugi in caso di pericolo. Le tane possono essere semplici, a una camera sola, oppure costituire un labirinto di gallerie con 20/30 aperture su un’area di 500 metri quadri. I maschi sono dei veri vagabondi solitari, mentre le femmine, che hanno una gestazione di sette mesi e partoriscono un solo cucciolo (lo tengono con sé a lungo), mostrano una certa predilezione per alcuni luoghi, in cui tornano più volentieri. Le termiti sono insetti molto primitivi che probabilmente hanno preceduto altri nella scelta di un modello di vita di tipo sociale, imparando a intervenire sull’ambiente per assicurarsi maggiori possibilità di sopravvivenza. In effetti, questi insetti dal corpo bianco e morbido sono diventati così dipendenti dal loro nido buio, caldo e umido, da morire in poche ore se costrette a rimanere esposte alla luce. Ma attenti, le mandibole dei loro soldati possono far sanguinare un uomo adulto.

Protele
Protele – Photo by Greg Hume (WikiCommons)
Protele

L’oritteropo non è solo nella sua caccia alle termiti. Una notte mi presi uno spavento (l’ennesimo) perché pensai di essermi imbattuto in una iena solitaria e, pertanto, incattivita. Si trattava invece del timidissimo protele, imparentato con le iene, ma del tutto inoffensivo. Si nutre di insetti, dato che ha una dentatura troppo debole anche solo per la carne marcia. Ma le termiti sono ben protette e il protele (che viene spesso confuso con la iena striata) non ha gli artigli dell’oritteropo. Su un’analisi di novantasette resti fecali abbiamo potuto vedere che l’89% dei campioni contenevano solo (o era la specie più abbondante) termiti della specie Trinervitermes bettonianus, l’unica che va a mangiare in superficie, esponendosi così all’attacco del protele. I suoi metodi di caccia non sono molto ortodossi. Vaga per la savana con la testa bassa e ciondoloni. Le termiti vengono trovate per caso anche se, forse, il protele ci mette il lungo naso. Le termiti vengono leccate e ingoiate insieme a una bella dose di sabbia e sassolini: pare che servano a frantumare le termiti nello stomaco per favorire la digestione. Per essere parente stretto di feroci predatori, il protele è un po’ un outsider. Chissà perché, chi vive di notte acquista caratteristiche comuni di unicità, stranezza nei comportamenti, bizzarria di aspetto.
A volte, nella savana notturna, pare di trovarsi nelle vie di una grande metropoli durante le ore piccole.

Pangolino
Pangolino. Photo by Masteraah (WikiCommons)
Pangolino

Un vero punk sembra il protele con la sua cresta, ma il più bizzarro è il pangolino, l’ultimo mangiatore notturno di termiti che incontriamo. Addirittura i suoi peli si sono trasformati in scaglie, simili a quelle dei rettili. Cammina spesso a due zampe, con le scaglie che producono un lieve scricchiolio: un’apparizione da gelare il sangue nelle vene.
È, ovviamente, del tutto inoffensivo, come i suoi compari, ed è al pari timido: se scoperto si appallottola diventando impenetrabile anche per predatori robusti. Similmente l’oritteropo, nonostante i suoi artigli, se sorpreso, si arrovescia sulla schiena e fa il morto.
Le termiti, al gusto, non sono malaccio: gli africani ne fanno scorpacciate, crude e cotte.
Io he faccio volentieri a meno, ma non è il sapore a trattenermi. È piuttosto un’assurda e inconscia paura, se è vero il motto: dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei.

Alberto Salza

Pangolino
Pangolino