Cinque continenti, zero voli

Il viaggio? È un modo per conoscere se stessi, soprattutto in quegli aspetti di cui ci accorgiamo solo chiudendo la porta della quotidianità e misurandoci con situazioni non proprio… a portata di mano. A dirlo è Juri Scandolara, che ha lasciato Dervio, un rilassante paese sul Lago di Como, per intraprendere un’avventura lunga un anno. Dopo numerosi viaggi indipendenti e disorganizzati, che lo hanno portato dall’America all’Africa, dall’Europa all’Asia, Juri ha deciso di accantonare per un anno il suo lavoro di rappresentante nel settore dell’antinfortunistica e partire per un giro intorno al mondo: il suo obiettivo, battezzato “Sloway”, è quello di toccare i cinque continenti senza mai prendere voli, ma viaggiando solamente per strade, ferrovie e mare. In queste ore, si trova a Istanbul, da cui presto riprenderà il cammino scendendo in Iran, fino a Persepoli e Teheran, per poi percorrere la Via della Seta attraverso Turkmenistan, Uzbekistan e Kirghizistan. Raggiunta la Cina, fiancheggerà il K2, entrerà nell’area himalayana di India, Nepal, Tibet e poi scenderà attraverso Laos, Thailandia, Malesia, fino all’Indonesia, da cui – con un passaggio in barca a vela – approderà in Australia. Dalla costa orientale di Sidney, una nave cargo gli permetterà di intraprendere la rotta di Panama, poi Colombia, Equador, Perù, Bolivia, Cile, Argentina, Uruguay e Brasile. Con un’altra traversata oceanica lascerà le coste sudamericane diretto a Dakar, poi Mali, Mauritania e Marocco. Infine, il rientro in Europa con Spagna, Francia… e casa.

Quando hai deciso di partire?
Sono anni che viaggio in modo improvvisato e disorganizzato: l’unico aspetto di cui mi preoccupavo in anticipo era la prenotazione del volo aereo, per il resto lasciavo che l’itinerario prendesse forma strada facendo. Alla mia passione naturale per l’avventura si sono sommati i racconti straordinari di quei personaggi che hanno fatto del viaggio una priorità di vita… e il mio sogno ha iniziato a materializzarsi. Ho valutato la fattibilità e ho iniziato a pianificare la partenza.

Come vivi la lontananza da casa?
Se ti dico che il cellulare l’ho regalato ad Ancona appena finita l’intervista con Caterpillar? È piacevole sentire genitori, parenti e amici, ma non porto con me l’immediatezza del contatto. Ho un sito Internet, http://www.sloway.it/, una mail e all’estero non è difficile trovare un telefono pubblico. Non taglio i contatti, ma nella mia visione del viaggio il cellulare è un colore che stona. Mi fa sorridere il fatto che molte persone accettino più facilmente l’idea del mio viaggio in solitaria, della mia avventura senza aerei o della mia aspettativa di un anno al lavoro piuttosto che quella di non avere in tasca il cellulare.

Come sono andati i primi giorni?
Nonostante il mio sia un viaggio lento, i primi giorni mi hanno visto muovere piuttosto velocemente: Spalato, Mostar, Sarajevo, Skopje e Istanbul. Con me, porto il ricordo della curiosità del Sindaco di Sarajevo, che mi ha accolto per ricevere il dono del mio sindaco e consegnarmi quello che ho portato al sindaco di Istanbul. La mia idea infatti, racchiusa nell’espressione “Gift by the road”, è quella di consegnare a ogni sindaco che incontrerò un dono simbolico, accompagnato da una scritta amichevole, che confido di ricevere dal sindaco che avrò incontrato nella tappa precedente.

Giornata tipo: tutto improvvisato?
Anche se caratterialmente sono portato a lasciare grande spazio all’improvvisazione, nei giorni di spostamento tra un luogo e l’altro, tutto ruota intorno all’orario di partenza e alla durata del viaggio. In questi primi giorni, ho già effettuato tre viaggi notturni. Troppi. Però mi hanno permesso di visitare i luoghi durante il giorno e riposare la notte, per quanto sia possibile riposare durante un viaggio.

Come decidi il tuo itinerario?
Tengo conto delle tappe che mi sono prefissato e, soprattutto, della necessità di essere in Indonesia a inizio ottobre, l’unico periodo in cui ci sono possibilità di passaggio in barca a vela fino all’Australia. Per il resto, prendo informazioni dai viaggiatori che incontro, soprattutto negli ostelli, e che provengono dalla direzione opposta rispetto alla mia. C’è sempre un proficuo scambio di opinioni e informazioni utili.

Visiti il mondo, passi idealmente il “testimone” di amicizia tra i popoli e sei ospite di tradizioni, usanze, storie e cucine. Tutto questo appaga la tua sete di conoscenza?
Tempo fa ho letto la massima di uno scrittore americano, che diceva: “Fare castelli in aria non è una perdita di tempo, ma qualche volta bisogna costruirci sotto le fondamenta”. Io sto costruendo le mie.

Paola Rinaldi

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