Viaggiare sì, ma a lungo termine

Amarapura, Birmania - Emanuele Del Bufalo
Amarapura, Birmania

Tutto è cominciato il 7 aprile 2011, quando Emanuele è partito per il Canada con un visto vacanza-lavoro di sei mesi, per poi spostarsi in Nuova Zelanda e proseguire verso Sud Pacifico, Indonesia, Malesia, Singapore, Birmania, Thailandia, Cambogia, Laos, Vietnam, Mongolia, Cina, Tibet, Balcani e infine Italia, dove è rientrato lo scorso 29 novembre.

E come si canta lungo il Cammino di Santiago, “Viandante non esiste il cammino. Lo si fa camminando”, anche per Emanuele Del Bufalo, 30 anni originario di Ancona, il percorso ha preso forma strada facendo, una tappa dopo l’altra, nascendo da suggestioni, incontri, occasioni e ispirazioni improvvise ma anche scontrandosi con dubbi, visti negati, difficoltà finanziarie, problemi culturali o politici.

Passo di "Gampa La", Tibet
Passo di “Gampa La”, Tibet

MASSIMA LIBERTÀ
“Dal primo all’ultimo giorno, ho convissuto con l’incognita ‘Riuscirò a terminare la mia esperienza?’, che oggi guardandomi alle spalle vedo come uno degli aspetti più affascinanti del viaggio”, riflette Emanuele. “In una società schematica, dove siamo abituati a ragionare in termini di orari, impegni, doveri e obiettivi, è meraviglioso avere la libertà di decidere ogni giorno dove andare, quando fare il prossimo passo, quanto sostare in un luogo, cosa vedere o al contrario cosa saltare, passando oltre”.

Questo riappropriarsi del tempo gli è servito anche nel campo della fotografia, un settore dove è necessario sviluppare un sesto senso per prevedere il futuro e cogliere quell’attimo speciale che sta arrivando. “Per catturare il contesto perfetto, la luce giusta e le condizioni migliori, devi avere la possibilità di tornare sul posto dopo due ore, due giorni o due settimane”, spiega Emanuele, che ha sempre usato i suoi scatti anche come mezzo di incontro e di contatto con i popoli.

Mercato. Hoi An, Vietnam - Emanuele Del Bufalo
Mercato. Hoi An, Vietnam

“Mi piace rubare gli scatti, ritraendo le persone nella loro massima realtà e non in atteggiamenti posati, per poi mostrarli agli interessati e vedere la loro reazione: la fotografia abbatte le barriere, soprattutto in zone del mondo dove è un evento raro e straordinario, come l’Asia e il Sud Pacifico, mentre in altri contesti – ad esempio il mondo musulmano – esiste un atteggiamento di chiusura e imbarazzo che impedisce di far scattare la scintilla”.

NON UN SEMPLICE TURISTA
The Long Term TravelerIl punto di forza del progetto di Emanuele, battezzato “The Long Term Traveler”, è quello di aver sostato almeno quattro settimane in ogni Paese, viaggiando in maniera differente rispetto a chi nelle classiche settimane di ferie tende a vedere il più possibile nel poco tempo a disposizione.

“L’opportunità di immergermi nelle varie culture mi ha permesso di godere appieno dei loro punti di forza, ma anche di debolezza: ad esempio, ho scoperto molti villaggi dell’Asia che fino a qualche anno fa non erano neppure presenti sulle mappe turistiche e oggi invece si sono trasformati in zone di grande richiamo. Qui purtroppo sta cambiando l’approccio verso gli stranieri, visti come ‘portafogli con le gambe’, da spremere durante i soggiorni”.

Ovviamente, si tratta di sensazioni che si possono percepire solamente in viaggi a lungo termine, così come tanti altri aspetti con cui entri in contatto. Emanuele ha avuto la fortuna di cogliere questi cambiamenti anche perché, già nel 2010, aveva avuto occasione di viaggiare per sei mesi dall’India alle Filippine, spostandosi quasi esclusivamente via terra, con bus, treni, auto e moto.
“Detto ciò, continuo a considerare il mondo un posto incredibile, fatto di persone meravigliose e storie magiche, pronte per essere ascoltate”.

Vulcano Merapi, Java, Indonesia - Emanuele Del Bufalo
Vulcano Merapi, Java, Indonesia

BELLEZZE DA PERDERE IL FIATO
Dopo tanta strada, esiste il luogo più bello del mondo? Per Emanuele no, perché ogni nazione ha i suoi scorci incantati, anche se un pezzetto di cuore è rimasto in Mongolia, soprattutto per i paesaggi sterminati e deserti, da attraversare quasi sempre off road e dove alloggiare con famiglie nomadi che sostano con i loro greggi di pecore, capre o cavalli.
“Situazioni fuori dall’ordinario, dove esiste ancora la curiosità pura di sapere chi sei, cosa fai, da dove arrivi, a cosa serve la macchina fotografica. Un’incredibile lezione di umanità”.

UN MONDO IN IMMAGINE
Dopo quasi 5 anni di avventura, Emanuele è riuscito e trasformare la sua passione per la fotografia in un vero lavoro  emanueledelbufalo.com – che adesso vuole portare in giro per l’Italia attraverso mostre e conferenze che parlano della sua avventura.
“I miei scatti hanno sempre cercato di replicare il mio stato d’animo nel momento in cui sono nati, ma anche di rendere l’anima dei luoghi, la loro carta d’identità più intima e profonda, lasciando comunque un margine di interpretazione in chi li guarda”.

Per riuscirci, i sensi di un fotografo devono essere amplificati per riuscire a cogliere un istante unico, che non tornerà mai più. E a questa “amplificazione” collabora il viaggio a lungo termine, in cui si evolve anche a livello umano.
“In ogni fotografia, si può cogliere questo cambiamento, così come il livello di contentezza ed eccitazione per un luogo o al contrario la tensione, la delusione o la paura”.

Al termine di questa esperienza, mentre già bolle in pentola un nuovo viaggio (la traversata delle Americhe dall’Alaska alla Patagonia in un paio d’anni e sempre via terra), Emanuele sente di essere felice e non cambierebbe neppure una virgola degli ultimi otto anni, da quando cioè si dedica ai viaggi quasi a tempo pieno.
“Ho avuto alti e bassi, ma ogni cosa ha collaborato a rendermi la persona che sono, mi ha aiutato a conoscere meglio me stesso, le potenzialità e i limiti, con cui adesso potrò affrontare le sfide di ogni giorno. Il viaggio ti aiuta a capire dove vuoi andare, a trovare un obiettivo e soprattutto a perseguirlo, per sentirti vivo e parte di questo mondo”.

Paola Rinaldi

Komodo Island - Emanuele Del Bufalo
Komodo Island