Il professore su due ruote

C’è l’uomo ragno a bordo di una moto e poi una scritta: “Carucci, per noi sei unico. I H”. È l’ultimo biglietto, di una lunga serie, che il professor Marcello Carucci ha trovato sulla lavagna della scuola media “Enrico Medi” di Tor Bella Monaca, a Roma, dove insegna educazione fisica. I suoi alunni sono talmente orgogliosi di lui da aver creato due fan club su Facebook, dove Carucci dialoga ogni giorno con loro. A renderlo così speciale è la sua passione per i viaggi in moto, che lo hanno portato a esplorare Europa, Medio Oriente, Nord Africa e Asia: oltre un milione di chilometri su due ruote, da solo o con la sua compagna. Chi ha la fortuna di incontrarlo rimane incantato dalla sua umiltà. A lui non interessa scrivere libri o guadagnare dalle esperienze in giro per il mondo. Gli importa solamente di salire in sella e partire.

La sua casa è tappezzata di fotografie e souvenir da tutto il mondo, mentre nel garage ci sono una moto con 240 mila chilometri, uno scooter che ne segna 50 mila, la macchina con 250 mila e una seconda moto che, dopo solo due uscite, ne ha già macinati 3 mila. Nei suoi viaggi, Marcello non usa GPS, né cellulare satellitare, ma si affida solo a una buona pianificazione a tavolino, ai consigli degli altri viaggiatori e al suo coraggio. Gli è capitato di guidare per 25 ore consecutive, partendo da Roma e dormendo 200 chilometri dopo la Romania. È stato aggredito in Georgia e ha trascorso la notte in un distretto di polizia maleodorante, in una cella al buio e al freddo. «Sono stato ospite di famiglie con cui avevo solamente un dialogo gestuale, non conoscendo la loro lingua, ma il contatto umano aiuta a superare ogni distanza culturale». I suoi viaggi gli permettono non solo di raggiungere una meta, ma anche di conoscerne le tradizioni, le usanze, la storia, più di quanto sia possibile fare leggendo un libro o guardando un documentario in tv. «Io non salgo in moto per fare dei chilometri, ma uso le due ruote per nutrirmi delle meraviglie del mondo: visito i musei, sono attratto dagli scavi archeologici».

Dietro a tutto questo, c’è una grande preparazione atletica, ma anche un’enorme forza d’animo, che gli è stata trasmessa dal padre, maresciallo dell’Arma dei Carabinieri, che gli ha insegnato a stringere i denti in ogni situazione. Per i bambini meno fortunati del mondo, Marcello Carucci è Babbo Natale, perché nei suoi bagagli porta sempre magliette, cappellini o braccialetti messi a disposizione dagli sponsor tecnici, ma anche i giocattoli che i suoi alunni gli affidano prima di ogni partenza. «Basta poco per regalare un sorriso a bambini poveri come quelli che ho incontrato nel corso dei miei viaggi: la scorsa estate, in Kazakistan, ho ricevuto una busta di mele, che per quei popoli è preziosa e con cui hanno voluto dimostrarmi la loro riconoscenza. Tutto questo mi fa sentire migliore e mi arricchisce più di qualsiasi altra cosa».

Cinquantaquattro anni compiuti a gennaio, Marcello coltiva l’amore per i motori sin da bambino, quando vedeva sfrecciare i motociclisti sulle autostrade e sognava di indossare una tuta di pelle. Poi, a 26 anni, intraprende la sua prima sfida attraversando l’ex Jugoslavia, per poi dirigersi nei due anni successivi in Spagna e Turchia. «Mi sembrava di aver compiuto un’impresa straordinaria, perché non sapevo ancora che qualche anno dopo avrei percorso con una moto da corsa 23.500 chilometri per raggiungere Ulaanbaatar, la capitale della Mongolia, uno dei miei sogni nel cassetto».

E i bagagli? «Utilizzo due sacche rigide agganciate ai lati della moto, un borsone frontale e lo zaino». La regola è sempre la stessa: il contenuto deve servire. Tutto ciò che è facoltativo, rimane a casa. «Siccome il campeggio mi permette di muovermi velocemente e senza costi eccessivi, porto con me l’attrezzatura utile, cibo liofilizzato o facile da cucinare, magliette termiche che asciugano in fretta dopo il lavaggio e due paia di jeans».

È già tutto pronto per la sua prossima impresa. Terminate le scuole, a giugno, con la sua Honda Crosstourer 1200 percorrerà 14 Stati in 60 giorni, passando attraverso Balcani, Moldova e Bielorussia. «Molti dei miei viaggi toccano le regioni dell’Est in omaggio a Silvia, la mia compagna moldava, che da sette anni mi segue spesso». Ma già pensa al 2013, quando potrebbe essere la volta del Giappone. Nel frattempo, cavalca ogni giorno la sua moto per raggiungere la scuola dove insegna. Le sue foto e i diari di viaggio sono raccolti sul sito web personale, http://www.marcellocarucci.it/, da cui è possibile prendere contatto con lui. Sarà merito della sua passione per la velocità, ma la risposta è veloce come la sua moto. Provare per credere.

Paola Rinaldi

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