In Vespa fino a Persepoli e ritorno

L'antica città di Yazd in Iran
L'antica città di Yazd in Iran

Due giovani archeologi e un progetto ambizioso: percorrere circa 5200 chilometri dall’Italia all’Iran (e ritorno) per portare un messaggio di protezione e tutela del patrimonio storico e archeologico. Tutto questo in sella a una Vespa Px150E del 1982.
Roberto Arciero (34 anni) e Martina Leonardi (28), entrambi archeologi, partiranno da Livorno nella prima settimana di luglio e punteranno dritto verso l’antica capitale persiana, Persepoli, simbolo di un Oriente ricco, affascinante, potente ma anche fragile, che da sempre ha attirato le mire dei grandi conquistatori del passato, primo fra tutti Alessandro il Grande.

Martina Leonardi e Roberto Arciero
Martina Leonardi e Roberto Arciero
Roberto Arciero in Grecia
Roberto Arciero in Grecia

Roberto, perché partire su due ruote?
Da anni sognavo di organizzare un viaggio in Vespa. Nel 2007 ne avevo affrontato uno in Grecia, ma nulla di paragonabile a quello che abbiamo in programma: per dare un’idea, il tragitto che ho affrontato in quell’occasione ci consentirebbe al massimo di raggiungere la prima tappa del progetto Italia-Iran. Per di più, con Martina sognavamo un’avventura dall’impronta archeologica e così abbiamo unito le due cose.

Qual è il vostro obiettivo?
Portare un messaggio di tutela e valorizzazione del patrimonio storico e archeologico, che non appartiene solamente ai singoli Paesi, ma – come spiega bene l’Unesco – a tutte le popolazioni del mondo, al di là dei territori nei quali esso è collocato. I siti archeologici infatti rappresentano una ricchezza dell’intera umanità, di cui ciascuno di noi dovrebbe sentirsi responsabile, perché in quei luoghi sono custoditi il passato e la nostra memoria.

E come veicolerete questo messaggio?
Coinvolgendo le scuole, dove e quando possibile, ma anche sfruttando social network, radio, giornali e ovviamente ogni forma di incontro con le popolazioni locali. Di certo, la Vespa ci verrà in aiuto, perché consente di viaggiare senza correre, di attraversare i luoghi con lo sguardo puntato sul paesaggio, di interagire con le persone.

Martina Leonardi a Khao Sok, Thailandia
Martina Leonardi a Khao Sok, Thailandia

Al di là dell’interesse culturale, quanto può essere importante valorizzare il patrimonio storico per le popolazioni?
Per esempio, un villaggio che si rende conto di sorgere accanto a uno di questi siti può trasformarlo in una fonte di guadagno. Questa può essere la molla per stimolare una maggiore attenzione verso luoghi a rischio di saccheggiamenti, che in quell’area del mondo non sono mancati. Ad oggi, l’Iran custodisce il maggior numero di siti Unesco del Medio Oriente, una ventina, molti dei quali sono andati distrutti o sono in pericolo a causa di continui scontri. Il nostro obiettivo è rinnovare nelle popolazioni locali l’interesse per quelle ricchezze, spesso sconosciute o sottovalutate, e rinsaldare l’amicizia tra Italia e Medio Oriente.

Un’eredità anche per le generazioni future…
Sì, quelle che nei prossimi anni saranno chiamate a difendere quel patrimonio. Anche perché proteggere quei luoghi significa avere cura di noi stessi, di ciò che siamo stati, della nostra memoria e quindi della nostra civiltà più profonda.

In Vespa fino a Persepoli e ritorno

Quali Paesi attraverserete?
Grecia, Turchia e Iran, ritornando attraverso Azerbaijan, Georgia e Balcani. I motivi per cui ci siamo concentrati su quest’area del mondo sono principalmente due. Il primo è legato alla nostra professione, perché io e Martina siamo archeologi orientalisti, mentre il secondo è dovuto proprio al fatto che quei territori sono stati ampiamente distrutti negli ultimi anni, soprattutto a causa di guerre, conflitti, incendi, bombardamenti, occupazione jihadista e così via. Basti pensare al sito di Ninive, l’attuale Mosul in Iraq, preso d’assalto dai miliziani che hanno letteralmente distrutto reperti storici dal valore inestimabile durante gli scavi per la realizzazione di un tunnel sotterraneo.

Roberto Arciero durante uno scavo archeologico in Oman
Roberto Arciero durante uno scavo archeologico in Oman

Per certi aspetti, anche la partenza è simbolica: non è così?
Sì, Livorno deve la sua nascita e fioritura anche all’apporto di genti provenienti dal bacino del Mediterraneo. Per secoli vi hanno convissuto in maniera pacifica popoli diversi, che lì hanno trovato condizioni favorevoli per lo sviluppo dei propri affari e per la professione della propria religione in un clima di internazionalità e accoglienza. Qualcosa che oggi, purtroppo, stiamo perdendo. In un certo senso, scegliere Livorno è un ulteriore messaggio di integrazione fra est e ovest, sempre nell’ottica della tutela del nostro patrimonio.

Persepolis - foto Patrizia Altieri
Persepolis – foto Patrizia Altieri

Trattandosi di un progetto collettivo, le persone possono aiutarvi a realizzarlo?
Abbiamo lanciato una campagna di crowdfunding su Produzioni dal Basso, a cui si può aderire con un’offerta libera. Il nostro è un progetto ambizioso, che richiede almeno una somma pari a 4.300 euro per coprire le spese di cibo, alloggio, carburante, eventuali riparazioni della Vespa, documenti e permessi. Siccome il nostro obiettivo è portare un messaggio, abbiamo pensato di fondare tutto sulla raccolta fondi di persone che vogliano unirsi a noi dal punto di vista intellettuale e condividere questa esperienza.

Shiraz, Moschea Nasir al-Mulk - foto Patrizia Altieri
Shiraz, Moschea Nasir al-Mulk – foto Patrizia Altieri

Come avete pianificato il viaggio?
Abbiamo stabilito il percorso di massima, sulla rotta ovviamente dei siti archeologici che io e Martina conosciamo per professione, ma che sono visionabili anche sul sito dell’Unesco. Ovviamente abbiamo tenuto conto della situazione socio-politica, delle frontiere e di eventuali limitazioni. Per esempio, in Iran non sono ammesse moto di cilindrata superiore ai 250 cc e di brand americani, per cui bisogna fare i conti con tutto.

Kerman, Moschea del Venerdì - foto Patrizia Altieri
Kerman, Moschea del Venerdì – foto Patrizia Altieri

C’è un sito che vi sta particolarmente a cuore?
In realtà, siamo convinti che tutti i siti abbiano eguale importanza, al di là della loro maggiore o minore monumentalità, perché ciascuno di essi aggiunge un tassello al grande puzzle dell’umanità che noi archeologi cerchiamo di ricostruire. Detto ciò, abbiamo scelto Persepoli come traguardo finale perché è piuttosto nota e, simbolicamente, racchiude al suo interno tutte le bellezze culturali del Medio Oriente, per secoli sentito come lontano e misterioso. In fondo, come scriveva Cicerone nella sua opera “De Oratore”: Historia vero testis temporum, lux veritatis, vita memoriae, magistra vitae, nuntia vetustatis. Ovvero, la storia in verità è testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra di vita, messaggera dell’antichità.

Paola Rinaldi

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Le fotografie di Patrizia Altieri sono tratte dall’articolo Cartolina dall’Iran