Vado in cerca di pace

Dentro i nostri telefoni, c’è un pezzo di guerra in Congo.
Nella maggior parte dei dispositivi elettronici – compresi dunque cellulari, tablet, televisori e computer – sono presenti dei micro-condensatori che sfruttano il coltan, una lega di due minerali (columbite-tantalite) il cui commercio causa violenze e conflitti nello Stato africano, una vera e propria guerra che si consuma nel silenzio della comunità internazionale.

Immagine di John Mpaliza, Peace Walking Man per la guerra in Congo a causa del coltanA marciare per spiegarlo è John Mpaliza, ingegnere informatico e cittadino congolese, residente dal 1993 in Italia, che da qualche anno è un Peace Walking Man, un camminatore per la pace.

Dopo aver percorso il cammino di Santiago de Compostela, ha raggiunto a piedi tante altre città, in Italia e in Europa, con l’obiettivo di raccontare la tragedia del suo Paese ad associazioni, parrocchie, scuola, enti istituzionali e politici.
Pare infatti che l’ottanta per cento delle riserve mondiali di coltan si trovino proprio in Congo, determinando negli anni l’invasione di eserciti stranieri, la formazione di milizie armate, la creazione di masse di profughi in fuga, saccheggi e distruzioni di ogni genere.

John, perché hai deciso di camminare per realizzare questa denuncia?
Non avevo altra scelta. Nel 2009, dopo essere rientrato da un viaggio in Congo dove ho sperimentato l’inferno in quello che potrebbe essere un paradiso, avevo scritto una lunga lettera indirizzata alla stampa locale di Reggio Emilia, dove risiedo dal 1997, ma nessun giornale mi ha mai risposto.
Dovevo trovare un modo per attirare l’attenzione e ho scelto il cammino, sinonimo di lentezza, incontri, comunicazione.
E infatti, durante i miei spostamenti, ho modo di conoscere tante persone, la gente comune, quella che può realizzare il cambiamento.

Immagine di John Mpaliza, Peace Walking Man per la guerra in Congo a causa del coltanDove sei stato?
Sempre partendo da Reggio Emilia, ho camminato fino a Roma, Padova, Reggio Calabria, Bruxelles, Strasburgo, Helsinki, ma in questo periodo sto “passeggiando” attraverso tante altre città italiane per diffondere il mio messaggio di pace.

Vuoi condividerlo anche con noi?
Le mie marce nascono da un dolore personale, visto che dal 1996 nella Repubblica Democratica del Congo – dove sono nato – si consuma una guerra economica, responsabile di otto milioni di vittime e legata alla tecnologia di ultima generazione.
Per essere “smart”, cioè sempre più piccoli e piatti, tutti i dispositivi elettronici che abbiamo in casa o in tasca hanno bisogno del coltan: questo minerale viene acquistato per pochi soldi dalle multinazionali, finanziando in qualche modo i gruppi armati che, per arricchirsi dal suolo, perpetrano mutilazioni, massacri, stupri, schiavitù e ogni genere di sofferenza alla popolazione.

Immagine di John Mpaliza, Peace Walking Man per la guerra in Congo a causa del coltanCome può essere fermato tutto questo?
Di certo, le persone possono unirsi alla mia marcia, anche solo per qualche chilometro, o magari aiutarmi a organizzare incontri e appuntamenti sul proprio territorio: il mio è un cammino di pace spontaneo, non organizzato, puramente umano e svincolato dalle istituzioni o dalla politica.
Una serie di campagne, sostenute da associazioni, Ong e cittadini, ha già convinto il Parlamento europeo ad approvare un testo che introduce la tracciabilità obbligatoria dei minerali, imponendo alle imprese di far luce sulle loro catene di acquisto e garantire informazioni su tutte le misure prese per identificare e risolvere i rischi connessi alla loro catena di approvvigionamento.
Adesso si tratta di far ratificare la legge ai 28 Paesi dell’Unione europea, che non possono più continuare a considerare i problemi del Congo lontani, visto che ognuno di noi ne tiene un pezzo in tasca.

John Mpaliza, Peace Walking ManPorti tutto questo nella tua “valigia”?
Sì, ovunque vado racconto la necessità di creare una tecnologia etica, che non crei morti in altre parti del mondo.
Non è impossibile, perché alcune grosse aziende stanno già lavorando in questa direzione.
E noi? Forse dovremmo diventare meno dipendenti dalla tecnologia: anche Papa Francesco ha invitato le famiglie a ritrovare il dialogo a tavola, senza tv o telefonino sempre accesi.

Stravolgere la nostra mentalità, insomma…
Sì, Gandhi diceva: “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”.
Ecco, ciascuno di noi ha una responsabilità nelle guerre per i minerali, il petrolio, il gas.
Cambiamo la vita quotidiana, rinunciamo a qualcosa, perché solamente i sacrifici portano alle grandi trasformazioni.

Nel frattempo, la tua marcia continua?
Al momento prosegue qui in Italia, mentre la prossima primavera visiterò numerose capitali europee in cui sono già stato e che hanno richiesto un nuovo passaggio.
Ma la prossima, grande marcia avverrà nell’autunno 2016 in Africa: da Reggio Emilia raggiungerò Roma, per poi volare in Sud Africa e proseguire a piedi attraverso Mozambico, Tanzania e Congo. Sarà un viaggio lungo, difficile e pericoloso, sia dal punto vista fisico che politico.
Per questo chiedo sostegno a tutti, affinché si crei una sorta di protezione internazionale.
Cammino per il mio Paese e per tutte le altre nazioni dimenticate, perché se vogliamo la pace dobbiamo andare a cercarla.

Paola Rinaldi

John Mpaliza, Peace Walking Man