La ragazza con la valigia

Una ragazza e il suo trolley fucsia. Classe 1986, biellese di nascita e albese di adozione, Silvia Cartotto è una giovane donna con il pallino per il viaggio. Al ritmo del suo motto “Felicità è sapere che, presto o tardi, si andrà. Che non importa poi molto il dove, ma l’andare, quello sì”, Silvia cura un delizioso blog (www.thegirlwiththesuitcase.com) a metà fra la penna rosa shocking di Sophie Kinsella e un originale diario di bordo delle sue avventure in giro per il mondo. Per lei, un sito di viaggi “doc” deve trasmettere originalità, trasparenza, empatia, immedesimazione, pelle d’oca e incanto: tutti ingredienti che lei sa cucinare con sapienza, curiosità e soprattutto tanta voglia di condividere il suo sguardo con chi è rimasto a casa ma ha voglia di sognare.

Silvia, il tuo blog si intitola “The girl with the suitcase”: quanto e perché ti senti una ragazza con la valigia?
Il viaggio è la parte di vita che preferisco. Fare la valigia e partire mi fa stare bene: il mondo è troppo grande per non volerlo vedere almeno un po’! Sto bene con lo sguardo perso fuori dal finestrino di un treno in corsa: mi rilassa, mi ispira, mi fa sentire viva. Al momento, faccio la copywriter per un’azienda di moda ad Alba, ma appena posso parto per un week-end o un viaggio più lungo. L’ultimo degno di nota è stato un “on the road” di dodici giorni in tenda da nord a sud della Croazia: low-cost e grandi emozioni

Cosa ha acceso in te la “lampadina”?
In realtà, viaggio da quando ero molto piccola, perché ho avuto la fortuna di iniziare con i miei genitori in tenerissima età, quando avevo appena 2-3 anni. Viaggiavamo in camper in Italia e in Europa e, poco per volta, questa passione mi ha contagiata e poi è cresciuta. Anche per motivi di studio e lavoro non sono mai stata ferma: sono nata e cresciuta a Biella, ma ho vissuto a Bologna per l’università, poi a Torino per altri studi e per lavoro. Successivamente, ho lavorato a Milano e in giro per l’Italia durante un tour enogastronomico che ricorderò per sempre. Infine sono approdata nelle Langhe, ad Alba.

L’esperienza che senti più “tua”?
Quella del 2010 in Irlanda: undici giorni all’avventura, senza prenotare nulla e alloggiando nei tipici b&b, girando un’isola che mi resterà per sempre nel cuore.

Quando parti, improvvisi oppure organizzi tutto nei minimi dettagli?
Sono una fanatica dell’organizzazione, mentre il mio compagno è esattamente l’opposto. Sto cercando di trovare il giusto equilibrio tra improvvisazione e pianificazione, così da non perderci mai nulla.

Di cosa ti piace andare alla ricerca quando visiti un Paese culturalmente diverso dal nostro?
Innanzitutto del cibo. Poi sicuramente faccio un tuffo nella storia, nell’arte e nella vita quotidiana: mi piace sentirmi una “local”, per esempio andando a fare la spesa nei mini market o mercatini del luogo.

Com’è l’Italia confrontata con il resto del mondo?
È il Paese più bello del pianeta, questo non me lo toglierà mai nessuno dalla testa. La ricchezza che abbiamo – culturale, artistica, umana, enogastronomica, storica – è immensa eppure non lo abbiamo ancora capito. Non chi dovrebbe, almeno.

Quali elementi dell’ospitalità di un Paese non ti fanno sentire una semplice “turista passeggera”, ma “ben accetta” e quasi integrata con la popolazione locale?
I sorrisi, la cordialità, l’apertura verso il “diverso”. In Irlanda, ho trovato tutto questo e molto di più.

A tuo parere, cosa non deve mai mancare nella valigia della perfetta viaggiatrice, indipendentemente dalla destinazione?
Nella mia non mancano mai un taccuino e una matita, la macchina fotografica e, da qualche anno ormai, cellulare e tablet per gli scatti che (una volta a casa) condivido sui social. Ah, l’orologio: senza, mi sento una donna persa!

Come si racconta un viaggio all’interno di un blog?
Io metto un fondo di musica che mi rilassa e lascio che le dita scorrano libere sulla tastiera seguendo il flusso dei ricordi: i post migliori e di cui vado più fiera sono nati così. Grazie all’urgenza di scrivere. Sì, per me scrivere è un’urgenza: un irrefrenabile bisogno di mettere nero su bianco ricordi, suoni, emozioni, immagini. Ed è bellissimo rivivere il viaggio ancora una volta, per raccontarlo ai miei lettori che così possono immedesimarsi e, a volte, aver voglia di partire per quel mio stesso viaggio. E quando succede è un’immensa soddisfazione per me.

Il sottotitolo del tuo blog è “Scrivere è viaggiare”, che richiama l’aforisma di Emilio Salgari “Scrivere è viaggiare senza la seccatura dei bagagli”. Sei d’accordo?
No, nessuna seccatura. Adoro la mia valigia, il mio trolley fucsia. Altrimenti non sarei la ragazza con la valigia… e voi dell’Uomo con la valigia mi capite! La valigia è parte integrante del viaggio, senza di lei non si va da nessuna parte. Scrivere è viaggiare con la mente, certo. Ma quando si viaggia con la valigia si viaggia davvero.

Pensi che il web e i social media abbiano cambiato l’approccio al viaggio?
Credo che abbiano contribuito a far pensare a molti che si possa viaggiare gratis, aprendo un blog di viaggi, cosa assolutamente sbagliata. Ma penso anche che, al di là del blogging, il web e i social abbiano reso ancora più autonoma l’organizzazione di un viaggio: mi spiace per le agenzie specializzate, ma non abbiamo più bisogno di loro (già da un po’) e sempre meno ne avremo.

So che ti piacerebbe trasformare il viaggio nella tua professione: stai andando in quella direzione?
Bella, bellissima domanda. Da quando esco dall’ufficio fino a sera tarda ti dico di sì, sto andando in quella direzione. O comunque in quella del viaggio e soprattutto della scrittura di viaggio. Ma di giorno, per vivere, sono una copy in mezzo a pizzi e merletti. Per fortuna, la passione per il viaggiare resta, insieme a quella per gli eventi.

Il tuo blog è dedicato a…
Chi cerca storie di viaggio, fotografie, eventi, emozioni e spunti utili per la prossima partenza. Non importa che si stia partendo per un week-end, dieci giorni o due settimane. Bisogna partire e lasciarsi ispirare da chi, in quei luoghi, è già stato. Ecco perché vi racconto le mie storie!

Paola Rinaldi

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