Chilometri di vita e parole in Vespa

Immagine di Lorenzo Franchini, Ushuaia in Vespa

Vespa, che passione! Non potrebbe essere diverso il motto del varesino Lorenzo Franchini, che dal 1981 – quando ha acquistato la sua “due ruote” preferita, una P125X – ha messo in moto una serie di iniziative, viaggi e pensieri dedicati allo scooter italiano per eccellenza.
Basti pensare al suo blog di letteratura vespistica, che raccoglie i principali titoli in libreria dedicati proprio alla Vespa, oppure a quello dedicato alle altre declinazioni culturali, dalla fotografia all’arte, dalla scultura agli spettacoli, dalla musica al design.
Un amore viscerale, eppure nato per caso.

Immagine di Lorenzo Franchini

Come sei arrivato alla Vespa?
È stato il primo regalo che mi sono concesso quando ho potuto contare su uno stipendio fisso, a diciotto anni, quando la Vespa rappresentava il mezzo di trasporto più diffuso fra i miei coetanei.
Poi, nel 1986, ho realizzato un viaggio con alcuni amici da Genova a Livorno, per poi imbarcarci alla volta della Corsica, attraversare tutta l’isola e poi, da Bonifacio, salpare per Santa Teresa di Gallura, in Sardegna, raggiungendo in sella Alghero.
Quel viaggio ha segnato per sempre la mia vita, perché ho capito che con una Vespa e tanto spirito di adattamento potevo avere il mondo in tasca.

Immagine di Lorenzo Franchini, Ushuaia in Vespa

Poi, nel 2005, è arrivato il grande viaggio…
Esatto, un’avventura di oltre 4.500 chilometri per raggiungere Ushuaia, all’estremo sud della Tierra del Fuego.
Non si è trattato di un viaggio solitario, perché da Buenos Aires sono partite ventitré Vespa, guidate da alcuni appassionati con cui avevo già condiviso altri tragitti locali e da altri arrivati a seguito di una piccola “campagna di arruolamento” lanciata via web.
Abbiamo scelto di seguire la Ruta 40, una secolare strada in terra battuta che si snoda ai piedi delle Ande e che, ancora oggi, rappresenta una sfida per chi si avventura laggiù.

Immagine di Lorenzo Franchini, Ushuaia in Vespa

Dunque, l’impresa non consisteva tanto nel chilometraggio complessivo, quanto nelle condizioni della strada.
Anche perché almeno 1700-1800 chilometri erano di pista sterrata, che negli ultimi anni sono stati asfaltati quasi completamente.
Noi l’abbiamo vissuta ancora nel suo stato originario, seppure fossimo un gruppo di persone normali, artigiani, meccanici, impiegati, padri di famiglia, studenti.
L’età dei partecipanti andava dai 26 ai 60 anni, coprendo varie generazioni e tante aspettative differenti, eppure non abbiamo mai avuto problemi ad amalgamarci e sostenerci a vicenda.

Immagine di Lorenzo Franchini, Ushuaia in Vespa

Ne hai scritto anche un libro, vero?
Sì, Dove il mondo finisce racconta nei minimi dettagli la singolare spedizione fino a Ushuaia, la città più australe del mondo. Un libro ricco di aneddoti, ricordi, approfondimenti storici e spunti di riflessione, da cui traspare lo stato d’animo dell’intera compagnia.
Purtroppo, dopo la prima edizione e una successiva ristampa, alcune vicissitudini mi hanno costretto ad annullare il contratto con quell’editore.
Rientrato in possesso della titolarità dei diritti e grazie all’impegno del nuovo editore Alpine Studio, da qualche mese il libro è tornato sugli scaffali delle librerie.

Anche perché la tua seconda passione è la scrittura…
Oltre alla Vespa, in effetti, scrivere è uno dei miei grandi interessi, che mi ha portato a partecipare ad alcuni concorsi, ma soprattutto a creare due blog che promuovono tutto quanto esiste di culturale legato alla Vespa: design, arte, letteratura, costume, fotografia, viaggio, attualità e altro ancora.
Durante l’avventura verso Ushuaia, ho preso i classici appunti da “vagabondo”, suggeriti anche dalle numerose pieghe movimentate e poco convenzionali prese dall’esperienza…

Immagine di Lorenzo Franchini, Ushuaia in Vespa

Per esempio?
Abbiamo vissuto due incidenti stradali di una certa importanza, che hanno scombussolato l’intera tabella di marcia trasformando la “vacanza” in “viaggio”.
Ciascuno di noi è stato costretto a fare i conti con se stesso, con il proprio egoismo e con situazioni che normalmente, in una pausa di piacere e relax, non ci si trova ad affrontare.

L’unione vi ha aiutati?
Moltissimo. Soprattutto dopo il secondo incidente, sono andato profondamente in crisi, perché ho iniziato a pensare che tutto stesse andando all’aria per la leggerezza commessa da un compagno.
Quando ragioni solamente con egoismo e ipocrisia, senza pensare a chi magari in quel momento sta soffrendo, non fai molta strada.
Mi ha aiutato tantissimo il confronto con il resto del gruppo, in cui ho ritrovato le mie stesse debolezze, ma anche tanta forza.
A distanza di tanti anni, posso dire che il nostro non è stato solo il viaggio attraverso un Paese, ma soprattutto nell’animo umano.

Immagine di Lorenzo Franchini, Ushuaia in Vespa

Qual è la forza di un gruppo in viaggio?
Ammiro chi riesce a vagabondare da solo per mesi o anni, ma personalmente soffro tutti quei momenti in cui ti senti privo di qualsiasi punto di riferimento.
E poi, ogni sera, la grande meraviglia è notare come la stessa esperienza sia stata vissuta in maniera completamente diversa da ogni protagonista.
Forse, il bello del mio libro, quello che lo distingue da altri volumi simili è proprio la “fotografia” di questi molteplici punti di vista, come una sorta di diario corale.

Immagine di Lorenzo Franchini, Ushuaia in Vespa

Ma in definitiva perché ami la Vespa?
Perché permette di coprire un buon chilometraggio quotidiano, vivendo i luoghi in maniera profonda, visto che con “lei” si affrontano strade secondarie, nel cuore vivo e pulsante dei territori.
La Piaggio ha saputo comunicare un senso di libertà che ha appassionato intere generazioni, applicandolo a un mezzo semplice, non arrogante e facilmente gestibile in qualunque parte del mondo.
Per questo, prima o poi, tutti si innamorano di una Vespa e non la lasciano più, anche se ammaccata, imperfetta o tenuta insieme con il nastro adesivo.
Si invecchia insieme, come un grande amore.

Paola Rinaldi

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