Con Motina, on the road

Lui, lei e l’altra. Maurizio De Biasio e Daniela Poletto sono una bella e sorridente coppia di Sacile (Pordenone), lui agente di commercio, lei impiegata, che ha aggiunto un terzo (in)comodo al matrimonio: una V65 Florida della Guzzi, ribattezzata Motina in gergo affettuoso (www.mauriziodebiasio.it). Il trio ha alle spalle un ventennio di viaggi in giro per il mondo, tra savane, deserti, montagne e pianure, sempre con l’entusiasmo della prima volta.

Maurizio, a quando risale il tuo primo incontro con le due ruote?
Al lontano 1984, quando mio padre mi regalò una Guzzi V35C, nuova, bellissima e fiammante. Appassionato di motori, è stato lui a contagiarmi con questo interesse: prima di allora, come tutti i ragazzi, avevo scorrazzato qua e là con il motorino, iniziando a metterci le mani sopra e prendendo dimestichezza con marmitta, bulloni e carburatore. Ma la Guzzi V35C è stata la mia prima “ammiraglia”.

Tua moglie Daniela ti ha conosciuto così, con il casco in testa e seduto sulla Guzzi?
Esattamente. Quasi in contemporanea con il nostro incontro, avvenuto nel 1985, sono iniziati i viaggi in moto. Prima di allora, con mio padre, ero andato in macchina a casa di alcuni parenti in Germania e ho iniziato a cullare l’idea di ripercorrere lo stesso tragitto in sella. Il primo viaggio, fatto con Daniela e un altro amico al seguito, è stato proprio a Colonia: avere una meta sicura, a casa di persone conosciute, era rassicurante e ci siamo tornati altre due volte. Sono state esperienze meravigliose, perché ci hanno trasmesso per la prima volta il senso di libertà da “easy rider”, ma ad un certo punto abbiamo voluto voltare pagina e andare oltre.

Dove siete andati?
Sfruttando sempre il periodo delle ferie, abbiamo iniziato con la Jugoslavia, a cui – timidamente, anno dopo anno – sono seguiti Francia, Austria, Spagna, Siria, Portogallo, Svizzera, Marocco, Lituania, Andorra, Irlanda, Olanda, Slovenia, Estonia, Belgio, Inghilterra, Danimarca, Finlandia, Scozia, Lettonia, Islanda, Bulgaria, Svezia, Norvegia, Polonia, Turchia, Russia, Repubblica Ceca, Bielorussia, Slovacchia, Grecia, Serbia, Croazia, Ungheria, USA e Australia.

Sempre con la V35C?
No, nel 1989 è arrivata una V65 Florida della Guzzi. Salutati i viaggi in Germania, è stata lei – la nostra Motina – a solleticare in noi il desiderio di confrontarci con qualcosa di nuovo. Nel giro di poco tempo, lei è diventata un “pezzo” fondamentale della nostra coppia, che nell’arco di vent’anni ha macinato 266 mila chilometri. Quando ha compiuto i suoi primi 100 mila chilometri, l’abbiamo spedita in America; quando ne ha compiuti 200 mila, è volata in Australia e subito dopo in Africa.

L’Africa è l’ultimo viaggio in ordine cronologico, quello che avete affrontato nel 2012…
Sì. Era la prima volta che io e Daniela calpestavamo il continente nero: Motina ci ha preceduti ed è volata in un magazzino a Cape Town, dove ci ha aspettati. Avevamo trentacinque giorni a disposizione per scoprire l’Africa ed esplorarla “a modo nostro”, come facciamo di solito. Abbiamo attraversato il Sud Africa, la Namibia e il Botswana, tutti luoghi unici e dispensatori di mille emozioni, come il delta dell’Okavango o le dune di sabbia di Sossusvlei. L’Africa è un insieme incredibile di tensione, timore, luoghi incantati, cuore che batte a mille, animali ovunque. Una cosa di sicuro l’abbiamo imparata; in Africa, l’unica cosa veramente certa, è che non c’è niente di certo.

Quanto è importante la moto in un viaggio?
È fondamentale: noi dipendiamo da lei, così come lei dipende da noi. Personalmente, sono un fanatico del parcheggio, nel senso che devo vedere la mia moto, devo sapere che è protetta e che si trova in un luogo sicuro, esattamente come noi. Per certi versi, in una sosta è più determinante il parcheggio della moto rispetto all’albergo in cui dormiamo io e Daniela. Prima di partire, metto sottosopra la nostra Motina: la smonto, controllo olio, filtri, candele, pneumatici, mi affido a un’officina di fiducia e vado oltre la normale manutenzione. La mia filosofia è una sola: ogni problema affrontato in zone remote del mondo può essere difficile da risolvere o, comunque, richiedere costi e tempi incredibili. Meglio prevenire.

La vostra passione per il viaggio è nata come conseguenza della moto o ci sarebbe comunque stata, anche con altri mezzi?
Nel mio caso, viaggi e moto rappresentano un binomio inseparabile: quando acquisto una rivista di settore, il mio occhio cade sempre su quelle dedicate al mototurismo, che raccontano di viaggi in moto e itinerari da percorrere in sella. Per Daniela, invece, la passione per il viaggio viene prima di tutto e probabilmente un mezzo varrebbe l’altro: siccome il suo grande interesse è la fotografia, abbiamo trovato un compromesso, perché sicuramente la moto consente un contatto più veloce e immediato con i territori. Oltre a scoprire dettagli che in auto passerebbero inosservati, si sentono l’odore della pioggia, i profumi della natura, la sensazione del vento sulla pelle. Anche il contatto con le persone è agevolato, perché in molti Paesi arrivare in moto incuriosisce le persone e le rende più accoglienti.

Conoscere lingue straniere è importante in questi viaggi?
A volte, per assurdo, la lingua può essere un dettaglio: alcuni popoli del mondo ti accolgono e ti offrono una tazza di tè per il semplice piacere di stare insieme per qualche minuto, al di là della provenienza geografica o della lingua comune. Io me la cavo con l’inglese, mentre Daniela parla piuttosto bene inglese, francese e un po’ di tedesco. Sicuramente, la lingua aiuta, ma in alcuni Paesi si comunica a gesti e si instaura una complicità che va al di là di qualsiasi parola. Anche questa è un’esperienza meravigliosa.

In quali zone del mondo è più facile trovare questa immediatezza?
Nei Paesi mediorientali, come Turchia, Siria, Giordania e Iran, l’accoglienza è di casa. Probabilmente, anche arrivando in auto o con un altro mezzo, si verrebbe ricevuti con lo stesso garbo, ma sicuramente la moto aiuta ad essere meno anonimi. Viaggiare permette di rivoluzionare le proprie convinzioni e di capire com’è veramente il mondo, non per sentito dire o perché si è letto su qualche libro: ad esempio, molti guardano i Paesi mediorientali come territori ostili, se non addirittura pericolosi, mentre la realtà è completamente diversa. Il pianeta è pieno di idee da sovvertire.

Come organizzate i vostri viaggi?
Il periodo è sempre quello delle ferie, ad agosto. Io mi occupo degli aspetti pratici e tecnici legati all’attrezzatura, ai bagagli e alla moto; Daniela, invece, studia il percorso sulle guide cartacee, estrapola i luoghi che potrebbero essere più interessanti per noi e poi insieme valutiamo la fattibilità del percorso, in termini di chilometri, tappe, strade e clima. In un certo senso, costruiamo un viaggio teorico, senza prenotare nulla, eccetto i voli o la prima notte di albergo nel caso di viaggi molto lunghi, come quello in America o in Australia. Per il resto, decidiamo tutto strada facendo.

Quali luoghi privilegiate?
A seconda della meta, scegliamo i suoi aspetti più rappresentativi, ma in generale amiamo le immersioni in mezzo alla natura e agli animali, ma anche il contatto con la popolazione locale, soprattutto fuori dalle solite rotte turistiche. Tra un parco naturale o un villaggio caratteristico e un monumento, scegliamo sempre i primi due.

In definitiva, cosa serve per viaggiare?
Sicuramente una piccola disponibilità economica, che faccia da paracadute in caso di eventuali imprevisti o emergenze, e soprattutto tanto spirito di adattamento. Ogni Paese ha le sue tradizioni e, per viverlo bene, bisogna entrarci lasciandosi alle spalle le abitudini, la cultura, la religione e le credenze. È importante capire velocemente come funziona quel territorio, perché a volte anche solo un gesto o un’espressione può mettere in difficoltà. Soprattutto quando il viaggio deve esaurirsi nell’arco di un mese o di un lasso di tempo più limitato rispetto a chi ha mesi a disposizione, entrare subito nell’ottica del luogo è fondamentale.

Cosa ti insegna un viaggio?
A relazionarsi con la gente, ad essere rispettosi, a vivere. La vita non è solamente svegliarsi al mattino, raggiungere un luogo di lavoro o incontrare gli amici, ma anche affrontare le proprie paure o scoprire che non c’è bisogno di averne. Ogni viaggio inizia con un pizzico di timore, ma è quella stessa paura che ti difende perché ti rende più attento. In viaggio, impari a controllarti, a gestire le emozioni e a fidarti dell’istinto: lontano da casa, il sesto senso non sbaglia mai. Quando hai uno strano sentore, meglio tagliare la corda. Il resto è pura avventura.

Paola Rinaldi

 

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