Passione per un continente affascinante

L’Australia è stato un amore prima vista. Nata e cresciuta in Italia, vissuta a Vienna, Londra e Monaco, oggi residente a Pordenone, la blogger Michela Fantinel ha scoperto nel 2004 la sua passione per uno dei continenti più affascinanti del pianeta, spesso in testa alle classifiche mondiali per la migliore qualità di vita, gli stipendi alti, la sicurezza, il verde pubblico e gli spazi incontaminati.
Australiana nell’animo e nel cuore, Michela è anche esperta di viaggi in solitaria, perché è convinta che solamente uscendo dalla propria “zona di comfort” si possa trovare il vero sé, quello che sa come essere felice ma spesso è imprigionato nella gabbia della quotidianità.

Qual è l’aspetto più complicato del viaggiare in solitaria?
Riuscire a far quadrare tutto. Muoversi da soli è sicuramente più costoso, soprattutto quando si tratta di scegliere l’alloggio, ma spesso può essere anche difficoltoso, per esempio in occasione di attività o escursioni che in molti casi richiedono la presenza minima di due partecipanti. Si tratta dunque di pianificare ogni aspetto della propria esperienza e capire in anticipo cosa è possibile fare e cosa no. Ad esempio, per la notte si possono scegliere bed & breakfast, ostelli, case condivise oppure si può valutare l’house sitting, ovvero la possibilità di soggiornare gratuitamente in un immobile durante l’assenza dei proprietari in cambio di piccoli lavori domestici. Esistono infinite formule per evitare il tradizionale hotel, che per una sola persona può avere costi proibitivi.

E per quanto riguarda le cose da fare o vedere?
Al di là dei tour organizzati, c’è l’imbarazzo della scelta. L’importante è procedere per gradi, in modo da acquisire sicurezza e dimestichezza con la “solitudine”: si può cominciare con la visita a grandi città, prima di misurarsi con viaggi in macchina o magari avventurarsi nelle zone più remote. Bisogna capire poco alla volta se viaggiare da soli fa per noi, ma anche quale modalità è maggiormente nelle nostre corde, a seconda della personalità.

Michela Fantinel. Passione per un continente affascinanteC’è un momento giusto nella vita in cui partire per la prima volta?
Ognuno ha il proprio. Io ho iniziato a viaggiare da sola intorno ai 20 anni, perché con le amiche era sempre complicato far coincidere periodi o necessità: così sono partita e ho fatto le mie prime esperienze in Europa. Poi però, fra i 39 e i 40 anni, ho vissuto un profondo momento di crisi, perché in quel periodo mi trovavo all’estero e non sapevo se rientrare in Italia e cosa fare esattamente della mia vita. Così, mi sono regalata qualche mese e mi sono allontanata di più. Viaggiare libera la mente e dona grandi ispirazioni, perché riusciamo a guardare le cose in una prospettiva diversa rispetto alla “gabbia” in cui ci costringe la solita routine.

Tutto appare più chiaro, insomma…
Sì. Spesso la vita è come una grande scrivania, ingombrata da mille cose, che il viaggio libera, mette in ordine. Lontana da tutto, riesci a vedere con chiarezza chi sei, cosa vuoi fare e quali sono le tue reali potenzialità, senza giudicarti o sminuirti, come avviene in altre situazioni. Per provare questa sensazione, non è necessario andare dall’altra parte del mondo, perché basta un viaggio non troppo lontano da casa, in un luogo però che non conosciamo per essere coinvolti e rapiti da una maggiore ispirazione.

Da sola non ti annoi mai?
È impossibile, perché il fatto di non avere compagnia ti rende più “approcciabile”: in qualsiasi parte del mondo, infatti, le altre persone si avvicinano per offrirti aiuto, indicazioni, consigli o anche solamente per conoscere la tua storia.

Michela Fantinel. Passione per un continente affascinanteAnche se viaggiare in sicurezza dovrebbe essere un diritto, purtroppo le donne temono che venga loro negato. E allora come si fa?
Soprattutto all’inizio, è importante viaggiare in Paesi “facili”, dove esiste stabilità politica e sociale, dove non ci sono pregiudizi nei confronti delle donne e dove non sono in corso tumulti o guerre civili. In Europa, ad esempio, si possono scegliere Italia, Francia, Germania o Spagna, mentre chi vuole allontanarsi trova buone occasioni in Giappone, Nuova Zelanda e Australia. Anche il sud-est asiatico offre qualche zona “easy”, come Malesia, Thailandia oppure Singapore.

Quali sono le parole chiave del tuo stile di viaggio?
Oltre a “preparazione” e “organizzazione”, entrambe necessarie per godersi il periodo di viaggio senza pensieri, il mio viaggio non può fare a meno di “avventura”. Mi piace scoprire e sperimentare cose nuove, spingendomi ogni volta più in là rispetto alla volta precedente e superando i miei limiti.

Perché ti sei appassionata in particolare all’Australia?
Tutto è cominciato nel 2004, nel pieno della mia crisi esistenziale a cavallo fra i 39 e i 40 anni. Avevo deciso di partire con lo zaino in spalla per una lunga esperienza di viaggio e ho scelto l’Australia. È stato il viaggio più bello della mia vita, durato poco più di due mesi, durante il quale mi sono innamorata di quella terra: i suoi spazi aperti mi hanno aiutata a liberare la mente, a ritrovare me stessa. Tanto che ci sono tornata dopo appena quattro anni, nel 2008, e lì è cominciata una seconda vita per me: in quel momento, infatti, ho capito che non volevo ritornare alla vita aziendale che portavo avanti da oltre 15 anni nei panni di sales & project manager.

Your Australia Itinerary - Michela FantinelE cosa hai fatto?
Nell’arco di due anni ho creato il blog Rocky Travel, partito ufficialmente solo nel 2010, in cui ho fatto confluire tutta la mia storia di viaggio per renderla disponibile a coloro che desiderano esplorare l’Australia e necessitano di idee, consigli, informazioni e risorse per programmare il soggiorno senza lunghe ricerche on line. Indossate le vesti della blogger, il progetto si è evoluto e nel 2014 è arrivato anche un libro, Your Australia Itinerary, mentre ogni anno ho continuato a tornare in quello splendido Paese per approfondirne sempre più la conoscenza. In totale, sommando le singole esperienze, ci sono stata per almeno 20 mesi e 100 mila chilometri.

Ormai sei un’esperta, quindi.
Diciamo che ho un buon seguito sul web, sorprendentemente anche fra gli australiani e non solo da chi arriva da lontano. Nelle mie guide non offro solo itinerari fissi, ma anche la possibilità di integrarli con varie alternative, in modo che ciascuno possa confezionare il proprio viaggio su misura. Inclusi nel prezzo del libro poi ci sono anche 15 minuti di conversazione con me su Skype per approfondire vari aspetti o ricevere assistenza su qualche dubbio.

Quali sono le domande più ricorrenti?
Quelle che riguardano i tempi necessari per unire le diverse località. In un Paese sterminato come l’Australia non è sempre facile capire se nello stesso giorno si possono unire due luoghi, ad esempio, o se due giornate bastano per visitare determinate attrazioni turistiche. Su queste basi, posso suggerire i tempi necessari per non vedere tutto di corsa oppure i mezzi di trasporto migliori per spostarsi comodamente.

Michela Fantinel. Passione per un continente affascinante

Per vedere bene l’Australia, quanto tempo a disposizione bisogna avere?
Almeno tre settimane, ma l’ideale è quattro, soprattutto se non si ha in programma di tornare, perché un mese è il tempo minimo per realizzare un viaggio di qualità e vedere le principali località, senza troppi rimpianti.

In definitiva, bisogna partire senza temere di sbagliare, sentirsi soli, non essere approvati o pentirsi?
Assolutamente sì. Una citazione a me molto cara recita: “It’s beautiful to be alone. To be alone does not mean to be alone. It means the mind is not influenced and contaminated by society”, ovvero “È bellissimo essere soli. Essere soli non significa stare da solo. Significa che la mente non è influenzata e contaminata dalla società”.
Credo che sia vero, ma soprattutto penso che non bisogna mai avere paura di fare qualcosa, perché spesso le cose sono più semplici di quanto pensiamo e temiamo. E poi viaggiare da soli è un’ottima palestra di vita, che insegna ad essere più attenti, responsabili e accorti. Dovendo contare solamente sulle proprie forze, si acuiscono i sensi e si vive il mondo con una marcia in più. Conoscere il pianeta è un diritto, ma anche una lezione di civiltà, perché si impara ad osservare le cose da diversi punti di vista, dove nessuno di essi è giusto o sbagliato in assoluto, ma semplicemente è differente.

Paola Rinaldi

Michela Fantinel. Passione per un continente affascinantewww.rockytravel.net