In sella al mio cavallo di ferro

Ventuno giorni, sei moto, quattro Paesi e circa seimila chilometri. Partirà il prossimo 18 dicembre il viaggio in Sud America organizzato in collaborazione con l’associazione sportiva dilettantistica M.W.T. Adventure Dream di Ceva (www.mwtadventuredream.com), che attraverserà le più belle location di Cile, Argentina, Bolivia e Perù. A guidare la spedizione saranno il presidente del sodalizio, Davide Peruzzi, e il suo amico Piermario Manzone di Alba. 40 anni, grande appassionato di viaggi in moto e già protagonista di altri zig-zag lungo il pianeta, nella vita Davide è un consulente alle vendite nel settore auto, ma appena ha la possibilità di indossare il casco si mette in sella e va alla ricerca di emozioni.

Davide, perché hai scelto il Sud America?
Essere dall’altra parte del mondo con la propria moto è già di per sé un’esperienza emozionante. Per di più, soprattutto in Argentina, ti senti a casa per la straordinaria accoglienza che la popolazione ti riserva, con cui spesso condividi le stesse radici italiane. La meraviglia del Sud America è che ti capita di incontrare persone con un reddito pro capite molto basso ma che vivono dignitosamente e con un incrollabile sorriso sulle labbra.

Capita spesso di vedere serenità negli occhi di chi è meno fortunato…
Sì. Personalmente non amo i reality show, ma ho seguito l’ultima edizione di “Pechino Express” su Rai 2, dove i concorrenti dovevano attraversare quattro paesi del sud-est asiatico: Vietnam, Cambogia, Laos e infine Thailandia, spingendosi fino alla capitale Bangkok. La cosa straordinaria è che nei Paesi poveri non hanno avuto problemi a trovare alloggio, aiuto o un pasto, mentre le difficoltà sono iniziate nelle zone più ricche. Penso che questo sia un insegnamento del nostro pianeta e che, viaggiando, si tocca con mano: la disponibilità viene dalle persone semplici, umili, naturali, spesso bisognose.

Quanti sarete?
Sei moto e sette persone, perché con me viaggerà anche Sara, la mia compagna di vita e di avventura. Con lei ero già stato in Sud America nel 2009 (www.sempreinmoto.it/argentina-cile), quando abbiamo visitato la zona nord del Cile e l’Argentina. Un’esperienza straordinaria tra distese verdi, altopiani incredibili, lama al pascolo e dune di sabbia.

Immagino che il percorso sia già deciso, almeno sulla carta…
 Assolutamente sì. Partiremo da Iquique, a nord del Cile, e poi ci sposteremo verso San Pedro de Atacama, da cui ci muoveremo per una serie di affascinanti escursioni alla Valle della Luna, al Geyser di El Tatio e alla Riserva Nacional Los Flamencos con i suoi fenicotteri rosa. Poi, attraverso il Paso de Sico, raggiungeremo San Antonio de los Cobres dove incroceremo la famosa Polvorilla, una delle tre più alte ferrovie al mondo che attraversa la Cordillera delle Ande e, al chilometro 1350, transita con un viadotto a 4200 metri sopra il livello del mare. A quel punto, inizieremo la risalita verso la Bolivia attraverso la famosissima Ruta 40, la strada più lunga del mondo che parte dalla Patagonia e arriva in Alaska. Qui visiteremo il Salar de Uyuni per poi inerpicarci verso le alture della Cordigliera delle Ande, costeggiare il Parco Nazionale Carrasco e raggiungere La Paz. Sarà poi la volta del Perù, con il suo sentiero Inca e la città di Nazca, nota per le sue serie di geroglifici, e infine ci sarà il rientro in Cile.

Tutto questo avverrà in quanti giorni?
Ventuno, compresi la partenza e l’arrivo in aereo a Milano, ma saranno diciotto in moto. L’idea è quella di percorrere una media di trecento-quattrocento chilometri al giorno, ma ci saranno luoghi in cui faremo tappa anche due notti per riprendere fiato e visitare le attrazioni più importanti.

Quando è nata la tua passione per le due ruote?
Diciamo che è cresciuta insieme a me. Oltre ad avere una vecchia Morini 175, mio padre lavorava nella polizia stradale e, quando andavo a trovarlo in caserma, mi ritrovavo di fronte a modelli di moto che accendevano la mia fantasia di bambino. Quando dal Veneto è stato trasferito a Ceva, la città dell’ex campione del mondo di motocross Alex Puzar, ho iniziato a divertirmi anch’io sullo sterrato per poi spostare il mio interesse verso il mototurismo. I viaggi in moto mi hanno sempre entusiasmato sia dal punto di vista organizzativo sia per l’esperienza in sé, perché ti permettono di sentirti un cavaliere solitario in sella a un cavallo di ferro.

Cosa rappresenta per te la moto?
Una macchina del tempo, come tempo fa l’ha definita un mio caro amico. Rispetto ad altre forme di spostamento lento, come la bicicletta o l’andare a piedi, questo mezzo ti permette di stare comunque a contatto con i profumi, con il terreno e con la gente ma coprendo distanze straordinarie, anche di mille chilometri al giorno. Questo significa che, nell’arco di poche ore, si possono vivere luoghi e sensazioni completamente diversi e lontani.

Non è stancante rimanere in sella per così tante ore?
Penso che l’aspetto più faticoso sia mantenere sempre alto il livello di attenzione: la moto richiede una capacità di riflessione e concentrazione molto più elevata rispetto ad altri mezzi, perché è meno visibile rispetto ad auto, camion o furgoni. Quando ti trovi in sella, devi imparare a prevedere le azioni degli altri, sapendo quasi in anticipo chi si fermerà allo stop, se quel mezzo darà precedenza, chi ha visto cosa. Questo impegno mentale è sicuramente faticoso nelle lunghe tratte, soprattutto quando si attraversano grandi città o luoghi dove la circolazione è più caotica.

E dal punto di vista fisico?
Per evitare di sovraccaricare troppo la schiena, bisogna mantenere una postura idonea che permetta alla muscolatura di rimanere rilassata, non insaccata e naturalmente eretta. Detto questo, la moto ti permette maggiore libertà rispetto ad altri mezzi di trasporto, per cui è sempre possibile fermarsi per una breve sosta senza la necessità di trovare piazzole o aree idonee.

Sei un fanatico delle lunghe tratte?
Onestamente no. Mi piace andare in moto, ma il mio scopo non è macinare chilometri quanto incontrare le persone, vivere la quotidianità dei luoghi che attraverso, confrontarmi con gli usi e i costumi locali. In sostanza, il mio scopo è “viaggiare” a patto però di farlo “in moto”: mi piace raggiungere le mete con questo mezzo, che fa parte del mio Dna e che amo coccolare, smontare e rimontare, ma una volta arrivato a destinazione voglio respirare le emozioni del posto.

Ti capita di conoscere altri motociclisti?
Molto spesso. Il bello quando viaggi per il mondo è che, pur non conoscendo la lingua, basta una pacca sulla spalla o una stretta di mano per capire da dove arrivano o cosa vogliono fare. È come se esistesse un linguaggio universale che unisce chi condivide la stessa passione.

Viaggi in moto: meglio da soli o in compagnia?
Personalmente, ho provato entrambe le esperienze. A mio parere, viaggiare da soli è bello in determinati momenti della propria vita, quando hai bisogno di staccare la spina da tutto o vuoi (ri)scoprire qualcosa di te stesso, però condividere l’esperienza con qualcuno è decisamente più intenso e appagante. Basta riflettere su una cosa: non esiste motociclista solitario che, al ritorno, non senta la necessità di condividere la propria esperienza attraverso un libro, un incontro, un’intervista, un blog o i social network… Regalare agli altri quello che hai vissuto nasce quasi come un’esigenza fisiologica e, solitamente, anche nel cuore di chi viaggia da solo rimangono soprattutto gli incontri con le persone. In più, quando viaggi in compagnia, hai un sopporto morale nei momenti di scoraggiamento e, in qualche modo, ti senti più sicuro.

Parlando di sicurezza, come ci si prepara ad affrontare le eventuali problematiche tecniche con le moto quando le tratte da percorrere sono molto lunghe?
Non bisogna mai partire sprovveduti, ma con la piena consapevolezza dei limiti, propri e della moto. Un viaggio di più giorni, attraverso percorsi accidentati, strade sterrate, altitudini diverse e tragitti non abituali, richiede prestazioni fisiche e meccaniche particolari. Della moto devi conoscere la giusta pressione per i pneumatici, come regolare le sospensioni e come l’intera struttura potrebbe reagire alle diverse sollecitazioni. È fondamentale avere un minimo di esperienza e partire con un’attrezzatura base, che solitamente viene già fornita in kit dalle case madri, in modo da intervenire sia sui danni prevedibili sia su quelli imprevisti, quanto meno per arrivare alla prima officina di zona.

Se non sbaglio, dietro il giro del mondo realizzato da Davide Biga c’è il tuo zampino…
Sì. La mia associazione ha sostenuto Davide nel suo anno di viaggio per il pianeta in sella alla Yahama XT1200Z Super Ténéré. Diciamo che, tra gli appassionati, la collaborazione è fondamentale. Quando immagino un viaggio, lo studio nei minimi dettagli, mi documento e poi butto giù il programma, ma se non fosse per Sara, per gli amici dell’associazione e per i miei compagni di viaggio, non decollerebbe nulla e, comunque, il viaggio non sarebbe lo stesso. Con Piermario, uno dei motociclisti che partiranno con me, eravamo già stati in quelle zone e adesso abbiamo studiato la possibilità di partire nuovamente. Forse, la vera magia del viaggio è questa: sognarlo insieme.

Paola Rinaldi

Clicca su Personaggi per leggere tutte le interviste

SHARE
Articolo precedenteNord Camerun
Articolo successivoOne Photo One Day