Salgo sulla mia Graziella e vado a Capo Nord

Omar Chinea - La mitica simil Graziella
La mitica Graziella

Con queste belle giornate, viene voglia di saltare in sella e pedalare all’aria aperta. Sì, ma c’è chi non si accontenta di un giretto al parco o sulle strade di campagna e decide di continuare per 5000 chilometri, attraversando tutta l’Europa.
È il caso di Omar Chinea, 27 anni, fotografo e videomaker, che a fine aprile partirà da Viverone, in provincia di Biella, con una Graziella riesumata da un vecchio garage e punterà dritto a Capo Nord, in Norvegia.
Un’avventura “folle” per molti, semplicemente “bella” per lui, che si è trovato anche un nome d’arte: Bear’s Feather, cioè “piuma dell’orso”. E a chi gli domanda il senso risponde: “Mi piaceva il suono delle due parole accostate”. Chiaro, no?

Omar Chinea - Restauro della Graziella
Al lavoro per il restauro della bici

Omar, ricordi il giorno in cui hai deciso di intraprendere questa avventura?
A dire il vero, ogni anno mi regalo un’esperienza come questa e, di volta in volta, cerco di aggiungere qualcosa, come più chilometri o qualche novità. Fino allo scorso anno ho sempre viaggiato a piedi: la prima volta ad esempio, nel 2015, sono partito con lo zaino in spalla da Torino per raggiungere Genova. A dirla tutta, anche a Capo Nord volevo arrivare camminando, magari partendo da Oslo, ma alla fine mi sono messo in testa di pedalare. Perché? Onestamente non lo so. L’idea della bicicletta è nata per caso, come quei pensieri fulminanti che ti attraversano la mente all’improvviso, ma non sai quando, come e da dove sono arrivati…

Come mai proprio Capo Nord?
Nei viaggi precedenti, ho sempre scelto luoghi poco turistici. Per dire, in Sardegna sono partito da un comune chiamato Arbatax, che non avevo mai sentito nominare prima di allora, mentre in Inghilterra ho visitato la Cornovaglia. Questa volta, invece, so di voler raggiungere una meta gettonatissima dai viaggiatori, ma volevo provare l’emozione di arrivare in un punto “estremo” del pianeta, dove sai che oltre non puoi andare. Ecco, quello è considerato il punto più a nord dell’Europa e poteva regalarmi quella sensazione magica.

Omar Chinea in Cornovaglia
Omar Chinea in Cornovaglia

Riesci ad organizzarti con il lavoro?
Lavoro con mia sorella nel suo studio fotografico di Viverone ed è anche grazie a lei se riesco a ritagliarmi queste parentesi di viaggio. Tra l’altro, per deformazione professionale documenterò tutto il viaggio con foto e video: l’intento è realizzare un documentario finale una volta tornato a casa.

Cosa ti spinge ogni volta a partire?
Premetto che la mia non è una voglia di fuga dalla quotidianità. Amo la mia vita e non mi sento “stretto” in quello che faccio, però viaggiare mi fa sentire bene. Penso che restare per un po’ lontano da casa costringa a tornare con i piedi per terra, nel senso che spesso diamo tutto per scontato, non ci accorgiamo delle fortune che abbiamo né dei miracoli che avvengono ogni giorno nella nostra esistenza. Quando torni da un viaggio, invece, tutto ti meraviglia: anche solo il fatto di avere un letto comodo su cui riposare o poter aprire il frigorifero e trovare quello di cui hai voglia. Viaggiare fa sentire più felici e fortunati di quanto pensiamo normalmente di essere.

Omar Chinea in Grecia
Grecia

Una grande lezione di vita…
Sì, soprattutto quando viaggi con lo zaino in spalla e porti con te solo lo stretto indispensabile. In quei momenti ti accorgi che oggetti semplici come una borraccia sono più importanti dello smartphone di ultima generazione, perché senza acqua non vai avanti molto a lungo, mentre senza cellulare puoi sopravvivere. E poi ovviamente è impagabile la sensazione di poter decidere cosa fare del tuo tempo: non hai scadenze, non hai orari da rispettare, non hai la sveglia che suona alla stessa ora. Puoi scegliere se fermarti in un luogo oppure no, puoi restare a chiacchierare con qualcuno per ore, puoi fare una deviazione imprevista: insomma, sei completamente padrone della tua vita. E sei anche costretto a socializzare.

Costretto, dici?
Sì, perché quando ti trovi da solo in giro per il mondo devi confrontarti con le persone che incontri. Anche chi è meno socievole oppure è incredibilmente timido riesce a sbloccarsi: socializzare diventa facile, naturale. E così scopri che l’incontro con l’altro rappresenta uno degli aspetti più emozionanti del viaggio.

Omar Chinea in Croazia
Omar Chinea in Croazia

Ma è vero che partirai senza tenda né attrezzatura da campeggio e userai un coltellino svizzero per costruirti ciò che ti occorre?
Sì, confermo. È un’idea che mi frulla per la testa da un paio di anni e volevo sperimentare lungo un cammino in Umbria di circa 300 chilometri. Poi, però, ho deciso di mettermi alla prova in questa occasione: porterò con me solamente il sacco a pelo, più che altro per difendermi dalle temperature del nord Europa, ma per il resto sarò sprovvisto di tutto. Mi sono ispirato a un movimento di sopravvivenza seguito da alcuni ragazzi, che si avventurano nel bosco e con un semplice coltellino ricavano tutto il necessario e gli attrezzi utili per accendere il fuoco, cacciare, costruire una capanna. Si chiama “bushcraft” e rappresenta proprio l’arte di vivere nella natura selvaggia, sfruttandone le risorse per soddisfare i bisogni primari quali cibo e rifugio.

Quindi partirai a fine aprile…
Sì, intorno al 20, in modo da sfruttare l’arrivo della bella stagione, anche se in Norvegia farà comunque molto freddo. L’idea è percorrere circa 50 chilometri al giorno e raggiungere Capo Nord in circa 100 giorni, ma di sicuro ne impiegherò di più per mille motivi. Al ritorno, invece, mi affiderò ad autostop, treno o pullman.

Grecia
Grecia

Hai organizzato una campagna di crowdfunding, vero?
Sul sito Produzioni dal Basso ho deciso di cercare donazioni per finanziare una parte del viaggio e coprire spese come il cibo, i traghetti, i ricambi per la bici, gli eventuali ostelli oppure campeggi a pagamento e così via. A chi mi aiuterà riserverò alcune ricompense, come foto del viaggio o ringraziamenti nel video finale.

Insomma, le idee sono chiare e sei quasi pronto…
Assolutamente sì. Non temo di imbattermi in un temporale, di avere i vestiti inzuppati di acqua o di terra, di faticare tutto il giorno sulla mia bicicletta. Amo l’idea di uscire dalla famosa “zona di comfort” e affrontare il mondo, ma sempre e solo viaggiando senza fretta.

Paola Rinaldi

Omar Chinea - In Graziella fino a Capo Nord

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