Paititi, sulle tracce della città perduta degli Inka

Machu Picchu - photo Louis Hansel/Unsplash
Machu Picchu - photo Louis Hansel/Unsplash

Dov’è Paititi? È davvero esistita? Gli studiosi stanno cercando da quasi cinquecento anni l’ultima città perduta degli Inka, entrata a pieno titolo fra i grandi enigmi della storia.
Fino ad oggi, le ricerche si sono basate sui racconti delle antiche cronache e delle leggende locali, ma hanno sempre avuto esito negativo perché si sono concentrate nella zona a sud-est, est e nord-est dell’antica capitale degli Inka, Cusco.
In realtà, recenti immagini satellitari e ritrovamenti archeologici sembrano testimoniare che l’area da esplorare è quella amazzonica a nord, più precisamente una porzione di selva vergine peruviana, abitata da indigeni potenzialmente pericolosi.
Ecco perché l’esploratore Marco Zagni, insieme all’associazione archeologica “Campo Base” di Roma, è intenzionato a organizzare una spedizione già nel 2019 seguendo le nuove coordinate.

Peru, Valle di Lacco. Marco Zagni
Marco Zagni davanti a una tomba che conteneva mummie di epoche diverse (Peru. Valle di Lacco, 2016)

Marco, di certo Paititi non è l’unico luogo al mondo diventato leggendario. Com’è possibile che intere città siano svanite nel nulla senza lasciare traccia, se non nell’immaginario collettivo?
È piuttosto comune pensare che ormai sia stato scoperto tutto, ma in realtà ci sono ancora aree del mondo interamente inesplorate, che neppure i satelliti sono riusciti a mappare e dove occorre recarsi fisicamente per scoprire “cosa c’è” davvero. È questo l’obiettivo delle esplorazioni archeologiche.

Il “Progetto Paititi” non è il primo…
No, ho iniziato da ragazzo, a metà degli anni Ottanta. Quello per le esplorazioni archeologiche è un campo di interesse che va coltivato sin da giovani e io ho avuto la fortuna di avere un cugino esploratore, Mario Ghiringhelli, con cui ho affrontato le prime esperienze in Sud America. Purtroppo, Mario è morto nel 1993 durante una spedizione nell’isola di Giava, per cui ho continuato da solo: siccome mi ero appassionato ai misteri delle civiltà scomparse del continente sudamericano, ho proseguito in quella direzione e con me ha viaggiato anche un esploratore americano, con cui ho condiviso molte ricerche fra la Guyana francese, il Perù, la Bolivia e il Brasile.

Perché concentrarvi proprio su quell’area della Terra?
Dal punto di vista archeologico, centro e sud America sono le regioni del mondo dove la ricerca è iniziata più tardi. Rispetto ad aree come il nord Africa, il Medio Oriente oppure l’Asia, siamo indietro di oltre cent’anni, per cui c’è ampio spazio di scoperta, a patto di spingersi in zone remote, dove occorre grande esperienza per muoversi nel modo giusto e anche coraggio.

Peru, Valle di Lacco. Petroglifo del serpente
Peru, Valle di Lacco. Petroglifo del serpente che simboleggia il Mondo Inferiore o la Via Lattea. ©Marco Zagni e Roberto De Leo

Quali sono i principali pericoli?
Dipende dalla zona, ma a grandi linee il pericolo può essere legato alla presenza di animali o a possibili contagi, che richiedono un’adeguata profilassi prima della partenza. Nella zona in cui supponiamo possa trovarsi Paititi, si somma anche una scarsa se non nulla conoscenza degli eventuali gruppi etnici ancora residenti, per cui potrebbe accadere di entrare in contatto con indigeni poco abituati alla presenza e all’incontro con l’uomo moderno. Insomma, ci sono molti aspetti da tenere in considerazione: non a caso, nel corso degli anni, il mio gruppo si è sempre avvalso di guide o contatti presenti sul territorio per pianificare nei dettagli le spedizioni.

Come si cerca una città perduta?
Spesso si procede per esclusione. Nel caso di Paititi, si è preso un grande abbaglio negli anni Ottanta, quando il medico peruviano Carlos Neuenschwander Landa sostenne che la città si trovasse in una grande regione del Perù, chiamata Madre de Dios.
Per circa vent’anni tutte le ricerche si sono concentrate in quell’area, fino a quando nel 2000 il ricercatore italiano Mario Polia trovò una lettera dei Gesuiti risalente al XVII secolo e diretta al Papa dell’epoca in cui gli scriventi raccontavano di essere andati nella zona di Paititi, fornendo coordinate diverse rispetto a quelle che erano sempre state indagate. Il problema è che a nord di Cusco, dove i Gesuiti localizzano la città perduta, non ci sono sentieri: in zone come quella non si riesce a percorrere più di tre o quattro chilometri al giorno, per cui a differenza dei classici trekking si può impiegare oltre un mese per coprire una distanza di 70 o 80 chilometri.

Peru, Valle di Lacco. Altare inciso.
Peru, Valle di Lacco. Altare inciso. ©Marco Zagni e Roberto De Leo

Per questo occorre molta esperienza…
Esperienza, ma anche prudenza e capacità di accettare i fallimenti, che possono arrivare in questi viaggi. Tra l’altro, il Sud America si trova ad affrontare problemi economici e sociali importanti; di conseguenza, le istituzioni non si interessano molto a queste ricerche e non forniscono particolare sostegno. In più, bisogna richiedere molti permessi e di solito serve tempo per ottenerli. Ma logicamente, nonostante le criticità, queste esperienze hanno un grande fascino: in qualche modo, sembra di compiere un salto nel passato e viaggiare come un secolo fa, privi di tecnologia o altre facilitazioni a supporto.

Bisogna fare i conti anche con il meteo. È così?
Sì, la situazione climatica dell’Amazzonia a nord di Cusco consente di potervisi recare solo nella finestra temporale compresa tra luglio e ottobre, che coincide con l’inverno del continente australe, quello più secco.

Peru, Valle di Lacco. Quattro spirali
Peru, Valle di Lacco. Quattro spirali simboleggianti zone energeticamente polarizzate. ©Marco Zagni e Roberto De Leo

Quanto costa realizzare una spedizione come questa?
Tenendo conto di un periodo massimo di 30-35 giorni, partendo dall’Italia, i budget possibili sono due: il primo – pari a 20.500 euro – prevede una spedizione di ricerca puramente terrestre, con l’avvicinamento in pulmino da Cusco, l’utilizzo di motociclette in loco e poi il percorso a piedi in direzione nord, verso una zona chiamata Altopiano Mesopotamico/Montagna Quadrata, posta a circa 2.000 metri di altitudine.
Il secondo budget invece – di 53.500 euro – prevede l’utilizzo di un elicottero partendo da Cusco fino alla zona di atterraggio a sud della Montagna Quadrata. Ovviamente, questa soluzione è preferibile, perché aumenterebbe il tempo disponibile per l’esplorazione. Anche per questo motivo abbiamo lanciato una campagna di crowdfunding, chiedendo ai donatori di aiutarci ad ampliare la ricerca storica e archeologica sulla tradizione andina, una delle dodici che hanno maggiormente inciso sul passato dell’umanità, tra l’altro con una spedizione che per la prima volta sarà interamente italiana.

Particolare dell'Altopiano Mesopotamico occidentale
Particolare dell’Altopiano Mesopotamico occidentale (Regione di Cuzco settentrionale)

Come si può contribuire?
Basta collegarsi al sito Produzioni dal Basso e seguire le istruzioni per effettuare una donazione libera. Sebbene non siano previste ricompense, chi deciderà di aiutarci riceverà aggiornamenti periodici sui passi avanti organizzativi del progetto e, al termine della raccolta, verrà ringraziato sulla nostra pagina Facebook. Inoltre, riceverà informazioni e fotografie inerenti l’esplorazione vera e propria.
Il nostro auspicio è quello di raggiungere il budget necessario per partire quest’anno. In caso contrario, rimanderemo il progetto al 2020.

Cosa potrebbe comportare questo ritrovamento?
La possibilità di dimostrare una teoria, quella secondo cui il popolo Inka – scappato dai conquistadores spagnoli – si è rifugiato a nord di Cusco, influenzando la cultura wari.
Ma ovviamente è affascinante anche l’idea di contribuire a una ricerca che proseguirà in futuro, ad opera di altre generazioni, che magari potranno attingere ai diari delle nostre esperienze per fare un passo in più nella conoscenza del mondo.

Paola Rinaldi

Progetto Paititi

Progetto Paititi è organizzato dall’associazione archeologica Campo Base di Roma con il riconoscimento scientifico della Società Geografica Italiana.
Fanno parte del gruppo di ricerca per ritrovare le vestigia di Paititi:
Marco Zagni, esploratore e scrittore
Giuseppe Fort, archeologo (Università Popolare di Roma) e presidente dell’associazione Campo Base
Silvia Motta, astrofisica e ricercatrice (collaboratrice della Società Italiana Archeoastronomia, Società Astronomica Italiana e Osservatorio Astronomico di Brera)
Roberto De Leo, medico militare ed esploratore
Massimo Guzzinati, ricercatore indipendente e scrittore – www.ufdc.eu
Michael Bolognini, esperto di sopravvivenza – www.geographicalexploring.com
Raul Lazzarin, ricercatore storico e cartografo digitale – www.archeoundergrownd.blogspot.com
Marco Lizzari, esploratore
Alessandro Fodella, esploratore