Storie di Lady in Sicilia

La Sicilia ha rubato il cuore delle ladies. Tra Ottocento e Novecento, la regione più a sud d’Italia ha attratto numerose viaggiatrici inglesi grazie alla sua giusta combinazione di cultura, storia e avventura. «Nei primi viaggi, prevale la curiosità di visitare i luoghi delle conoscenze apprese sui libri», spiega Maria Carla Martino, docente di Letteratura inglese presso l’Università di Palermo, esperta di letteratura di viaggio e autrice del libro Viaggiatrici – Storie di donne che “vanno dove vogliono” (XL edizioni, pagine 160, euro 15). «Ma della Sicilia le donne apprezzavano anche la natura, la botanica e, perché no, lo spirito di avventura, dovuto alla presenza di elementi particolari come l’Etna, che risultavano allettanti soprattutto per chi non era pronta per affrontare Paesi remoti e selvaggi».

Molte di queste viaggiatrici hanno riportato per iscritto le loro impressioni, compilando le pagine di diari, lettere e appunti. Come si è evoluta questa letteratura di viaggio?
Soprattutto all’inizio dell’Ottocento, gli scritti hanno un respiro personale, si rivolgono alla famiglia per raccontare una piacevole esperienza e solo in un secondo momento vengono raccolti e pubblicati, talvolta dopo la morte dell’autrice. Con il passare del tempo, i resoconti di viaggio assumono una dimensione più sociale e vengono concepiti sin dall’inizio con lo scopo di essere pubblicati e diventare guida, supporto o sollecitazione per altre potenziali viaggiatrici.

Qualche esempio?
Uno dei primi risale al 1828, a firma di Mariana Starke, che elargisce ogni genere di notizia utile a garantire il comfort dei viaggiatori: gli alloggi, le spese del viaggio, i trasporti, le strade. Più avanti, questo risvolto pratico impregna sempre più fortemente la scrittura. Gli interessi personali prendono il sopravvento e nascono le pubblicazioni sulla pittura botanica di Marianna North, sull’entomologia di Margaret Fountaine o sullo studio dei manufatti artigianali di Mrs. Nevill Jackson. Con il dilagare delle pubblicazioni, quasi per giustificare una nuova opera dedicata alla Sicilia, le donne sentono il bisogno di ricercare aspetti nuovi rispetto a quelli trattati dalle guide ufficiali, magari addentrandosi nei paesi dell’entroterra o mostrando aspetti poco conosciuti del folklore locale.

La penna femminile è più indulgente rispetto a quella maschile?
No, le scrittrici di viaggio condividono numerosi pregiudizi e atteggiamenti con la loro controparte maschile. La differenza non sta tanto nella scrittura in sé, ma piuttosto nella maniera in cui essa viene elaborata. Un uomo partiva per i suoi viaggi con un obiettivo preciso, soprattutto di natura scientifica o economica, mentre le donne seguivano il marito in viaggio di nozze oppure in missioni religiose o militari, adducevano la necessità di risparmiare perché vivere in Italia costava meno che in Inghilterra o, ancora, abbracciavano questa esperienza in terre lontane per rimettersi in salute o arricchire la propria cultura.

Di conseguenza, i loro resoconti avevano una visione più narrativa?
Soprattutto all’inizio, si dava per scontato che una donna non avesse le competenze per scrivere un testo dal taglio scientifico, per cui l’approccio era più intimistico e personale: l’occhio femminile è più attento ai dettagli, ai colori, al modo in cui si vestivano le altre donne, agli interni domestici, ai rapporti con la gente del luogo, alle emozioni. Tutto questo si traduceva in racconti più narrativi, briosi, leggeri, con maggiori riferimenti al lettore e ricchi di consigli alle signore in viaggio sull’abbigliamento, su come comportarsi e sulle regole per la scelta di un buon albergo. Su tutto questo, comunque, predominava l’individualità della scrittrice.

Il racconto più dettagliato può dipendere da una diversa accoglienza rispetto agli uomini?
Sicuramente. Le viaggiatrici stimolavano una galante cortesia e una cavalleresca ospitalità. Tutti si prestavano per aiutarle o fornire indicazioni. Le stesse donne siciliane erano più disponibili ad aprire le porte della loro casa, mostrando gli interni e i luoghi della loro intimità domestica, magari incuriosite dall’abbigliamento o dai gioielli di queste turiste venute da lontano. Allo stesso modo, solo le donne potevano incorrere in episodi di avance o flirt che coloravano i loro racconti.

Qual era il confronto con le donne siciliane?
Nei racconti, emerge la maggiore emancipazione: soprattutto quelle che viaggiano senza la compagnia di un uomo tradiscono spesso nei loro scritti la soddisfazione di cavarsela da sole. Pur apprezzando il colore delle donne siciliane e la loro cura nei confronti della famiglia, ne notano l’arretratezza e la scarsa libertà. Nell’incontro con una realtà estremamente diversa da quella conosciuta e con oggetti spesso ignoti, si sentivano esploratrici dei luoghi e delle loro emozioni. Tracce delle loro avventure in Sicilia sono state portate in Inghilterra, come la collezione di farfalle donata da Margareth Fountaine alla città di Norwich o i dipinti di Marianne North offerti al Giardino Botanico di Londra.

Paola Rinaldi

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