Sydney e due ruote

Diego è tornato lo scorso 6 aprile. Marco sta continuando l’avventura in Sud America. Il viaggio di due giovani avvocati piemontesi, Diego Mariani e Marco Lugliengo, era partito da Torino il 16 aprile dello scorso anno, quando – dopo serate trascorse davanti a un piatto di pasta e un bicchiere di vino a decidere i punti di partenza e di arrivo – i due amici avevano abbandonato la sicurezza della loro carriera per attraversare Grecia, Turchia, Pakistan, Iran, India e Indonesia e raggiungere Sydney, in Australia, a bordo di due ciclomotori. Il motivo? Per fermare la giostra della quotidianità, rinnovare lo sguardo sulla realtà e portare un messaggio di fratellanza e comunione fra popoli, culture e religioni diverse. C’è di più: per sottrarre il loro viaggio a una dimensione personale, Marco e Diego hanno legato la loro esperienza a Semi Onlus (http://www.semionlus.com/), una piccola organizzazione piemontese che opera in India nel settore dello sviluppo umano e della cooperazione internazionale.

«L’emozione più forte di questi viaggi è la continua scoperta, perché ogni giorno hai il privilegio di scoprire qualcosa di nuovo, seppure piccolo», spiega Diego. «Mentre nella quotidianità bisogna cercare da soli e spesso con fatica la novità, le condizioni e il contesto del viaggio ti obbligano a scoprire e scoprirti ogni giorno». Nella maggior parte dei casi, i progetti fatti a tavolino rimangono sulla carta e lasciano spazio agli imprevisti o alle imposizioni dettate dal tempo e dallo spazio attraversato. «Per questo motivo, abbiamo programmato il minimo indispensabile: l’unica cosa che abbiamo seguito è l’elenco dei Paesi che volevamo attraversare, ma al loro interno abbiamo deciso l’itinerario a seconda delle indicazioni che ricevevamo dagli abitanti del posto».

Le giornate sono state scandite dalla guida dei ciclomotori: due LML Star, cilindrata 125 e 150 cc. «Volendo coprire una distanza di circa 30 mila chilometri, abbiamo vissuto settimane di intensi spostamenti. Un mezzo di piccole dimensioni come lo scooter ti consente di suscitare la simpatia della gente che incontri: non è passato un solo giorno senza conoscere e confrontarci con persone locali». Questo vortice di esperienze ti cambia e, soprattutto all’inizio, rende difficile tornare a una realtà più “pianificata”. «Ti accorgi che il viaggio ti ha trasformato quando rientri a casa e capisci che il tuo sguardo sulle cose e sui rapporti è diverso rispetto a quando sei partito. Si tratta di un processo faticoso, perché devi disabituarti alle continue novità e rientrare nella routine».

Per due mesi, a luglio e agosto dello scorso anno, Diego e Marco hanno prestato volontariato presso la sede indiana dell’associazione Semi Onlus nella città di Khammam, nello Stato dell’Andhra Pradesh. «Nel nostro piccolo, abbiamo contribuito ai progetti di educazione e sanità portati avanti in questa zona poverissima dell’India». Diego ha trovato in questa esperienza la chiave di svolta del suo viaggio, decidendo di lasciare il suo lavoro di avvocato e dedicarsi a tempo pieno alla onlus. «Tornato in Italia, sto cercando di raccogliere i fondi necessari per aprire a Khammam una scuola per bambini non vedenti. Dopo aver visto con i miei occhi quella realtà, ho sentito che era quello il pezzo di mondo che volevo contribuire a cambiare».

 

Diario di viaggio, foto, ringraziamenti e progetti futuri sono disponibili sul sito ufficiale www.starwaytosydney.com. In home page, i due viaggiatori raccontano con passione il loro personale significato del viaggio. “Per celebrare un mezzo di trasporto che trasforma in viaggio anche il più comune dei tragitti. Per godere della lentezza in una cultura che ha fatto della velocità un valore. Per recuperare il contatto con la natura e gli elementi. Per mettere in discussione lo stile di vita che siamo soliti dare per scontato. Per raggiungere un amico. Per fare dell’incertezza la nostra casa. Per dare nuovi stimoli a chi resta a casa ma con la mente non smette mai di spostarsi. Per mangiare alla tavola di chi parla una lingua diversa. Per amore dell’ignoto. Per fare un’esperienza di vita vera e lasciare scivolare ciò che non conta”. Il viaggio non inizia quando si parte, ma si realizza continuamente nella testa di chi lo intraprende. “Mi basta andare sulla collina di Torino con lo scooter per sentirmi in viaggio”, conclude Diego. Un monito che vale per tutti.

Paola Rinaldi

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