Chi sono i tongani

Tonga, Tao Island
Tao Island (Foto B. Maolucci)

Il popolamento di Tonga sarebbe avvenuto circa 1500 anni fa a opera di un popolo di navigatori di origine asiatica, provenienti da Taiwan, definiti dai linguisti come Austronesiani ma meglio conosciuti come Lapita. I Lapita avrebbero affrontato il “salto” nell’Oceania Remota circa 3.000 anni fa, popolando dapprima la Polinesia Occidentale e Tonga, spingendosi fino alla Polinesia Francese e successivamente raggiungendo le Hawaii a Nord e la Nuova Zelanda a Sud circa 600-700 anni fa.

I Lapita erano un popolo di grandi navigatori, in possesso di imbarcazioni in grado di affrontare viaggi transoceanici e di raffinate tecniche di navigazione (al traverso e di bolina), orientandosi seguendo le migrazioni degli uccelli e delle tartarughe, osservando le stelle e le eruzioni vulcaniche. Non si sa molto di più a proposito di queste popolazioni, avvolte da un velo di mistero.

Tonga. Scolara accoglie il feretro di King George Tupou V.
Tongatapu, scolara del Queen Salote College, inginocchiata su un tappeto di tapa, accoglie il feretro del proprio Re, King George Tupou V, deceduto nel Marzo 2012. (Foto GP Orbassano)

A Tonga è presente una lunga tradizione monarchica che risale al primo re tongano della dinastia Tu’i Tonga: Aho‘eitu. Considerato un semi-dio, fu antenato divino di tutti i tongani di rango nobile, che da lui tracciano una comune discendenza semi-divina. Per questo motivo capi e re, al contrario della gente comune, erano un tempo considerati meritevoli di un’anima immortale e di conseguenza sottoposti a molti tapu (divieti, restrizioni)alcuni dei quali permangono, come per esempio il sedere sempre qualche gradino più in alto rispetto alla gente comune.

Tutt’oggi, la storia e le genealogie continuano ad avere grande rilevanza a Tonga, soprattutto da un punto di vista politico e gerarchico. Si stima che il primo Tu’i Tonga iniziò a regnare nel X secolo e che, di padre in figlio, si susseguirono ben 39 re, fino alla morte dell’ultimo della dinastia nel 1865. Quella dei Tu’i Tonga fu una dinastia potente e rispettata, come dimostrano le testimonianze archeologiche, fin dall’XI secolo.

Tonga. Donna vende grezze strisce di kie.
Donna al mercato di Nuku’alofa vende grezze strisce di kie, foglie di pandano fatte essiccare. (Foto GP Orbassano)

Il famoso Trilithon sito a Heketa, a Tongatapu, chiamato “Il fardello del Dio Maui” e costituito da tre grandi rocce coralline del peso di 40 tonnellate, pare sia il primo monumento associato ai Tu’i Tonga. La sua costruzione risale al 1200 e pare che il monumento rappresentasse i due figli del re (i due massi in verticale) uniti da un forte legame di fratellanza (rappresentata dal masso appoggiato in orizzontale su entrambi e i pilastri). Probabilmente questo grande portale era anche legato ai movimenti solari, segnando direzioni di navigazione e astronomia. Durante il regno dei figli di Tu’itatui, la dinastia raggiuse l’apice del suo potere, espandendosi alla conquista delle isole vicine, ‘Uvea, Samoa, Rotuma, Vanuatu e parte delle Figi, creando un vero e proprio impero.

Tonga, Fukave Island
Fukave Island (Foto B. Maolucci)

Il primo significativo contatto degli europei con le Tonga è dovuto al noto Capitano James Cook, che toccò il suolo tongano durante la sua seconda spedizione, nel 1773. Durante il suo terzo viaggio Cook scoprì poi il gruppo delle Ha‘apai, strinse amicizia col Capo Finau e annotò sui suoi diari tutto ciò che rilevava a proposito della società e della cultura tongana. I giornali di bordo di Cook sono i primi documenti storici che abbiamo a proposito di Tonga e dei suoi abitanti, oltre ad un largo numero di artefatti da lui collezionati e portati in Europa.

Tra il 1600 e il 1700 le Tonga furono riscoperte in varie riprese da diversi navigatori europei, cui seguirono missionari di tutte le confessioni. I primi missionari furono inglesi e sbarcarono alle Tonga nel 1797. Inizialmente, la nuova religione non attecchì nell’arcipelago, i missionari vennero accusati di malefici e molti di loro furono uccisi. Un capo tongano però, Tāufa‘āhau, iniziò a interessarsi al Cristianesimo e permise la fondazione delle prime missioni, nel 1826. Convertito e battezzato col nome di Siaosi (George) Tupou, questo re unificherà il paese diventandone il leader indiscusso: King George Tupou I fondatore della presente dinastia reale.

Tonga. Tongatapu, danza ‘otuhaka.
Tongatapu, danza ‘otuhaka in occasione di una cerimonia. (Foto GP Orbassano)

I re a lui succeduti fino a oggi hanno sempre mantenuto rapporti flessibili con le potenze occidentali, senza mai rinunciare del tutto alla propria autonomia. Il Regno di Tonga può vantare, rispetto agli altri stati polinesiani, di non aver mai subito la dominazione straniera. Il mancato vissuto di un passato coloniale differenzia sicuramente Tonga dagli altri arcipelaghi vicini, dove invece la pre-cristianità è stata brutalmente cancellata e dove il lavoro di ricostruzione di un’identità culturale passa attraverso un processo di “memoria perduta e ritrovata”.

Oggi lo stato moderno di Tonga vanta un grande numero confessioni religiose, pacificamente conviventi sullo stesso suolo. Il Cristianesimo è stato ampiamente incorporato nella cultura locale: essere Tongani significa essere cristiani, tanto che la costituzione dichiara la domenica un giorno sacro per tutti. Tutte le attività a Tonga cessano dalla mezzanotte del sabato fino alla mezzanotte della domenica: sono chiusi i negozi, i ristoranti, i mercati nonché l’aeroporto (non partono né arrivano voli); la domenica si va a messa, ci si riposa e si fa visita a parenti e amici, nient’altro. La cristianità è considerata tradizione a Tonga: i Tongani non l’hanno semplicemente adottata come novità religiosa, ma ne hanno dato una loro interpretazione creativa.

Come ha scritto l’antropologo oceanista Adriano Favole: “La creatività culturale è il prodotto delle relazioni e delle connessioni, non dell’isolamento”. Tonga è il centro di continue creazioni, riarticolazioni, sintesi e intrecci tra la tradizione e la modernità, la tonganità e l’occidentalità, l’indigeno e lo straniero, l’autoctono e l’esotico. Proprio per questo, nell’avvicinarsi alla comprensione di questo Regno così complesso e ricco di intrecci, vanno abbandonati stereotipi e giudizi, utilizzando un approccio aperto, a cogliere ogni sfumatura.

Beatrice Maolucci

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Tonga. Ragazze danzano la ma’ulu’ulu.
Tongatapu, ragazze danzano la ma’ulu’ulu in abiti tradizionali. (Foto GP Orbassano)