Faiva haka, l’arte della danza nel Regno di Tonga

Tonga. Miss Tau’olunga balla in occasione del ‘Eva Mai Tourism Experience 2012
Miss Tau’olunga balla in occasione del
‘Eva Mai Tourism Experience 2012.
Indossa una sisi kafa decorata con conchiglie.
(Foto B. Maolucci)

La bellezza, nella danza tongana, coincide con la capacità di interpretazione ed esecuzione.
È, infatti, la bellezza interpretativa che crea emozione nella danza, una commozione socialmente condivisa, perché sia gli osservatori che i danzatori tongani dichiarano di provare gli stessi sentimenti di “esaltazione e calore” nei confronti di una bella rappresentazione di danza “alla tongana”.

Ci sono in ogni caso evidenti differenze di genere nella valutazione estetica di questa danza.
Gli uomini esprimono la bellezza soprattutto attraverso la forza e l’energia esecutiva; le donne, invece, attraverso la grazia, l’eleganza, la dolcezza del movimento, spesso accompagnata da un piccolo gesto della testa chiamato faka teki.
Questo movimento è importantissimo, elemento decisivo per la valutazione di un bravo ballerino: può essere anche parte della coreografia stessa ma la maggior parte delle volte è spontaneo e stilistico.

A questo punto però è importante capire: quando si balla a Tonga?
Un tempo si ballava in occasioni formali, per mostrare fedeltà ai sovrani, per commemorare i passaggi della vita, come funerali o rituali di pubertà dei capi, e per intrattenere le personalità in visita.
La chiamata alle prove avveniva da parte del capo e le persone partecipavano per rispetto nei suoi confronti e perché amavano ballare.
Oggigiorno non molto è cambiato in questo senso: si ballano le danze definite “tradizionali” solo in occasioni cerimoniali, come per un matrimonio o un battesimo, per un qualche evento di villaggio come l’inaugurazione di una chiesa, in occasioni nazionali (katoanga) come la festa per l’incoronazione del nuovo Re o il suo compleanno.

Tonga. Danzatrice del ‘Oholei Floorshow Group indossa una gonna manafau, fatta con sottili frange di fau
Danzatrice del ‘Oholei Floorshow Group indossa una gonna manafau fatta con sottili frange di fau.
(Foto B. Maolucci)

Il perché si balla, è stato ben definito dalle risposte dei miei informatori: si balla come forma di intrattenimento ma soprattutto per onorare il Re e la sua famiglia, o in una forma ancora più alta si balla per rispetto a Dio, e nello specifico ogni villaggio può ballare in onore del proprio capo.
Queste motivazioni sono confermate dai doni cerimoniali che vengono deposti a terra prima della rappresentazione: cibo, stuoie e tapa sono come le parole della canzone e le coreografie, ossia offerte a Dio e al Re.
La danza tongana dunque è un dono cerimoniale però è anche, e soprattutto, mezzo di coesione sociale, sia a livello nazionale che a livello di villaggio.

È un’arte inclusiva, sia perché ingloba e tonganizza (adottando elementi “esterni” e stranieri), ma anche nel senso che include più persone nella partecipazione all’attività, integra l’individuo nel villaggio e gli attribuisce prestigio, unendo le persone in gruppi rivolti allo stesso scopo.
Per le grandi celebrazioni, infatti, è necessario riunirsi e organizzare con precisione tutto quello che avverrà.

Tonga. Allievi del Queen Sālote College mentre ballano la mā’ulu’ulu con la tipica divisa bianca e blu, la gonna manafau e il tekiteki bianco in testa
Allievi del Queen Sālote College ballano la mā’ulu’ulu
con la tipica divisa bianca e blu, la gonna manafau e il tekiteki bianco in testa.
(Fonte: www.matavuvale.com)

Le rappresentazioni di danza rappresentano inoltre, con grande evidenza, la struttura gerarchica e tripartita della società tongana.
È possibile, per lo spettatore, cogliere le interrelazioni sociali tra i villaggi attraverso l’ordine di entrata dei ballerini, e le diversità sociali individuali attraverso l’ordine dispositivo dei danzatori.

Il posto centrale in prima fila, per esempio, è quello destinato alle persone di maggiore prestigio, uomini o donne: è chiamato vāhenga ed è solitamente occupato dal detentore di rango più elevato nel villaggio.
Voglio ricordare che lo status genealogico sociale si basa su discendenza divina e suddivide la società in scala piramidale: al vertice il Re e la sua famiglia, seguiti dai nobili, e alla base la gente comune.
Queste divisioni sociali si possono osservare in occasione di cerimonie nazionali, dove vengono messe in mostra attraverso le danze, su tre livelli.

Tonga. Danzatrici di floorshow indossano un abito decorato con disegni floreali polinesiani su fondo azzurro, decorato con cintura di foglie e collana di fiori freschi
Danzatrici di floorshow indossano un abito decorato con disegni floreali polinesiani su fondo azzurro con cintura di foglie e collana di fiori freschi.
(Foto B. Maolucci)

Il primo, il livello di villaggio, è costituito da nobili proprietari delle terre che conducono il loro distretto a ballare mostrando fedeltà al Re.

Il secondo, è il livello delle danze stesse, che hanno un loro ordine rappresentativo di importanza atto a mettere in mostra le differenze.

Il terzo è il livello dei danzatori, la cui posizione fisica in un determinato posto mette in mostra, simbolicamente e visivamente, una netta divisione nella struttura sociale.
Quest’ultimo livello risulta particolarmente evidente nella rappresentazione della danza lakalaka, la più celebre danza tongana in tutto il mondo, così importante da essere iscritta nel 2008 come patrimonio culturale immateriale dell’umanità dall’UNESCO.

Da una delle mie prime interviste con un colto punake (specialista in poesia, musica e coreografia) di lunga esperienza, è emerso un racconto in bilico tra il mito e la storia, che voglio riportare perché aiuta a comprendere, in maniera suggestiva, alcuni aspetti della società tongana prima dell’arrivo dei missionari europei.

Tonga. Danzatrice di floorshow indossa per la tau’olunga uno splendido vestito interamente intrecciato con foglie fresche
Danzatrice di floorshow indossa per la tau’olunga uno splendido vestito interamente intrecciato con foglie fresche.
(Foto B. Maolucci)

Mi era giunta voce che nella Tonga antica si indicessero delle danze con l’intento di far prendere moglie ai capi locali, a tal proposito T. mi ha descritto un “concorso di bellezza” estremo chiamato liku, ossia “scogliera a strapiombo”, indetto ogni qual volta un capo tongano desiderasse prendere moglie.

La selezione era indirizzata alle nobili e vergini ragazze tongane e contemplava rigidi parametri di bellezza, che dovevano essere ricercati dalla madre già prima della nascita, attraverso specifici rituali e rispettando determinati tabu.

Ogni parte del corpo doveva essere adeguata e ben proporzionata: le ragazze dovevano avere capelli lunghi e corposi, una pancia morbida ma non grassa, cosce toniche e forti ma non troppo magre, una pelle liscia e morbida.

Queste erano le qualità prioritarie che le concorrenti dovevano possedere per superare la “selezione” e questi erano i criteri di bellezza del passato, che in un certo senso corrispondono ai criteri del bel corpo alla tongana che ho descritto in uno dei miei precedenti articoli.

Una delle prove che dovevano affrontare queste ragazze durante il “concorso” era ballare seminude di fronte ai capi una danza solista (anch’essa chiamata liku), indossando solo una grande cintura fatta con del fibre del mallo della noce di cocco (kafa), avvolta tre volte attorno e fermata sul davanti con una grande conchiglia bianca.

Le ragazze dovevano essere perfette, avere delle belle proporzioni, non avere nessun segno e nessuna imperfezione: dovevano insomma possedere il tipo socialmente approvato di bellezza tongana, ma soprattutto dovevano essere vergini, in modo che la loro pelle pura brillasse una volta cosparsa di olio di cocco.

La selezione non terminava però con l’esibizione nella danza liku: tra le varie prove da superare per mostrarsi adeguate le giovani venivano invitate a camminare sulla spiaggia sabbiosa per controllare che le impronte lasciate fossero egualmente profonde e alla fine di tutto dovevano camminare sul bordo di una scogliera a strapiombo (per l’appunto “liku” in tongano), con il rischio di cadere e perire.
Era dunque una selezione estrema, una vera e propria prova di sopravvivenza.
Con l’avvento dei missionari, la cerimonia e danza liku furono abolite, poiché la morale cristiana non poteva in alcun modo accettare la nudità di questa danza.

Tonga. Concorrenti del Concorso di Miss Heilala 2012
Concorrenti del Concorso di Miss Heilala 2012. (Foto GP Orbassano)

Oggi a Tonga, infatti, la liku non si balla più: ma, al suo posto, le giovani ragazzi vergini danzano la tau’olunga e molte tongane partecipano al concorso di Miss Heilala ossia il concorso di bellezza del Regno.

Emerge quindi che il “concorso di bellezza” non sia solo un’invenzione moderna: anche nella Tonga antica si sottoponevano le ragazze a prove da superare, quindi l’attuale concorso di Miss Heilala può essere considerato, più che un “sostituto”, un mutamento creativo.

In seguito alla disapprovazione dei missionari, infatti, la liku sarebbe stata per qualche tempo “dimenticata” per poi essere probabilmente “ripensata”, re-inventata, riconfigurata e riadattata ai concorsi di bellezza moderni, oggi in voga.

Pare che la liku non sia stata l’unica danza a scomparire con la campagna moralista dei missionari: tutte le danze, in ogni caso, hanno subìto radicali modifiche, dalle coreografie ai costumi, e su questo punto concordano tutti i miei informatori.

Beatrice Maolucci