Ta’ovala, abito tradizionale di Tonga

Tonga. Ta’ovala, abbigliamento formale di lutto.
Ragazzo con indosso un ta’ovala abbigliamento formale di lutto, simbolo della propria inferiorità nei confronti del defunto. (Foto di GP Orbassano)
Tonga. Mallo di noce di cocco da cui si ricavano fibre di kafa
Mallo di noce di cocco da cui si ricavano fibre di kafa.
(Foto B. Maolucci)

Tra gli elementi che caratterizzano l’abbigliamento tradizionale di Tonga, il ta’ovala è certo tra i più importanti.
“Indossare un ta’ovala è un segno di rispetto”, cerca di spiegarmi un’amica tongana.
La leggenda racconta che il ta’ovala abbia origini antiche: quando alcuni uomini di ritorno a Tonga dopo un lungo viaggio per mare, tagliarono le vele delle loro canoe, costituite da stuoie intrecciate, per coprire le loro nudità prima di presentarsi al loro capo, nacque il ta’ovala.
Ecco dunque che emerge il tema del rispetto nei confronti di un superiore.

Il ta’ovala è, infatti, indossato in qualunque occasione formale da uomini e donne indistintamente.
Questo tipo di occasioni possono essere: l’incontro con una persona importante e di rango superiore, come un nobile, un capo o il Re in persona, oppure la partecipazione a cerimonie quali danze, messe, battesimi, matrimoni e funerali; in ogni caso il ta’ovala va indossato in qualunque occasione si voglia mostrare il proprio rispetto agli altri, quindi sostanzialmente deve essere indossato in pubblico.
Ricordo di aver osservato molti tongani mettersi il ta’ovala prima di uscire, perché indossarlo in casa o tra amici e parenti non è necessario, tiene troppo caldo e non è comodo. Equivale al nostro abito formale, alla nostra giacca e cravatta, al nostro tailleur.

Tonga, mercato di Nuku’alofa. Cinture intrecciate in kafa
Mercato di Nuku’alofa. Cinture intrecciate in kafa. (Foto B. Maolucci)

Inoltre, per ogni occasione esiste un diverso tipo di ta’ovala, in base alla relazione che si deve intrattenere e con chi, in base al ruolo sociale nei confronti della persona che si incontrerà, e si possono distinguere per colore, fattezze o tipo di materiale utilizzato.
“Il ta’ovala riflette il posto delle persone nella società”, sottolinea un informatore.

Il ta’ovala, però, nella vita di tutti i giorni è un abbigliamento solo maschile; le donne indossano invece il kiekie, un gonnellino più leggero e decorato, “un accessorio fashion” come dicono le tongane, solitamente fatto con diverse strisce di stuoie unite in cinta ma libere di muoversi.
Può essere indossato per andare a lavoro o in chiesa; per un’occasione più formale, però, bisogna indossare un ta’ovala classico.

Tonga. Danzatrici del villaggio di Kanokupolu.
Danzatrici del villaggio di Kanokupolu con collana, braccialetti e cinture fatte con le foglie di lomaile: sisi maile. (Foto GP Orbassano)

Sia ta’ovala che kiekie si indossano attualmente sopra una specifica gonna a ventaglio, in tessuto (cotone o acrilico) chiamata tupenu, che per gli uomini cade sotto alle ginocchia ed è solitamente nera, mentre alle donne arriva fino alle caviglie e può essere di diversi colori, solitamente a tinta unita.
La camicia maschile da indossare abbinata al tupenu si chiama sote mentre quella femminile kofu.

La stuoia ta’ovala viene legata in vita con una cinta fatta con le fibre del mallo della noce di cocco chiamate kafa, da cui la cintura stessa prende il nome.
Più in generale però, le cinture o fasce vengono chiamate sisi in tongano, seguite dal nome del materiale con cui sono fatte: ad esempio sisi kafa, sisi fau (fatta con la corteccia dell’ibisco, Hibiscus tiliaceus), sisi maile (fatta con le foglie della pianta lomaile, Alyxia stellata), sisi si (fatta con le foglie della pianta chiamata si, Cordyline terminalis).
Indossare questo tipo di cinture, anche fatte con foglie fresche, è indispensabile per l’abbigliamento “tradizionale”, e soprattutto per le danze.
Non indossarle significherebbe non avere un costume completo.

Tonga.Intreccio di kie in lavorazione per la creazione di un ta’ovala.
Intreccio di kie in lavorazione per la creazione di un ta’ovala. (Foto B. Maolucci)

L’arte del meticoloso intreccio delle stuoie è antica.
Molte sono provenienti da Samoa, portate dalle novelle spose samoane ai capi tongani.
Un tempo avevano più scopi ed usate come vele, tende, pareti, o per servire il cibo. Oggi invece sono maggiormente usate per coprire i feretri o le tombe, per decorare le chiese, o come giacigli o doni cerimoniali e in particolare come ta’ovala.
I criteri estetici utilizzati per valutarle sono la finezza, il tipo di foglie utilizzate per tesserle, colore, antichità e soprattutto le occasioni per cui si tessevano in passato e da chi venivano tessute.

La maggior parte dei ta’ovala sono fatti con le foglie dell’albero del pandano (Pandanus), ma alcuni possono anche essere intrecciati con la corteccia dell’albero di ibisco, che una volta lavorata viene chiamata fau.

Tonga. Ta’ovala lokeha, tessuto decorato
Ta’ovala lokeha, tessuto decorato con buchi di forme geometriche e frange.
(Foto B. Maolucci)

Il fau è molto più soffice e morbido di altre stoffe, ma allo stesso tempo è elastico: viene usato per le decorazioni, anche all’uncinetto, e per tessere ta’ovala più raffinati per le danze.
La lavorazione è complessa, i rami con la corteccia vengono lasciati per settimane a bagno nell’acqua di mare, assicurati al fondo da grandi e pesanti pietre.

Durante questo periodo la parte esterna della corteccia si decompone e viene lavata via dal costante movimento del mare, lasciando la parte interna sbiancata e soffice.
In seguito le fibre vengono separate dalla parte lignea, lavate sotto la pioggia e asciugate al sole.

Ci sono invece diversi tipi di pandano che vengono utilizzati per l’intreccio delle stuoie, ognuno dei quali differisce per colore e tessitura.
Le foglie di kie, per esempio, le più utilizzate per ta’ovala e vestiti (per matrimonio o danze), vengono per prima cosa fatte bollire in acqua dolce in modo da poterle poi pelare più facilmente, togliendo con un coltello affilato la dentatura e la nervatura della foglia.

Tonga. Moana Guttenbeil tra foglie di pandano kie.
Moana Guttenbeil tra foglie di pandano kie stese ad asciugare al sole.
(Foto B. Maolucci)

In seguito vengono immerse nell’acqua di mare così che si sbianchino con il sale, e dopo una settimana e mezza vengono tirate fuori, sciacquate sotto la pioggia e stese al sole ad asciugare.
Una volta asciutte vengono, livellate e ammorbidite con l’aiuto di una conchiglia ruvida e poi arrotolate per comodità e vendute, anche al mercato.

Le categorie di ta’ovala differiscono per: tipo di foglie utilizzate, modalità di intreccio, grandezza delle strisce usate per l’intreccio e grandezza della stuoia e del motivo dominante del disegno.
In base alle mie ricerche sono riuscita a risalire a diversi tipi di ta’ovala, che principalmente differiscono in ta’ovala funebri e non.
I ta’ovala funebri vengono indossati su vesti nere o viola e sono scuri e logori.
Per quanto riguarda i ta’ovala non da funerale ne esistono tantissimi tipi ma non mi addentrerei così nello specifico in questa sede.

Beatrice Maolucci

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Tonga. Ta’ovala, abbigliamento formale di lutto.
Ragazzo con indosso un ta’ovala abbigliamento formale di lutto, simbolo della propria inferiorità nei confronti del defunto. (Foto di GP Orbassano)