Tapa, simbolo di ricchezza e status a Tonga

Tonga. Scolara accoglie il feretro di King George Tupou V.
Tongatapu, scolara del Queen Salote College, inginocchiata su un tappeto di tapa, accoglie il feretro del proprio Re, King George Tupou V, deceduto nel Marzo 2012. (Foto GP Orbassano)

Il tapa è una stoffa di corteccia comune a quasi tutto il Pacifico, anche se compare con diverse denominazioni.
Da sempre oggetto da donare, veniva scambiato in particolare con la stoffa di corteccia figiana, chiamata masi.
Di grande importanza per tutte le culture del Pacifico, ha da sempre avuto un ruolo artistico, storico, religioso e rituale, simbolo di status e ricchezza.
Il numero e il tipo delle decorazioni rappresentano ancora oggi una società gerarchicamente suddivisa, indicando le diverse appartenenze di rango e classe.

Tonga. Funerali del Re George Tupou V
Cento langalanga (strisce misurative dei tapa) definite lautefuhi.
In occasione dei funerali del Re George Tupou V. (Foto GP Orbassano)

Il tapa da sempre occupa un posto importante nella vita dei tongani, di grande rilevanza in occasioni cerimoniali, soprattutto quelle connesse al sovrano, come l’incoronazione, il benvenuto per il ritorno del Re in patria, il compleanno di un nobile, matrimoni e funerali.
Ancora oggi è utilizzato come coperta notturna o come divisore di spazi, come decorazione interna nelle abitazioni, come passatoia per i capi (per proteggerli ad esempio dal terreno dei cimiteri), come dono cerimoniale e come koloa trasmesso di generazione in generazione.

Il tapa utilizzato come abbigliamento e chiamato ngatu, è indossato in occasioni formali e cerimoniali, per esempio come costume di danza.
A Tonga una famiglia è considerata molto povera (al di là del suo conto in banca) se non possiede alcun tapa in casa: “Cosa potrà donare altrimenti in caso di cerimonie come matrimoni o funerali?”.

Tonga. Lavorazione del tapa
Lavorazione del tapa: battitura del tutu con un pestello in legno.
Auckland Museum (Foto B. Maolucci)

Esiste un modo specifico e molto antico di preparare un ngatu, e più in generale un tapa, ancora oggi praticato sebbene con alcuni accorgimenti per sveltire le tempistiche “tradizionalmente” molto lunghe.
Innanzitutto, il tapa è creato con la corteccia dell’albero chiamato hiapo (Broussonetia papyrifera) originario dell’Asia, in italiano più comunemente definito “Gelso da carta”.
Staccata la corteccia con immersione in acqua di mare per giorni, ne viene estratto il libro, la parte interna dal colore bianco, chiamata in tongano tutu.
Questa parte viene quindi messa a mollo in un contenitore di acqua fresca per ammorbidirla e successivamente raschiata con alcune conchiglie, facendo attenzione a non bucarla, finché non risulta pulita.
A questo punto due pezzi di tutu vengono uniti insieme e lavorati, andando a formare un pezzo di tapa largo circa 50 centimetri (feta’aki) battendoli insieme su una trave orizzontale con un ike, un pestello in legno dalla forma leggermente cubica, utilizzato orizzontalmente per colpire e allargare il tapa.
Il suono dell’ike che batte il tapa è molto familiare a Tonga, lo si sente da lontano, ritmato e costante, è un suono a cui ci si abitua facilmente ma che inizialmente colpisce il visitatore.

Tonga. Pestello in legno (ike) per la battitura del tutu
Pestello in legno (ike) per la battitura del tutu.
Auckland Museum (Foto B. Maolucci)

Una volta asciugato, il feta’aki è pronto per essere dipinto.
Il papa koka’anga è il tavolo su cui vengono stampati i disegni, chiamati kupesi in tongano.
Gli stencil dei disegni sono creati con gli steli di palma (tuaniu) legati tra loro con le fibre dello stesso albero.
A questo punto gli stencil vengono legati al tavolo e, una volta distribuitovi il colore, si appoggia sopra il pezzo di tapa stampandovi il motivo del kupesi.
In seguito si aggiungono altri motivi a mano libera con diverse colorazioni.
Dalle mie interviste è emersa una critica sul fatto che, per sveltire il lavoro, i tapa non vengono più dipinti stampandovi i kupesi attraverso gli stencil di tuaniu, bensì decorandoli a mano.
Questo mi ha fatto riflettere: nella pittura del tapa tongano la stampa del kupesi è valorizzata rispetto al disegno a mano libera, esattamente l’opposto di quello che invece avrei pensato, in quanto la nostra società tende piuttosto a valorizzare gli oggetti dipinti a mano rispetto agli oggetti stampati.

Tonga. Tapa presso Ufficio del Turismo di Nuku’alofa
Tapa presso Ufficio del Turismo di Nuku’alofa, kupesi manulua.
(Foto B. Maolucci)

È molto facile che oggi vengano utilizzati colori acrilici per dipingere i tapa, per questioni di tempo ed economia.
La conoscenza dell’estrazione dei colori naturali, però, è abbastanza comune e mi è stata descritta molto bene da più intervistati.
Si ricavano dalla corteccia dell’albero di koka (Boschovia javanica) o di tongo (mangrovia), che viene prelevata utilizzando speciali raschiatori.
I pezzi di corteccia vengono uniti alla polvere nera ricavata dal frutto del tuitui (Aleuritus moluccana) carbonizzato e all’acqua; avvolti a portafoglio in una stoffa morbida fatta in fau e appesa ad un albero, attorcigliata con un bastone e strizzata facendo uscire il colore in un contenitore, una sorta di marrone-rossastro.
Per creare il nero, si fa riposare il liquido per due o tre mesi con pezzetti di vecchie conchiglie all’interno.

Tonga. Ngatu tahina
Ngatu tahina, caratterizzato da una grande area marrone chiaro con kupesi neri stampati attraverso gli stencil e l’aggiunta di motivi a mano e colpi di luce.
(Foto B. Maolucci)

Il procedimento di pittura del tapa si chiama in tongano koka’anga ed è un lavoro tutto al femminile e di gruppo.
Ho passato due mesi in attesa di assistere a uno di questi ritrovi settimanali.
Mi avevano messo in contatto con una donna che si occupava della koka’anga nel villaggio di Vainī, il venerdì mattina alle 7.
Ebbene, tutti i venerdì di marzo li ho passati presentandomi all’alba alla porta della signora, che ogni volta trovava una scusa per rimandare il lavoro al venerdì successivo, di certo non aiutata dalla pioggia scrosciante che si proponeva quasi ogni venerdì mattina.
Sono ancora in attesa di assistere alla koka’anga di Vainī, cosa che non mancherò di fare in occasione del mio prossimo viaggio a Tongatapu.

Tonga. Tapa kupesi Hala Paini
Tapa kupesi Hala Paini con visibile il design di un aeroplano. Esempio di accostamento creativo di nuovi elementi a design antichi. (Fonte: Kaeppler 1999, p. 33)

I tapa tongani si possono distinguere dagli altri polinesiani per la loro grandezza e per le geometrie simboliche e metaforiche dei disegni che li caratterizzano.
Le donne che provvedono a creare i kupesi, i disegni decorativi dipinti su tapa e ngatu, possono attingere ad un ampia gamma creativa di simboli e rispettivi significati.
I tapa avrebbero infatti avuto la stessa funzione di un libro, i kupesi rappresentavano visivamente eventi storici e luoghi, registrando così i cambiamenti epocali e le nuove introduzioni simboliche, come grammofoni, biciclette, areoplani ed elettricità.
Tradizionalmente i design erano interamente geometrici, oggi invece questi kupesi geometrici fungono principalmente da motivi di base o decorativi, su cui poi si aggiungono nuovi kupesi più rappresentativi, con risultati finali altamente creativi.
I motivi rappresentativi hanno trasformato i concetti dei design importati in concetti tongani.
Sebbene l’incorporazione dei design rappresentativi comporti un prestito dal mondo esterno, è proprio questa incorporazione che modella il prodotto nella sua forma finale.
Il nuovo sistema di design stimola un’efflorescenza artistica che continua ad attrarre gli artisti.
Diversamente dagli altri vicini polinesiani, i tongani producono probabilmente più tapa oggi che in passato.
Ecco dunque che emerge a gran voce il tema della creatività, stimolata proprio dall’influenza straniera e dai cambiamenti storici.
Nuovi elementi vengono innestati, adottati e accostati ai precedenti in maniera creativa.

L’obiettivo più comune nel creare i motivi decorativi dei tapa è comunque sempre stato quello di celebrare la monarchia e il prestigio dei capi.
Esistono quindi kupesi che vogliono celebrare l’identità nazionale tongana come monarchia indipendente.
Uno dei motivi più popolari degli ultimi decenni è lo Hala Paini, ossia “strada degli alberi di pino”, che si riferisce ai pini che costeggiano il Palazzo Reale e che percorrono la strada chiamata Hala Tu’i dal Palazzo alle Tombe Reali.
Nel kupesi gli alberi sono circondati e abbelliti dal simbolo del sole, della luna e delle stelle, i fenomeni celesti che simbolizzano la monarchia.
Nel design di questo tapa sono presenti altri simboli monarchici: il leone, adattato dalle simbologie europee e qui rappresentante King George Tupou I; l’aquila, anch’esso simbolo europeo/americano di Stato; lo stemma tongano costituito da tre spade incrociate rappresentanti le tre linee dinastiche, unite nello Stato; tre stelle rappresentanti i tre arcipelaghi tongani (Tongatapu, Ha’apai e Vava’u); la bandiera del regno di Tonga; il lupo o la colomba rappresentanti il Cristianesimo; il motto “ko e ‘Otua mo Tonga ko hoku Tofi’a” che significa “Dio e Tonga sono il mio retaggio”.

Beatrice Maolucci

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Tonga. Scolara accoglie il feretro di King George Tupou V.
Tongatapu, scolara del Queen Salote College, inginocchiata su un tappeto di tapa, accoglie il feretro del proprio Re, King George Tupou V. (Foto GP Orbassano)