L’ideale di bellezza a Tonga

Tonga. Uomini del villaggio di Kolomotu’a
Beatrice Maolucci e uomini del villaggio di Kolomotu’a nel giardino della Regina Madre (Foto B. Maolucci)
Tonga. Danzatrice di tau’olunga
Danzatrice di tau’olunga, esempio di corpo alla tongana (sino fakatonga).
(Foto B. Maolucci)

Come ho già affermato nei miei precedenti articoli, la Polinesia è così lontana dall’Europa da suscitare raramente un interesse approfondito.
Se ne parla poco e male, le notizie giungono distorte e quello che interessa all’Occidente sono più che altro gli stereotipi: le isole paradisiache, il mare cristallino e le donne avvenenti.

Tonga, in particolare, è conosciuta nel mondo per la stazza fisica dei suoi abitanti: dai famosi giocatori di rugby tongani, all’immagine imponente e regale di King Tāufa’ āhau Tupou IV (deceduto nel 2006), conosciuto da tutti come il “re più grasso del mondo”.

A Tonga, la costituzione fisica degli abitanti risulta subito evidente anche al più distratto degli osservatori.
I corpi dei Tongani sono biologicamente più sviluppati che altrove, il che non significa per forza essere grassi.
Esiste a Tonga un netto confine tra i concetti di “grasso” e “grosso”: ovvero il corpo dei tongani è più pesante della norma e la tonicità muscolare è diversa, ma in verità il corpo grasso non piace ai tongani.
A Tongatapu è usanza comune fare complimenti quali “sei bella grassa” o “finalmente sei ingrassata”, ma il concetto è ben lontano dalla nostra idea di obesità.

Per dovere di cronaca a me non è mai capitato di ricevere simili apprezzamenti e sebbene avessi guadagnato ben sei chili durante il mio soggiorno sull’isola, sono sempre stata considerata troppo magra, alla stregua di una creatura un po’ malaticcia.
Nonostante il mio allenamento sportivo, ero agli occhi tongani un ammasso di ossa e ciccia rispetto alle ragazze locali, pigre nell’attività motoria ma con gambe sode come massi e in assoluto non grasse, sebbene grandi e grosse.
Ho facilmente imparato, durante il mio soggiorno, ad apprezzare quella bellezza imponente, forte, soda e allo stesso tempo elegante.

Tonga. Danzatrici del villaggio di Kanokupolu
Danzatrici del villaggio di Kanokupolu. (Foto GP Orbassano)

Bisogna considerare bene il contesto in cui si parla di “corpo” e “bellezza”: a Tonga l’abbondanza di risorse e l’abbondanza fisica sono positivamente collegate alla posizione sociale. Le percezioni del corpo cambiano a seconda del contesto culturale e del genere, delle generazioni e della moda, della storia e dello status.
Come ha commentato Miss Heilala 2009 “La bellezza tongana è molto diversa dalla bellezza occidentale”.

La valorizzazione dei corpi grandi e alti, a Tonga, è soprattutto una questione di rango ed è connessa con il passato: le classi agiate e i capi erano caratterizzati da grandi dimensioni corporee, simbolo di ricchezza. Ecco perché, anche nella Tonga odierna, la grandezza è ancora sinonimo di benessere, potere e forza fisica.
Sono state le alte gerarchie a dettare il modello di forma, corporatura e bellezza.

Tonga. Concorso di Miss Heilala del 1954
Concorso di Miss Heilala del 1954 con le concorrenti abbigliate con il costume della tau’olunga. (Per gentile concessione di Kik Velt)

Abilità nel governo, levatura sociale e imponenza fisica sono tutt’ora caratteristiche associate ai capi.
Non a caso il reggente più amato del regno fu la regina Sālote Tupou III, da sempre lodata per la sua altezza e stazza, un metro e novantadue centimetri per centoquaranta chili, e portata ad esempio dal suo popolo come modello di bellezza tongana.
Essere magri invece, significa essere poveri e quindi essere dichiaratamente commoners, cittadini comuni; la scarsità di risorse e denaro, infatti, può esporre a malattie e all’incapacità riproduttiva.

Tonga. Danzatrici dell’Oholei Beach Resort
Olio che brilla sul corpo delle danzatrici dell’Oholei Beach Resort.
(Foto B. Maolucci)

I modelli di corpo e bellezza, così come l’abbigliamento, sono il risultato di un costante dialogo tra passato e presente, tra Tonga e le altre culture in gioco (Occidente, Cina, e i vicini arcipelaghi polinesiani), dove moda, media e religione hanno un ruolo attivo nella ridefinizione creativa del modello tradizionale.

Tonga. Danzatrici che ballano la ‘ula
Danzatrici che ballano la ‘ula al Vakaloa Beach Resort. (Foto B. Maolucci)

Il Regno è oggi assai più esposto agli ideali occidentali rispetto al passato, ma il cambiamento non viene semplicemente inglobato: il nuovo viene prima sottoposto a selezione, plasmato, “tonganizzato” e solo successivamente adottato.
Le pratiche culturali del passato convivono e si intrecciano con le mode occidentali: le mamme tongane massaggiano i neonati in fasce con olio di cocco e di tuitui (Aleuritus moluccana) per modellarne il corpo, ma allo stesso tempo indossano i tacchi, si sbiancano il viso per darsi un tocco di internazionalità e poi, per pudicizia cristiana, si abbigliano coprendo l’intero corpo affinché spalle, ginocchia e caviglie non siano visibili.

Tonga. Donne tongane in occasione del matrimonio di Tupouto'a 'Ukukalala
Giovani donne tongane in occasione del matrimonio del figlio del Re, Tupouto’a ‘Ukukalala, con Sinaitakala Fakafanua. (Foto di GP Orbassano)

Anche gli ideali di bellezza variano secondo il contesto culturale e del soggetto osservatore.
A Tonga la bellezza non può prescindere dalle qualità interiori; inoltre, essa ha un carattere collettivo, per cui si tende a sottolineare quanto sia bella la famiglia più che la persona in sé.
Se prima del matrimonio è fondamentale la cura del proprio corpo, in seguito alla nascita del primo figlio le attenzioni della madre si riversano tutte su quest’ultimo, per cui la bellezza del figlio coinciderà con la bellezza della madre.
Una donna sposata e con figli che si prende troppa cura del proprio corpo verrà criticata, perché si dirà che passa troppo tempo a curare se stessa trascurando la famiglia.

Tonga. Ballerini che danzano la me’etu’upaki
Ballerini del Vakaloa che danzano la me’etu’upaki. (Foto B. Maolucci)

È indubbio che anche a Tonga le nuove generazioni siano influenzate dalle mode occidentali, ma la bellezza tongana classica, chiamata sino fakatonga, (letteralmente tradotto come “corpo alla tongana”), rimane preponderante e con caratteristiche specifiche: proporzioni armoniose, fianchi larghi per una buona gravidanza e gambe grosse, forti e ben proporzionate per ballare le danze locali; queste danze sono, infatti, costruite per soddisfare le esigenze di un corpo robusto, poiché un corpo magro non accontenterebbe lo spettatore.

Una bella donna tongana dovrebbe inoltre avere la pelle chiara ma non bianca, i capelli lunghi, il viso non truccato e soprattutto dovrebbe aver mantenuto intatta la sua verginità, valore che oggi, come in tutti i paesi del mondo, si sta perdendo tra i giovani.
La danza tau’olunga, nello specifico, è strettamente legata alla verginità e la possono danzare solo le giovani ragazze nubili; una donna sposata balla solo nelle danze di gruppo.

La tradizione narra che l’olio di cocco con cui si cosparge il corpo di una ballerina sia rivelatore: se l’olio scivola e brilla sulla pelle, è sintomo di verginità; in caso contrario l’olio viene assorbito; sono state molte le donne tongane a confermarmi questa notizia e a portarmene vari esempi.
La tau’olunga è, infatti, una danza solista, attraverso la quale la ragazza mette in mostra la propria bellezza: ecco perché essa sarà danzata per l’ultima volta il giorno del matrimonio, momento in cui il suo status sociale muterà, diventerà moglie e poi madre e difficilmente metterà in mostra nuovamente il proprio corpo.

Gli ideali di bellezza maschile sono invece più comuni e descrivono un corpo muscoloso, grande e forte. Il “terzo genere” della società tongana è quello degli omosessuali con deriva transessuale, in tongano fakaleiti (letteralmente “come una donna”), perfettamente inseriti nella società e maggiormente impiegati come parrucchiere e sarte.
Particolarmente esposti all’influenza occidentale, parlano in inglese, si intendono di stile e moda e vestono in maniera più succinta.

Beatrice Maolucci

 

Tonga. Uomini del villaggio di Kolomotu’a
Uomini e donne del villaggio di Kolomotu’a nel giardino della Regina Madre, con Beatrice Maolucci.

Per un ulteriore e più approfondita analisi sull’argomento consiglio il libro di testo dell’antropologa  ed etnologa Gaia Cottino: “Il peso del corpo. Un’analisi antropologica dell’obesità a Tonga”, su cui si basa questo articolo.