Vivere a Tonga

Tonga. Ballerine nella tipica danza tau’olunga.
Tonga. Ballerine nella tipica danza tau’olunga.
Ballerine tongane nella tipica danza femminile tau’olunga, abbigliate con costumi di foglie e fiori. (Foto GP Orbassano)

Più dei due terzi della popolazione tongana risiede sull’isola della capitale, un vero “porto di mare”, simbolo della varietà del Regno. Luogo di incontro interculturale, dove lo stile di vita e i costumi tongani s’intrecciano e si fondono con quelli stranieri (occidentali ma anche asiatici – cinesi, filippini, indiani), dando vita a forme creative nuove e inedite.

A Tongatapu sono, infatti, situati il porto principale e l’unico aeroporto internazionale di Tonga, dove sbarcano i turisti e arrivano prodotti alimentari importati; ci sono i cantieri navali; i palazzi del governo, le ambasciate, i ministeri, i dipartimenti, il consolato; vi risiedono gli ambasciatori e i businessmen; ci sono i migliori alberghi, i grandi mercati, gli shopping center, i negozi con merci australiane e americane; gli internet point; ci sono botteghe, chioschi, ristoranti e hotel cinesi; ci sono i floorshows, spettacoli di danza per i turisti; c’è energia elettrica, si usano lavatrici, televisori e computer.

Tonga. Banda musicale di Nuku’alofa.
La banda musicale di Nuku’alofa. (Foto GP Orbassano)

Ma, a Tongatapu ci sono anche le tombe reali e il palazzo dove risiede la famiglia monarchica, le Chiese di ogni ordine religioso, e vi si tengono le più grandi celebrazioni nazionali, dalle incoronazioni alle manifestazioni, per le quali si riuniscono i migliori ballerini da tutto il regno.
Aspetti diversi convivono e si intersecano: ci sono i campi da coltivare ma anche lavori impiegatizi; di domenica si preparano gli umu (tipici forni tongani scavati nel terreno) e al mattino si sentono battere i tapa (le tradizionali stoffe di corteccia tongane) mentre si osservano donne tongane fare jogging sul lungo mare, magari spingendo un passeggino; a Tongatapu si vende di tutto, dai tuberi alle collanine turistiche, dalle stoffe cinesi sintetiche a quelle in fibra naturale; ci si veste con il ta’ovala (abbigliamento tradizionale tongano) per ogni occasione formale, ma si indossano vestiti alla moda occidentale i restanti giorni.

Tonga. Vava’u, cattedrale di Neiafu.
Vava’u, cattedrale di Neiafu. (Foto GP Orbassano)

Tutto questo, a uno sguardo superficiale, potrebbe sembrare contraddittorio e non autentico e invece è proprio la ricchezza culturale delle moderne Tonga, che considerano “tradizionale” la religione cristiana, ma non una danza importata dalle Samoa.

Giudicare dall’esterno cosa sia “autentico“ o no è complicato e arbitrario.
Sono i Tongani a scegliere cosa inserire nel grande paniere della cultura, attingendo da un passato remoto o prossimo, come dal presente.

Le società oceaniane sono tutt’altro che xenofobe e il tessuto sociale tongano è plastico e sufficientemente resistente da trasformare, ridisegnare ed integrare gli apporti esterni. Ecco perché Tongatapu si presta come campo ideale per l’antropologo che ricerca le ragioni di questa vivacità culturale.

Anche dal punto di vista della struttura sociale, la vivacità tongana si presenta con forza.
Da sempre a Tonga vigono principi gerarchici molto rispettati, su cui si struttura l’intera società.

Tonga. Mercato dei souvenir a Nuku’alofa.
Mercato dei souvenir a Nuku’alofa. (Foto GP Orbassano)

La società è gerarchicamente tripartita, in uno schema che vede al vertice il Re e la famiglia reale, seguita dai nobili e in ultimo dalla gente comune.
Questa differenziazione, storicamente radicata, influenza molti altri aspetti della vita sociale, dalle relazioni interpersonali al cibo, dalla cultura materiale al linguaggio: per esempio, non ci si può rivolgere a una persona di alto rango con le stesse parole con cui ci si rivolge a una persona comune, poiché sarebbe un’enorme mancanza di rispetto; e il rispetto a Tonga è un valore da non sottovalutare.
C’è una gerarchia nel cibo così come c’è nel vestiario, c’è uno specifico abbigliamento per ogni occasione formale, e se si viene ricevuti da un nobile o da un membro della famiglia reale in persona, bisogna indossare gli abiti più consoni alla propria posizione sociale.

Tonga. Ventagli in fibre al mercato di Nuku’alofa.
Ragazza vende ventagli locali in fibre al mercato di Nuku’alofa.
(Foto GP Orbassano)

La società tongana si caratterizza anche per una marcata differenziazione di genere, che diventa particolarmente evidente nella suddivisione delle attività lavorative e nelle arti; il lavoro prettamente maschile si svolge all’esterno, mentre quello femminile all’interno delle abitazioni.
Così, gli uomini hanno a che fare con l’organizzazione degli spazi, l’architettura, la costruzione delle canoe, la scultura lignea, nonché (un tempo) con l’arte della guerra e (ancora oggi) con le cerimonie kava; le donne dominano invece l’arte tessile e intrecciano stuoie e tessuti di corteccia (tapa).

Anche l’economia a Tonga è multiforme, sebbene principalmente divisa in due settori: agricoltura e pesca. L’attività economica di base è sicuramente la produzione agricola, grazie al clima stabile, al suolo fertile e all’assenza di altre risorse economiche comparabili.
L’agricoltura di sussistenza è principalmente concentrata sui tuberi (igname, taro, manioca e patate dolci), che vengono coltivati tra pandani, casuarine, gelsi, campi di canna da zucchero, palme da cocco, alberi del pane e banani.

Tonga, Fukave Island
Fukave Island (Foto B. Maolucci)

Ma tutta questa varietà di colture non è solamente legata alla produzione alimentare.
La corteccia interna del gelso, per esempio, viene usata per produrre i tapa; le radici di kava vengono invece ridotte in polvere e mescolate con acqua per produrre la tipica bevanda cerimoniale sociale tongana (e più in generale della Polinesia Occidentale); le foglie di pandano vengono usate per intrecciare stuoie e cestini; radici, cortecce, foglie, fiori e frutti sono usati come decorazioni per i costumi di danza o per produrre profumi come la kahoa, il famoso olio di cocco con cui si cospargono braccia e spalle le donne tongane.

Per quanto riguarda i prodotti di esportazione, i più richiesti sono l’olio di copra, il cocco, la vaniglia, le banane, gli ananas e le zucche. Sono stati fatti molti tentativi con altri prodotti, attraverso una produzione su larga scala, ma i tongani non possono competere con la Nuova Zelanda o con altri produttori del Sud Pacifico.

Tonga. Tongatapu, pescatori sulle tipiche imbarcazioni locali.
Tongatapu, giovani pescatori all’opera sulle tipiche imbarcazioni locali.
(Foto GP Orbassano)

Tonga è tradizionalmente una società senza mercato dove è ancora fortemente presente una cultura del dono. Sebbene l’economia utilitaristica sia oggi ben accetta a Tonga, così come la democrazia e il cristianesimo, l’attitudine nei confronti della produzione non è cambiata: si continua a produrre principalmente per il proprio fabbisogno familiare quotidiano e questo va ovviamente a scapito di un maggiore sviluppo del settore.

Malgrado la ricchezza sia concentrata nelle mani di una ristretta classe aristocratica, a Tonga nessuno soffre la fame.
La maggior parte della popolazione pratica un’economia di sussistenza: ogni famiglia ha un lotto da coltivare e uno da abitare, terreni che spettano per legge ad ogni primogenito tongano.
Non sono quindi in tanti coloro che “si abbassano” a svolgere un lavoro salariato, anche se negli ultimi anni sta crescendo la percentuale di famiglie non inserite nel settore agricolo.
Altre importanti fonti di reddito a Tonga sono l’artigianato, il turismo, anche se ancora poco sviluppato, e le rimesse dall’estero (42% del PIL). La pesca rimane inoltre una risorsa importante per la sussistenza giornaliera.

Beatrice Maolucci

 

La prima parte > Tonga, un mare di isole

Il racconto continua…

 

Tonga. Giovane pescatore a Nuku’alofa.
Nuku’alofa, giovane pescatore. (Foto GP Orbassano)